Virginia Raggi e Chiara Appendino contro i poteri forti: è già battaglia

Virginia Raggi e Chiara Appendino contro i poteri forti: è già battaglia
    Virginia Raggi e Chiara Appendino contro i poteri forti: è già battaglia


    Virginia Raggi e Chiara Appendino hanno una missione: fare la guerra ai poteri forti. Se riusciranno a portare avanti i loro programmi, i nuovi sindaci di Roma e Torino potrebbero far saltare circa 20 miliardi di euro che avrebbero arricchito i soliti noti. Palazzinari, banchieri, affaristi. Insomma, i poteri forti. I quali possono essere già annoverati tra i loro nemici.

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    Insomma, il milione di voti conquistati ai ballottaggi del 19 giugno (770mila della Raggi più 200mila della Appendino), potrebbe coincidere con 20 miliardi di affari in fumo. Il Fatto Quotidiano su questo argomento ci ha aperto il giornale del 21 giugno: “I poteri forti li rottamiamo noi”, urlano le due battagliere prime cittadine in prima pagina. Come? Facendo saltare o ridimensionando progetti come le Olimpiadi del 2024, il nuovo stadio della Roma a Tor Di Valle, la Metro C, la nuova Città della salute di Torino. E ancora, “gli affari delle multiutiliy Acea e Iren, poltrone, gettoni, subappalti, pezzi di ricambio nell’Atac, influenza sulla Compagnia di San Paolo. Stimare il danno in 20 miliardi di euro è una stima prudente”.

    Uno dei nemici di Virginia Raggi è Francesco Caltagirone. L’imprenditore edile nel 2011 è stato all’undicesimo posto nella classifica degli italiani più ricchi e all’833esimo in quella mondiale, con un patrimonio di 1,5 miliardi di dollari. Caltagirone è tra quelli che tutti definiscono “palazzinari”, uno che a Roma conta anche troppo: il suo impero spazia dalle costruzioni all’editoria, senza dimenticare le quote in Assicurazioni Generali e UniCredit.

    Di certo non può essere contento che tra gli assessori di Virginia Raggi ci sarà Paolo Berdini, simbolo della lotta agli abusi edilizi e agli interessi dei costruttori romani. I quali, ovviamente, spingono a favore delle Olimpiadi e del nuovo stadio. Se bussassero alla sua porta, cosa farebbe il neosindaco? “Li starei ad ascoltare. Dopodiché la nostra risposta ai palazzinari, come li chiamano tutti, sarà una proposta di edilizia alternativa”, aveva detto la Raggi in un’intervista.

    Aveva anche annunciato di cambiare i “management in tutte le società partecipate, visto il disastro generale”. E i vertici stanno già cambiando: in attesa di novità in Acea, sono in arrivo le dimissioni del presidente e del cda di Ama e del dg di Atac. In realtà questo succede spesso con il cambio di guardia in Campidoglio, ma la sensazione che la Raggi voglia dare un taglio netto con un passato fatto di sprechi, privilegi e disservizi provoca nervosismo all’interno delle società.

    Questione Olimpiadi.

    Il presidente del Coni Giovanni Malagò, favorevole ai Giochi nella Capitale, si era di fatto schierato con Roberto Giachetti. “Noi andiamo avanti, e chiediamo solo lealtà e collaborazione. Quando l’ho incontrata, non ho percepito una posizione di assoluto rifiuto”, ha detto della Raggi dopo la vittoria delle elezioni. Difficilmente lei cambierà idea, quindi è probabile che Coni e Malagò possano aggiungersi alla lista dei nemici.

    Contro Chiara Appendino c’è già la Compagnia di San Paolo, la fondazione bancaria più grande d’Italia e principale azionista di Intesa San Paolo, prima banca italiana, con sede a Torino. Che definire “potere forte” è pure poco. Il nuovo sindaco ha già annunciato il ritiro della nomina di Francesco Profumo come presidente, voluto da Piero Fassino prima di lasciarle il trono. “Non ho condiviso l’assetto delle nomine fatte nelle ultime settimane di mandato dal mio predecessore. Per questo nel regolamento della città di Torino introdurremo come prevede il nostro programma, il semestre bianco in base al quale negli ultimi sei mesi del suo governo il sindaco non potrà fare nomine”, ha attaccato la Appendino dopo la sua elezione. Aggiungendo: “Chi ha fatto certe scelte che io ho contrastato, come aumentarsi lo stipendio, dovrebbe trarne le conseguenze e fare un passo indietro”.

    La fondazione, ovviamente, non l’ha presa bene, rispondendo con una lunga nota in cui afferma, tra l’altro, che “ridurre il processo di nomina dei vertici a una mera questione di indicazioni politiche e di applicazione dello spoil system rappresenta un punto di vista non rispondente alla realtà delle regole e dei comportamenti”. E a proposito “dell’ipotesi di accantonamento di 400mila euro nel budget della Compagnia”, “è falso affermare che tale importo sia destinato ad aumentare gli emolumenti del Presidente e dei Consiglieri”. Appendino contro Compagnia di San Paolo: è andato in scena il primo round di una battaglia che si annuncia lunga.

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