Ballottaggio 2016: analisi del voto, promossi e bocciati

Ballottaggio 2016: analisi del voto, promossi e bocciati
    Ballottaggio 2016: analisi del voto, promossi e bocciati


    Dopo i ballottaggi, possiamo finalmente fare l’analisi definitiva del voto. La foto in apertura non è stata scelta a caso: Chiara Appendino e Virginia Raggi sono le vincitrici indiscusse delle elezioni comunali 2016. Domenica 19 giugno 2016 resterà per il Movimento 5 Stelle una data storica: due donne, giovani e dall’aspetto pulito, hanno conquistato Roma e Torino. E ora, per il movimento che ha messo le radici nell’antipolitica conquistando via via la fiducia degli italiani, arriva il difficile. Il trionfo pentastellato segna anche la decadenza del renzismo, nonostante il PD abbia conservato la roccaforte Bologna e, molto a fatica, Milano.


    (La vittoria di Virginia Raggi sulla stampa estera)

    In ascesa il Movimento 5 Stelle, che ha vinto 19 su 20 dei ballottaggi in cui era in corsa. Le vittorie che contano di più sono quelle di Torino e Roma. Due vittorie maturate in contesti diversi ma altrettanto fondamentali. Più inaspettata, ma non clamorosa, quella di Chiara Appendino a Torino. Rispetto a Roma, nel capoluogo piemontese il PD navigava in acque più tranquille, merito di un buon Piero Fassino, che ha lavorato bene. Eppure alla fine ha trionfato la candidata pentastellata, che si è fatta apprezzare per il lavoro battagliero fatto all’opposizione negli ultimi cinque anni. Il nuovo che trionfa sul vecchio. Fassino, che esce a testa alta nonostante le tragicomiche profezie, ha perso perché rappresenta la vecchia politica. I torinesi, dopo 23 anni di centrosinistra, hanno voluto cambiare.

    Situazione diversa a Roma: che avrebbe vinto la Raggi lo sapevano pure i sampietrini. Forse non tutti si aspettavano una vittoria così netta che, più che Roberto Giachetti, ha umiliato il Partito Democratico. I romani non hanno perdonato al PD i disastri dell’ultima legislatura e lo scandalo di Mafia Capitale. E molti non lo hanno perdonato per il trattamento riservato al “sindaco marziano” Ignazio Marino, cacciato e quasi rinnegato da Renzi. Ma la Raggi avrebbe vinto anche contro i candidati del centrodestra: i romani avevano bisogno di aria pulita e di una drastica svolta per una Capitale allo sbaraglio. Ora il primo sindaco donna deve dimostrare che lei e il Movimento non sono bravi solo a parlare. Ecco perché Roma, la Capitale d’Italia, rappresenta il crocevia per il futuro politico del Movimento 5 Stelle. Se la Raggi fallisce, rischia di fallire il progetto nato dal duo Grillo-Casaleggio. Il M5S, se vuole risollevare il Paese, deve dimostrare di saperne risollevare la Capitale.

    Le Comunali 2016 segnano il declino del renzismo.

    Colui che si era annunciato come il rottamatore della vecchia classe politica, rischia di essere a sua volta rottamato. Il PD di Renzi, secondo gli elettori che lo hanno stroncato a Roma e Torino, è ormai un tutt’uno con la casta. Il PD è in difficoltà nonostante abbia conservato Bologna e Milano. A Bologna la riconferma di Virginio Merola era scontata, nonostante il calo di consensi al primo turno: davvero Matteo Salvini sperava di espugnare questa roccaforte rossa? A Milano la vittoria di Beppe Sala è stata faticosa, di misura. Ma Sala, più che per appartenenza al PD (e infatti si era già un po’ smarcato da Renzi) ha vinto in quanto Mr Expo. E la Fiera se l’è conquistata anche perché piaceva al centrodestra (Letizia Moratti su tutti). Insomma, più che il PD ha vinto Beppe Sala. Considerate anche le sconfitte di Trieste e Novara, il risultato per il PD (che ha conquistato 9 dei 26 capoluoghi di provincia al voto) è deludente. Renzi se lo immaginava ed è per questo che si è mostrato più concentrato sul referendum costituzionale dell’autunno.

    Rimandato il centrodestra, in crisi e in calo di consensi da anni. A Milano, dove l’alleanza si è ricompattata, Stefano Parisi se l’è giocata ma alla fine ha perso. A Bologna esce tutto sommato a testa alta Lucia Borgonzoni: la candidata della Lega Nord ha messo paura a Merola al primo turno, costringendolo al ballottaggio. Poi si è arresa, ma del resto era quasi impossibile per il Carroccio espugnare un fortino rosso. Il centrodestra ha conquistato comunque 10 capoluoghi di provincia: Trieste, Cosenza, Isernia, Crotone, Pordenone, Novara, Grosseto, Savona, Olbia e Benevento. Il vero dilemma resta però il nuovo leader: chi sarà il successore di Silvio Berlusconi? Salvini ci sta provando ma forse ha fatto, almeno per ora, il passo più lungo della gamba.

    Menzione finale per Luigi De Magistris: il suo non può che essere un voto positivo vista la vittoria schiacciante contro Gianni Lettieri, ancora una volta agnello sacrificale del centrodestra, e la riconferma alla guida di Napoli.

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