Unioni Civili: Milano, Bologna e i Comuni pronti a celebrare l’amore gay

Unioni Civili: Milano, Bologna e i Comuni pronti a celebrare l’amore gay

Roma e Napoli in ritardo. L'ostruzionismo inutile dei sindaci leghisti

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    Unioni Civili: Milano, Bologna e i Comuni pronti a celebrare l’amore gay

    Con il via libera del Consiglio di Stato alle Unioni Civili, centinaia di coppie gay si sono già messe in lista d’attesa in Comune per la celebrazione. Non tutti i Comuni, però, sono pronti. Roma e Napoli, ad esempio, arrancano rispetto alle città del Nord come Milano e Bologna. Ma per Ferragosto dovrebbe essere tutto pronto e le coppie omosessuali sognano già location da favola per celebrare il loro amore. Con buona pace dei sindaci leghisti che, più che un ottuso ostruzionismo, possono fare ben poco. Se il sindaco è obiettore, l’unione potrà essere infatti celebrata da un altro ufficiale civile.

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    Milano e Bologna sono già pronte. In poche ore ottanta coppie milanesi si sono iscritte nel centralino della Casa dei diritto, avviando le procedure. In 60mila si sono informati su come fare ed è prevedibile che a breve cominceranno l’iter burocratico. “Il diritto alla felicità non può aspettare, noi iniziamo a prendere le prenotazioni nella speranza che da Roma accelerino rendendo effettiva l’applicazione della legge Cirinnà”, ha detto l’Assessore alle politiche sociali Pierfrancesco Majorino. “Entro Ferragosto potrà essere celebrata la prima unione civile”, aveva garantito Franco Frattini, presidente della Sezioni atti normativi del Consiglio di Stato, dopo il parere favorevole sulle Unioni Civili. Sono almeno venti le coppie già prenotatesi a Torino e Bologna. Comuni che hanno spiegato che avrà priorità chi ha problemi di salute e voglia affrettarsi a tutelare il partner. Moduli online già attivi per sbrigare le pratiche: bisogna compilarli indicando due testimoni.

    A Castel San Pietro, vicino Bologna, tappe bruciate. Domenica 24 luglio convoleranno a nozze Elena Vanni e Deborah Piccinini, 46 e 44 anni, conviventi da cinque anni. “Finalmente potrò presentare Deborah come mia moglie e non come compagna, che qui alcuni scambiavano per coinquilina. La casa dove viviamo è di mia proprietà e se venissi a mancare vorrei andasse a lei. E poi invecchiando si pensa anche alla pensione di reversibilità che altrimenti non avresti, o semplicemente al diritto di assistere la propria compagna se sta male in ospedale”, racconta Elena. A celebrare il loro amore il sindaco Fausto Tinti, PD.

    Pronte anche altre città come Verona e Reggio Emilia. Nella città scaligera il sindaco Flavio Tosi metterà a disposizione la casa di Romeo e Giulietta, splendida location che di sicuro farà storcere il naso agli ex colleghi della Lega Nord. Partito da cui è stato espulso. “Scacceremo l’incubo di non poter prendere decisioni se una delle due si ammala, che è la cosa che ci spaventava di più insieme alle incertezze”, spiega Grazia Alati, 39 anni, che ha avviato con il Comune di Reggio Emilia le pratiche per unirsi alla 35enne Laura Allegretti. Più a rilento le cose nella vicina Parma, soprattutto in provincia.

    Pronta Pesaro: “Siamo contenti che questa legge, che dà diritti a chi non ne aveva, finalmente sia applicabile. In Comune sono già arrivate diverse richieste, sicuramente le prime le celebrerò personalmente”, dichiara il sindaco Matteo Ricci, vicepresidente dell’Anci.

    Pronte anche Palermo, Catania, Firenze. Più avanti di Roma e Napoli, che tardano ad allinearsi alle altre città. Ma è solo questione organizzativa. Saranno tante le potenziali location da sogno nelle due città. Come a Venezia, dove le coppie gay potranno sposarsi nonostante il sindaco Luigi Brugnaro sia tutt’altro che gay friendly. “Aspettavamo da anni questo momento. Certo, non è il matrimonio egualitario in cui speravamo, ma per noi è molto, e non ci faremo mancare la festa”, affermano le veneziane Rosa e Gaia.

    Se il sindaco è obiettore, ribadiamo, celebrare le nozze spetterà a un altro ufficiale civile. Quindi, a parte cercare di sabotare e ritardare i tempi, i sindaci contrari alle Unioni Civili, come quelli del Carroccio, potranno fare ben poco. Come il sindaco leghista di Rovigo Massimo Bergamin che aveva dichiarato che non intende celebrare. O come il sindaco di Novara Alessandro Canelli, Lega Nord, anche lui contrario: “Penso ci siano problemi ben più urgenti di questo da affrontare nel nostro Paese e nelle città. Non mi trovo d’accordo con questa legge perché la ritengo inutile. E mi sembra discriminatorio nei confronti della legge che va a tutelare la famiglia”. Canelli è però consapevole che anche le coppie omosessuali di Novara potranno convolare a nozze: “Non sarò io di certo a celebrarle, ci penserà qualche assessore o un ufficiale di stato civile che hanno una sensibilità diversa dalla mia”.

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