Direzione Pd, Renzi lotta con la minoranza

Direzione Pd, Renzi lotta con la minoranza

Botta e risposta tra il segretario e le minoranze di partito

da in Matteo Renzi, News Politica, PD – Partito Democratico, Piero Fassino, Politica, Vincenzo De Luca
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    Direzione Pd, Renzi lotta con la minoranza

    Dopo la chiara sconfitta del Partito Democratico alle amministrative di giugno il partito si è riunito in Direzione Nazionale per fare il punto della situazione e isolare le criticità. Il segretario (e premier) Matteo Renzi guarda al futuro del referendum di ottobre e prova a far quadrare il cerchio allontanando l’obiettivo sulla sua persona: ”Il referendum non riguarda me ma riguarda il paese. Se passa, la classe politica ha dato un segnale, la più bella pagina di autoriforma che una classe politica abbia fatto in occidente”. Ma le correnti critiche all’interno del Pd, potrebbero non avere vita facile: ”Abbiamo una straordinaria militanza e finché io sono segretario le correnti non torneranno a guidare il partito e lo dico ai renziani della prima ora e a quelli last minute. Non c’è garanzia per nessuno in questo partito, a cominciare da me”. Nel corso delle ore non sono mancate le considerazioni di altri esponenti del Partito Democratico, che non hanno risparmiato stoccate al premier. Vediamo di seguito il frizzante botta e risposta in segreteria Pd.

    Siamo alla prima direzione dopo le amministrative che non sono andate bene, ma è anche la prima dopo Brexit, dopo la più grande strage di civili a Dacca, dopo un G7 chiave, tutto mentre siamo impegnati per la raccolta firma per il referendum. E’ importante sottolineare le vittorie, ma fuori c’è un mondo che ci chiede se abbiamo delle idee: è una stagione difficile ed entusiasmante quella che ci aspetta, e io sono convinto che per il Pd ci sarà un futuro da protagonista e non da comparsa“. Vediamo nel dettaglio gli argomenti di cui ha parlato Renzi:

    ALLEANZE: “Le alleanze si scelgono a livello locale. Fintanto che questo partito ha un modello organizzativo per cui i candidati si scelgono con le primarie e le alleanze si scelgono a livello locale, possiamo fare tutti i discorsi che vogliamo”.

    BANCHE: “In questi anni, molte polemiche di commentatori nascono sul tema delle banche. Trovo ingiustificate le polemiche fatte anche da alcuni di noi, riprendendo un tema dei Cinquestelle. Noi non abbiamo salvato i bancari o i banchieri: noi abbiamo salvato i correntisti. E se le misure sulle Popolari fossero stati presi dal governo di centrosinistra nel 1998, che l’aveva proposto, oggi molte cose non sarebbero successe. E se la politica si fosse tenuta fuori dalle banche prima, non avremmo visto quello che è successo a Siena con Montepaschi. Noi andiamo a salvare i conti correnti degli italiani, prendendoci gli insulti della demagogia grillina. Spiace che anche altri cadano su questo. Noi guardiamo chiunque a testa alta su questo, qui dentro e fuori da qui”.

    BREXIT: “L’Europa può cogliere l’occasione del referendum britannico per aprire una pagina nuova. Noi abbiamo detto che così l’Europa non va, siamo stati molto criticati. Ma l’Europa si era legata le mani con un fiscal compact che legava le mani al Continente. Un fiscal compact che abbiamo firmato anche noi, anche chi oggi si alza per contestarlo (ricordo un recente intervento di Giulio Tremonti)”.

    CULTURA: “Per ogni euro investito in sicurezza ci dev’essere un euro investito in cultura. È un passaggio della nostra politica di bilancio di cui dobbiamo essere fieri, lo metteremo al centro del G7 di Taormina”.

    DIMISSIONI: “Abbiamo dato l’idea di un continuo bombardamento al quartier generale. Non richiamate le cose belle fatte dal Pd, non da noi. Su questo c’è bisogno di una grande chiarezza: se volete che lasci, non avete che da chiedere un congresso e vincerlo. Se volete dividere i due incarichi premier e segretario, non avete che da chiedere una modifica statutaria e farla approvare. Se volete che si cambi il modello organizzativo, fate proposte. Se ci sono cose da cambiare, si cambiano. Aiutateci a capire come. Ma prima mettiamoci d’accordo su dove andare”.

    DIRITTI CIVILI: “Questa legislatura è quella dei diritti civili (dopo che per decenni migliaia di cittadini sono stati presi in giro), del ‘dopo di noi’, della legge sull’autismo, sul caporalato, sulla cittadinanza. In questa fase storica abbiamo messo insieme misure per la crescita e per il sociale“.

    FIDUCIA: “Leggo che qualcuno di noi non vuole votare la fiducia. Quello che dev’essere chiaro è che la stagione in cui qualcuno dall’alto della sua intelligenza si diverte ad abbattere i leader per me è finita. La strategia del conte Ugolino per logorare chi sta alla guida del partito non funziona. Se volete i caminetti, prendete un altro segretario: io apro le finestre. Da Prodi a Veltroni, ho sempre detestato gli attacchi di chi contestava senza avere una strategia alternativa”.

    FLESSIBILITA’: “La flessibilità da sola non basta. L’Europa deve avere la capacità di indicare un progetto chiaro e concretizzare con determinazione. Noi difendiamo una visione europeista che non è contro l’interesse nazionale, che difendo. Se fossimo stati più attenti sulla Fornero e meno disattenti sulle banche, staremmo meglio. Ma l’Italia deve offrire un’agenda di sviluppo europeo che non può essere ignorata. In questo momento Spagna e Portogallo sono sotto analisi dalla Commissione, non noi. Io credo che sarebbe un errore se la Commissione rispondesse a quanto avvenuto a Londra sanzionando questi Paesi, che pure hanno fatto sacrifici”.

    LAVORO: “La prima forma di lotta alla povertà è la crescita: dal febbraio 2014 a oggi ci sono 497mila posti di lavoro in più. Non c’è mai stata una crescita di mezzo milione in due anni. Bisognerebbe imparare a vergognarsi delle cose negative, non delle cose positive. 401mila sono posti a tempo indeterminato. La più grande lotta alla precarietà l’abbiamo fatta con il Jobs Act. Se non abbiamo il coraggio di dire che il Jobs Act serve agli italiani, non siamo credibili. Con i governo Monti e Letta siamo passati da 40 miliardi a 20 miliardi di investimenti l’anno. Noi li abbiamo portati a 29,5 miliardi l’anno. Io considero di sinistra il Jobs Act, non l’assistenzialismo. Le opportunità da dare a tutti, non la rendita di posizione. Le misure di questo governo, non la demagogia di certe opposizioni. Chi dice del reddito di cittadinanza, dà un messaggio devastante al Paese. Io non ho diritto allo stipendio in quanto cittadino. Ho diritto a una rete di protezione se non ce la faccio, ma poi devo avere le opportunità per farcela da solo. La Repubblica democratica è fondata sul lavoro, non sul sussidio. C’è chi sogna la decrescita felice e più sussidi per tutti e chi pensa che la vera felicità sia una crescita sostenibile e la capacità di realizzarsi”.

    LEGGE ELETTORALE: “Imperdonabile resta la mancata riforma della legge elettorale, non meno perdonabile resta la mancanza di riforme della Seconda parte della Costituzione, seppur mirate”.

    MOVIMENTO 5 STELLE: “I Cinquestelle hanno un sistema organizzativo molto, molto, molto interessante, ma è l’esatto opposto di quello che chiamo valore politico. Quando Casaleggio diceva ‘ciò che è virale è vero’ io dissi che era una follia. Non compresi quanto c’era di vero

    PARTITO: ”Si pone il tema di come gestire l’organizzazione del nostro partito. Dobbiamo alla nostra gente un modello che non ricalchi gli errori del passato: finché il segretario lo faccio io, le correnti non tornano a governare questo partito. Lo dico prima di tutto ai renziani: non c’è garanzia per nessuno in questo partito, a cominciare da me. Girate, ascoltate, andate nelle periferie, fate i tavolini: o state in mezzo alla gente o voi e noi non abbiamo futuro

    REFERENDUM: “Io non credo alla discussione sulla personalizzazione. Ormai è un refrain. C’è qualcuno tra di voi che possa pensare che, dopo che questa legislatura è nata in questo modo, nel caso in cui il referendum si chiudesse con un No, il governo non possa prendere atto di questo risultato? Se il referendum passa, la classe politica ha dato un segnale. È la più bella pagina di autoriforma che una classe politica abbia mai fatto in Occidente. Questo è il punto della riforma. La classe politica sarà più in condizione di poter guidare la modernizzazione del Paese.

    Tutte le riforme che abbiamo fatto appartengono a un’agenda che è la stessa da vent’anni. Se si chiude questo con il referendum, potremo discutere del futuro. Chi mi dice che non devo personalizzare, personalizzi lui: faccia un comitato, un banchetto, raccolga le firme. Ci sono duemila comitati, 44mila euro, 400mila firme, c’è l’obiettivo di fare del referendum un confronto con il popolo e per il popolo. Nessuno dice qual è la domanda del referendum, ma lo si trasforma in un derby personale per colpa di chi vuole il No, non di chi vuole il Sì. La data del referendum non è nelle nostre disponibilità. Per il governo il margine di dubbio è tra 50 e 70 giorni dopo che la Cassazione avrà esaminato il quesito. Questo a chi dice che noi abbiamo paura: chi ha paura, faccia un altro mestiere. Noi adoriamo il confronto con le persone, siamo la più grande comunità politica d’Italia e d’Europa“.

    TERRORISMO: “Le storie dei nostri connazionali uccisi a Dacca non sono solo numeri. Dobbiamo avere la forza e il coraggio di non abituarci al dolore, al terrore. E anche la forza di mantenere in vita quei valori che i terroristi vorrebbero annientare”.

    Gli interventi degli altri esponenti politici:

    Abbiamo bisogno di una direzione politica a tempo pieno. Abbiamo bisogno di più sinistra. Abbiamo avuto segreterie piene ma io ho visto lo stesso correnti, centralismo e candidati paracadutati da Roma. Serve più territorio. Serve una direttiva maggioritaria, è questa la nostra strada. Avverto l’esigenza di una messa a punto per capire meglio il rapporto tra noi e la società“. “Ho visto la Raggi alla finestra [del Campidoglio]. Mi sono intenerito. L’ho vista come una bambolina imbambolata. Ha proposto il web Cencelli e non si è ancora insediata la giunta. Guardo con terrore a quando metterà le mani sui quartieri e sul trasporto pubblico locale. Mi dispiace per Roma ma questa è la conferma che Dio c’è“.
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    “Segretario tu hai letteralmente scalato il potere, legittimamente. Con toni bruschi che ci son costati voti. Ora sei circondato da persone che ti dicono ‘vai avanti’. Te lo dici da solo. Io ti dico fermati. Stai disperdendo parte della storia che è anche mia. Hai detto a Grillo mesi fa ‘esci dal blog, entra nel mondo reale’. Lo ha fatto e adesso hanno Roma e Torino Adesso io ti dico: esci tu dal talent di un’Italia patinata e scopri la modestia che non è nel tono della voce. “E’ suonato l’allarme, l’ultimo. Sei visto come avversario dalla destra ma anche dalla sinistra. Il rischio è cambiato. Adesso, senza una svolta, condurrai la sinistra italiana a una sconfitta storica. La teoria del doppio incarico ha vissuto finalmente la sua sperimentazione e l’esperimento è fallito“. E sul prossimo congresso: “Al prossimo congresso io non sosterrò un capo ma un ticket composto da una candidatura solida per la guida del governo e una personalità diversa per la guida del partito“, mentre su Virginia Raggi prova a correggere il tiro rispetto alle dichiarazioni di De Luca: “Virginia Raggi non è una bambolina. E’ il sindaco di Roma e merita rispetto. Come donna, come sindaco e come avversario“.

    Alcune delle cose messe in campo dal governo in questi anni sono molto positive, penso allo stimolo tra mercato e lavoro e tra il mercato e le imprese. Sugli investimenti esteri siamo, invece, terribilmente indietro. Non riusciamo ad intercettare capitali internazionali, o perché non siamo in grado o perché non siamo ancora abbastanza credibili. So soltanto che sulle banche è mancato il coraggio. Più volte, negli ultimi quattro anni, ho ripetuto a tutti i governi quale sarebbe stato il percorso più opportuno da seguire: prima lo smaltimento delle sofferenze, poi il consolidamento del sistema bancario e poi le riforme di Bcc e Popolari, ma com’è noto è accaduto il contrario e reagiamo con decreti su decreti. Le responsabilità sono varie, ma ascoltare un po’ di più serve a fare meno errori e sulla banche paghiamo la mancanza di ascolto. Oggi, abbiamo il dovere di intervenire in ogni modo per evitare qualsiasi rischio e pericolo“.

    Le stesse dinamiche si ritrovano ovunque siamo andati al ballottaggio con il M5S: volontà di rinnovamento, difficoltà sociali, convergenza della destra sui Cinquestelle. Nel 2014 il vento di cambiamento spirava per noi, ora non più, anzi in parte anche contro di noi. È giusto rivendicare le riforme che sono state fatte, tuttavia si ripropone il nodo dei due tempi. L’emergere di una sofferenza sociale deriva dalla differenza di tempi tra l’approvazione della riforma e la sua attuazione. Non c’è modernità senza equità, questa fortissima tensione all’innovazione la dobbiamo gestire accompagnandola con il cantiere sociale di cui si è parlato, che sia capace di tenere insieme l’orizzonte con la quotidianità. Nella stagione dell’Ulivo dicevamo che non paga un riformismo dall’alto, c’è bisogno un rapporto quotidiano con i cittadini e le loro domande. Se non lo facciamo, gli elementi di regressione possono essere rapidi e con conseguenze devastanti”.

    In parte del nostro elettorato c’è un sentimento di delusione, questa linea ci porterà a sbattere e ad ulteriori sconfitte. Si deve puntare a una legge di stabilità che dia messaggi precisi a chi è in sofferenza. Dobbiamo fare una finanziaria robusta, di netto taglio sociale“.

    Diamo cittadinanza a chi, nel partito, ha qualche dubbio sul referendum. La cosa più sbagliata per affrontare la sfida del referendum è viverlo come uno scontro di civiltà. Sulla legge elettorale mi sono dimesso da capogruppo. Secondo me è sbagliata. Sto girando l’Italia e parlo con persone che mi dicono di avere dubbi e di voler votare no al referendum: per questo presento un documento per dire di dare cittadinanza dentro il Pd anche a chi ha qualche dubbio. Non trasformiamo il Pd in un mega comitato per il sì“. E ancora “C’è bisogno di un grande congresso di rifondazione del campo socialista e democratico. Segretario ti dico che sono entrato in questa stanza preoccupato per l’esito delle amministrative e per il dibattito e con molta franchezza ti dico che ora lo sono ancor di più. Siamo di fronte alla più forte sconfitta politica che io ricordi alle amministrative. Io da militante, da appassionato e da deputato dico: sono preoccupato, se sottovalutiamo il messaggio che ci arriva dalle amministrative consegniamo il Paese a nuovi e vecchi populismi. “Abbiamo raccontato un’Italia che esce dalla crisi. Sono contentissimo del segno più, ma una parte del Paese si sente con tutti e due i piedi dentro la crisi”. “Segretario ti dico queste cose perché voglio rompere la balle? Ti dico queste cose perché ho la sensazione che il Paese ce la fa solo se il Pd ce la fa e invece così rischiamo di andare a sbattere. Serve una svolta. Tu fino ad ora non hai fatto il segretario del partito e adesso il Pd è molto più povero di prima. A me non interessano poltrone, quelle che avevamo le abbiamo lasciate. E’ una questione di linea politica“.

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