Chi è Virginio Merola, sindaco di Bologna del Partito Democratico

Chi è Virginio Merola, sindaco di Bologna del Partito Democratico

Dalle nozze gay agli sgomberi dei centri sociali

    Chi è Virginio Merola, confermato sindaco di Bologna dopo la vittoria al ballottaggio? Nato comunista, cresciuto nel PDS e poi a nozze con il Partito Democratico, che ha contribuito a fondare, il 19 giugno ha sfidato e sconfitto Lucia Borgonzoni. Partito favorito, considerato che Bologna è da sempre considerata città rossa, ha sofferto dopo i risultati del primo turno che avevano destato qualche preoccupazione. Il suo consenso, rispetto al 2011 quando aveva trionfato al primo turno, era infatti calato. Merola aveva perso 40mila voti, attestandosi sotto il 40%. Poi, domenica 19 giugno, il sindaco uscente ha tirato un grosso sospiro di sollievo battendo nettamente l’avversaria leghista al ballottaggio.

    IL PROGRAMMA DI VIRGINIO MEROLA

    Virginio Merola, rispetto a Lucia Borgonzoni, non è bolognese doc. Nato in Campania a Santa Maria Capua Vetere nel 14 febbraio 1955, è arrivato sotto le Due Torri a cinque anni. Possiamo definirlo bolognese di adozione. A Bologna è entrato in politica. Come la maggioranza dei politici di centrosinistra, è nato comunista. Ha lasciato il Partito Comunista Italiano per passare al Pds, quindi ai Ds, quindi al PD, di cui è uno dei fondatori. La sua prima esperienza politica è stata alla guida del quartiere Savena, di cui è stato presidente dal 1995 al 2004. Dal 2004 al 2009 è stato assessore all’Urbanistica nella giunta Cofferati.

    Poi ha puntato il Comune: voleva diventare sindaco. Ci ha provato nel 2008, candidandosi alle Primarie PD. A sconfiggerlo Flavio Delbono, che poi è diventato sindaco e lo ha nominato presidente del Consiglio provinciale di Bologna. La sua giunta è finita causa scandali e dimissioni dopo appena due anni. Merola ci ha riprovato, vincendo Primarie PD e Comunali 2011.

    Durante il suo mandato è stato condannato dalla Corte dei conti per aver assunto come Capo di gabinetto, e con contratto da dirigente, una persona non laureata. Si trattava di Marco Lombardelli, costretto poi alle dimissioni. La laurea era requisito necessario per essere inquadrato come dirigente. Per questo la Corte ha condannato Merola e la sua giunta al risarcimento, in favore del Comune di Bologna, del danno erariale di 30 mila euro. Pagato per il 60% dal sindaco.

    L’Arcigay si è schierato pubblicamente per Merola, al ballottaggio, lanciando l’appello per “un’ampia mobilitazione che difenda la città dall’eventualità di un governo di destra, razzista e omotransfobico. Chiediamo perciò agli elettori e alle elettrici di Bologna che con noi condividono i valori dell’antifascismo e della pari dignità di tutte e tutti, di recarsi alle urne quel giorno e di votare Virginio Merola”.

    Del resto il sindaco è sempre stato vicino alle loro battaglie. Famosa, ad esempio, la querelle con la prefettura dopo che aveva deciso di trascrivere nei registri dello stato civile di Bologna i matrimoni contratti all’estero tra persone dello stesso sesso. Dopo l’annullamento dell’atto da parte della prefettura e l’esposto di un cittadino, contro Merola era stata aperta un’inchiesta per abuso d’ufficio. Inchiesta poi archiviata nel 2015 dal Gip. Se qualcuno gli chiederà di celebrare le unioni civili? “Io celebrerò le unioni tra coppie omosessuali in Sala Rossa, esattamente dove si celebrano i matrimoni etero”.

    Lucia Borgonzoni secondo programma vorrebbe chiudere i centri sociali. Con Merola, pur essendo più morbido di lei, non sono mancati gli sgomberi, anzi. Come quello del Cassero di Santo Stefano, storico spazio occupato dal collettivo lgbt Atlantide. E dopo l’aggressione a Salvini (tanto per cambiare) del 2014, Merola fu duro, annunciando l’apertura di un “dossier sui 40 centri sociali esistenti in città, per distinguere chi offre musica, cultura e assistenza sociale e chi invece perpetra azioni violente”. Senza dimenticare il Merola autoritario contro le manifestazioni abusive. Come quella non autorizzata per portare in piazza, il 21 maggio, collettivi lgbt, trans e femministe da tutta Italia. Non per omofobia, ovviamente, ma perché teme “party illegali” come successo di fronte all’ex centro sociale Atlantide. Qui, sempre a maggio, alcuni gruppi punk si erano esibiti con concerti, radunando senza autorizzazione più di 500 persone e provocando blocco del traffico e disagi per i cittadini. “Visto il ripetersi, da parte degli stessi soggetti, di richieste di manifestazioni politiche che puntualmente sfociano in party illegali con disturbo ai cittadini e ai residenti, credo sia opportuno non autorizzare altre manifestazioni di questa natura”, ha attaccato Merola. Strizzando l’occhio, non si sa mai, a chi è tentato da votare Lega.

    Merola si è ripresentato alle Comunali 2016, vincendo primo turno e ballottaggio. Nella notte di domenica 19 giugno ha festeggiato la vittoria in una piazza che ha intonato il coro “Bella Ciao”: “Sono onorato di fare ancora il sindaco di questa città, ha vinto l’unità del PD, che non è un partito fai da te. Dedico questa vittoria a mia moglie. Sarò il sindaco della strada. Abbiamo dimostrato che il centrosinistra esiste. Qui il Carroccio razzista non passa.”

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