Referendum costituzionale: chi vota sì e chi vota no alla riforma Boschi-Renzi

Referendum costituzionale: chi vota sì e chi vota no alla riforma Boschi-Renzi
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Ultimo aggiornamento: Martedì 06/09/2016 14:28

    Senato   Voto finale su ddl Riforme

    Sul referendum costituzionale, previsto nell’autunno 2016, è stato subito acceso il dibattito tra favorevoli e contrari. Si tratta del referendum confermativo sulla riforma costituzionale che porta la firma del premier Matteo Renzi e del ministro delle Riforme Maria Elena Boschi. Il 12 aprile 2016 la Camera ha dato il via libera al ddl Boschi. Ora spetta ai cittadini decidere se confermare l’entrata in vigore delle riforme costituzionali del Governo Renzi. Vediamo chi si è già schierato.

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    Roma, Massimo D'Alema riunisce i comitati per il No al referendum

    Renzi deve far fronte al fuoco (si fa per dire) amico all’interno del Pd. Massimo D’Alema, insieme a un gruppo di fedelissimi, si è infatti schierato contro il referendum, lanciando un vero e proprio comitato per il No: “Fonderemo un comitato nazionale per il No. La maggioranza non ha il mandato per modificare la Costituzione. È una maggioranza trasformista, formata grazie alla trasmigrazione di parlamentari eletti sulla base di una legge incostituzionale”. L’ex premier ha lanciato l’iniziativa il 5 settembre, al Cinema Farnese di Roma.

    Comizio a Termoli Movimento 5 Stelle con luigi Di Maio,  Alessandro Di Battista e Beppe Grillo

    In prima linea contro il referendum, fin dall’inizio, il Movimento 5 Stelle. In estate ha addirittura organizzato il tour Costituzione Coast to Coast 2016 per spiegare nelle piazze i motivi del No. Protagonista Alessandro Di Battista, che a bordo del suo scooter ha girato alcune località italiane. Non sempre da solo. A Termoli, ad esempio, accanto a lui c’erano Luigi Di Maio e Beppe Grillo. Sul blog del fondatore una pagina dedicata alle ragioni del No: “Questa riforma costituzionale è stata votata da una maggioranza di parlamentari che sono estrema minoranza nel paese, data proprio l’incostituzionalità della legge elettorale che ha determinato i rapporti di forza all’interno delle camere e soprattutto questa riforma ha determinato un’alzata di scudi da parte di coloro che si oppongono alla conferma referendaria. Questa riforma ha di fatto spaccato il paese sulla sua validità e proprio in questo risiede la sua fragilità e la pericolosità per l’armonia e la pace democratica della nazione. Una riforma così invasiva della carta costituzionale rischia di non rappresentare più il collante emotivo dei cittadini che la dovrebbero riconoscere ingenerando disaffezione nei confronti delle istituzioni che da essa prendono origine. Per queste ragioni, anche senza entrare nel merito dei contenuti della legge di riforma, intendiamo dire NO allo stravolgimento della pietra Miliare della nostra Repubblica, insieme di principi e valori ai quali tutti i cittadini si sentono di dovere rispetto e deferenza”.

    Inaugurazione della mostra Intesa Sanpaolo "Gramsci. I quaderni del carcere ed echi in Guttuso”

    Giorgio Napolitano, presidente emerito della Repubblica, nonché senatore a vita in quanto ex capo dello Stato eletto due volte, al referendum voterà sì. Per lui si tratta di una riforma necessaria: “Se ci fosse una sconfitta al referendum sulla riforma costituzionale è chiaro che il presidente Renzi, senza poter dire che sia stata sua responsabilità, si troverebbe in una condizione difficile. Ma non vorrei che si parlasse ogni giorno di quello che farà Renzi. Noi ora dobbiamo parlare della riforma, di quello che è del perché è necessaria all’Italia”.

    Matteo Salvini presenta il suo libro "Secondo Matteo"

    Contrario il leader della Lega Nord Matteo Salvini: “La riforma della Costituzione è una pessima riforma perché riporta tutto nelle mani dello Stato centrale e impedisce agli italiani di pronunciarsi sulle tematiche europee l’appuntamento è al referendum di ottobre per mandare a casa Renzi col voto degli italiani”.

    Silvio Berlusconi ospite di Porta a Porta

    Contrario anche Silvio Berlusconi. L’ex premier non ha dubbi: “Se dovesse venire malauguratamente approvata la riforma costituzionale del Senato, con il combinato disposto della legge elettorale, potrebbe davvero introdursi un sistema che non posso che chiamare altro che regime”.

    Assemblea Confindustria

    Confindustria è favorevole alla riforma. Il nuovo presidente Vincenzo Boccia ha fatto capire che l’intenzione è quella di votare sì: “Confindustria si batte fin dal 2010 per superare il bicameralismo perfetto e riformare il Titolo V della Costituzione. Con soddisfazione vediamo che questo traguardo è a portata di mano. La nostra posizione e le conseguenti azioni sul referendum verranno decise nel Consiglio generale convocato per il 23 giugno”. Insomma, la posizione verrà ufficializzata ma è chiara.

    Gustavo Zagrebelsky

    Gustavo Zagrebelsky, giurista italiano, giudice costituzionale dal 1995 al 2004, presidente della Corte costituzionale nel 2004, è contrario. Ecco alcune dichiarazioni rilasciate a Repubblica per spiegarlo: “Vedo un progressivo svuotamento della democrazia a vantaggio di ristrette oligarchie. Per ora le forme della democrazia reggono, ma si svuotano. Si parla di post-democrazia e, se subentra l’autoritarismo, di ‘democratura’. Ripeto: non c’è da preoccuparsi?”.

    Sul legame con la riforma elettorale: “A me pare di vedere il sogno di ogni oligarchia: l’umiliazione della politica a favore di un misto di interessi che trovano i loro equilibri non nei Parlamenti, ma nelle tecnocrazie burocratiche”.

    Il giurista parla poi di riforma incomprensibile, scritta male, e mostra perplessità sulla riforma del Senato: “È ridotto, ma non abolito. Il bicameralismo rimane per una serie di materie che possono innescare seri conflitti. Non si capisce da chi saranno scelti i nuovi senatori: se sono designati dagli elettori non possono essere eletti dai Consigli regionali”.

    giuristi

    La riforma ha diviso i giuristi italiani. Alcuni, come Zagrebelsky, sono contrari. Altri sono favorevoli. In quasi 200 hanno sottoscritto un manifesto per il sì. Si tratta di professori ordinari, associati, ricercatori, protagonisti della vita universitaria italiana. Ecco qualche nome: Franco Bassanini, Tiziano Treu, Guido Enrico Tabellini, Stefano Ceccanti, Pasquale Pasquino e Salvatore Vassallo.

    La ragione principale del sì, secondo il manifesto: “Viene superato l’anacronistico bicameralismo paritario indifferenziato, con la previsione di un rapporto fiduciario esclusivo fra Camera dei deputati e Governo. Pregio principale della riforma, il nuovo Senato delinea un modello di rappresentanza al centro delle istituzioni locali. È l’unica ragione che oggi possa giustificare la presenza di due Camere. Ed è una soluzione coerente col ridisegno dei rapporti fra Stato-Regioni. Ne trarrà vantaggio sia il rapporto fiduciario fra Governo e Parlamento, che rimane in capo alla sola Camera dei deputati, superando così i problemi derivanti da sistemi elettorali diversi, sia l’iter di approvazione delle leggi”.

    ANPI

    L’Anpi (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) si è schierata ufficialmente contro la riforma del Senato e al referendum costituzionale voterà quindi no. Ufficialmente, perché ci sono anche partigiani che hanno dichiarato di votare per il sì (alla pagina successiva).

    Questo il commento del ministro Boschi: “Il direttivo dell’Anpi si è espresso chiaramente per il no, ma dentro l’associazione ci sono molti partigiani, quelli veri, quelli che hanno combattuto, che diranno sì alle riforme”. Immediata la polemica per quel “partigiani veri” e la reazione della stessa Anpi. L’Associazione ha comunque precisato: “Ovviamente, non sarà punito nessuno per aver disobbedito, ma è lecito chiedere, pretendere, comportamenti che non danneggino l’Anpi e che cerchino di conciliare il dovere di rispettare le decisioni, con la libertà di opinione”.

    Corteo dell'ANPI per la Liberazione dal Nazifascismo

    Molti partigiani iscritti all’Anpi si sono dissociati dalla posizione ufficiale di contrarietà alla riforma costituzionale dell’Associazione. Giancarlo Grazia, 88 anni, che prese parte alla battaglia di Porta Lame a Bologna, spiega: “La Costituzione non è immutabile, e credo sia arrivato il momento di svecchiarla”. E non fa mancare una frecciata all’Anpi: “Un conto è prendere posizione sul referendum, un conto è vincolare gli associati a un voto preciso. Così si limita la libertà di scelta delle persone, che poi è ciò per cui tutti noi partigiani abbiamo combattuto”.

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