Stipendi dei Parlamentari: Manlio Di Stefano chiede di abbassarli e la Camera insorge

Stipendi dei Parlamentari: Manlio Di Stefano chiede di abbassarli e la Camera insorge

Botta e risposta con la Presidente Boldrini

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    Stipendi dei Parlamentari: Manlio Di Stefano chiede di abbassarli e la Camera insorge

    Siparietto gustoso fra la Presidenta della Camera Laura Boldrini e il deputato pentastellato Manlio Di Stefano. Durante l’esame del bilancio interno della Camera non sono mancati attimi di imbarazzo, attacchi, fischi e polemiche. E’ volato anche un ‘coglione’, ma non si sa da quale scranno.
    Cosa è successo? Di Stefano ha proferito parole impronunciabili all’interno del Parlamento, ovvero ‘cari colleghi abbassiamoci lo stipendio’.

    Questo il ragionamento di Di Stefano, in sintesi: uno stipendio alto, teoricamente parlando, è una garanzia per il politico che risulta così immune alla tentazione di lasciarsi corrompere. Dalla teoria alla pratica c’è un abisso, ma questa è un’altra storia.
    Andiamo avanti: uno stipendio alto permette di far politica anche a chi non potrebbe mai abbandonare per 5, 10, 20 anni una professione con la quale si mantiene perché poi sarebbe difficilissimo rientrare nel mercato del lavoro.
    Ecco l’affondo di Manlio Di Stefano: “Siamo consapevoli che la politica ha un costo, che gli stipendi dei parlamentari sono più alti della media italiana, che questo accade in tutti i Paesi, che c’è una ragione perché questo accade e vale per tutti quelli che sono in questa aula”. Però c’è un però: “Molti di quelli che sono qui, non hanno fatto più nulla nella vita. Qui c’è gente che sta seduta da 30 anni”.

    Un conto, sostiene Di Stefano, è prendere tanti soldi per uno o per due mandati e poi tornare alla propria vita e alla propria professione. Un altro conto invece è prendere 10mila euro al mese per 30 anni. L’Aula è immediatamente insorta e Laura Boldrini ha invitato il deputato grillino a non offendere i colleghi.
    Ecco il video della bagarre in Aula:

    Il deputato grillino ha poi attaccato la maggioranza per aver bocciato l’ordine del giorno sull’obbligo di “trasparenza nella rendicontazione delle spese di esercizio del mandato”.

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