M5s in rivolta dopo la sentenza di Napoli: gli espulsi chiedono un’assemblea nazionale

M5s in rivolta dopo la sentenza di Napoli: gli espulsi chiedono un’assemblea nazionale

E c'è chi pensa a chiedere un risarcimento

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    Gli espulsi del Movimento Cinque Stelle che sono stati reintegrati a Napoli chiedono a gran voce un’assemblea di tutti gli iscritti d’Italia. Così come Luca Capriello pensa ora alla richiesta di un risarcimento. Lui, insieme ad altri 20 attivisti che sono stati riammessi nel M5S in seguito alla ordinanza cautelare del tribunale di Napoli. “Tecnicamente – dice – dobbiamo attendere il giudizio di merito: se dovesse confermare quanto contenuto nell’ordinanza cautelare allora valuteremo se fare causa“. La riammissione comunque è confermata: “Abbiamo ricevuto – spiega – una email dallo staff che annuncia che il nostro account è stato riattivato“. Ad azzerare il meet up napoletano erano stati Fico e Di Maio, appena due giorni prima delle votazioni per le elezioni amministrative di giugno: su 36 espulsi, 23 hanno fatto ricorso. E tutti sono stati reintegrati dall’ordinanza del Tribunale.

    In più c’è chi chiede un’assemblea nazionale degli iscritti. A farsi portavoce della richiesta è Roberto Motta, storico grillino già espulso con altri trenta attivisti romani, prima delle ultime elezioni comunali, e poi reintegrato dopo aver presentato ricorso: ”Vogliamo un’assemblea nazionale di tutti gli iscritti da tenersi a Roma dopo l’estate”, fa sapere l’ex braccio destro di Roberta Lombardi.

    In pratica, sia a Roma che a Napoli i dissidenti difesi dall’avvocato Lorenzo Borrè hanno fatto fronte comune per mettere i bastoni tra le ruote a Casaleggio e al direttorio.

    Ora da parte del Movimento mi aspetto responsabilità e serietà: questa è una opportunità di riflessione che deve essere colta fino in fondo“, prosegue Luca Capriello, “Se si pensa di legittimare un cambio al regolamento con un voto lampo online credo non sia degno di una forza che si propone per governare“, conclude, mentre Motta rincara la dose: ”Fico e la Lombardi non possono dire “valuteremo quali modifiche fare”, “risolveremo il problema senza aspettare i giudici”, perché il problema stabilito dal tribunale è proprio quel “noi”: chi è che risolverà, la Casaleggio? Il direttorio? Ma nessuno di questi soggetti, hanno detto i giudici, è titolato a prendere decisioni sulle espulsioni. Solo l’assemblea può decidere modifiche statutarie. E perciò noi ora vogliamo un’assemblea”.

    Dalla parte opposta, ovvero dal direttorio e da Davide Casaleggio arrivano parole diverse. Il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio ha sostenuto che la decisione del tribunale di Napoli che ha riammesso alcuni attivisti espulsi ”non è una sentenza, ma un’ordinanza cautelare, quindi non deve preoccuparci. Aspettiamo il merito”.

    Ed è evidente come il ”Non-Statuto” del ”Non-Partito” ideato da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio sia ormai bisognoso di regole più certe e chiare, anche perché i ricorsi degli epurati si susseguono: dopo quelli di Roma e Napoli c’è un ricorso a Bruxelles, due a Messina, cinque in Abruzzo, e tutti porteranno a vicende giudiziarie.

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