Ballottaggio 2016: i candidati sindaci e le loro giravolte politiche

Ballottaggio 2016: i candidati sindaci e le loro giravolte politiche

Non tutti hanno avuto un percorso politico coerente

    Ballottaggio 2016: i candidati sindaci e le loro giravolte politiche

    I candidati sindaci del ballottaggio del 19 giugno hanno avuto un percorso politico sempre coerente? No, qualcuno ha cambiato più partiti o è stato vicino a coloro che adesso sarebbero i suoi avversari. Per non parlare di chi ha frequentato i locali che ora vorrebbe abbattere con la ruspa, e chi ha giurato che non si sarebbe mai candidato e invece il suo nome campeggia nella scheda elettorale. Andiamo a scoprire di quali candidati al ballottaggio 2016 stiamo parlando.

    BALLOTTAGGIO 19 GIUGNO, LE SFIDE NELLE GRANDI CITTÀ

    Partiamo da Roma perché proprio in questi giorni su Facebook (sponda sostenitori di Virginia Raggi) sta impazzando un video. Protagonista: Roberto Giachetti, avversario dell’avvocato a 5 Stelle per il Campidoglio. Data: novembre 2014. Contesto storico: Roma è in mano a Ignazio Marino, che non se la sta passando bene. Proprio di quel periodo è lo scandalo della Panda rossa del sindaco che ha varcato più volte la Ztl senza regolare permesso. Nel video si sente Giachetti, all’epoca vicepresidente della Camera del PD, durante un’intervista radiofonica alla trasmissione “Un giorno da pecora”. Ecco la promessa: “Non mi candido perché fare il sindaco di Roma è una cosa seria, ci vogliono qualità che io non ho”. Boom! Il video diventa l’arma virale del Movimento 5 Stelle per screditarlo, dimostrandone l’incoerenza ma soprattutto la scarsa autostima: “Come si può votare qualcuno che ha ammesso di non essere all’altezza per fare il sindaco?”. A onor del vero, quando il conduttore gli ha chiesto di giurare che non si sarebbe candidato mai (“Giura sulla panda rossa”) lui si è rifiutato. Come se a livello inconscio sapesse già che a gennaio 2016 si sarebbe candidato alle Primarie del PD.

    Giachetti è uno che di partiti ne ha girati tanti, mantenendo comunque una certa coerenza di orientamento. Prima di sposare la causa del centrosinistra (è stato tra i fondatori della Margherita, capo della Segreteria e Capo di Gabinetto dell’allora sindaco Francesco Rutelli; è passato nell’Ulivo di Romano Prodi e quindi nel Partito Democratico) è stato con Radicali e Verdi, dopo aver iniziato a fare politica negli anni Settanta nei movimenti studenteschi. Esperienze che hanno forgiato il suo spirito battagliero. Lo sciopero della fame più recente (autunno 2013) lo ha fatto contro il suo PD dopo la bocciatura della “mozione Giachetti”, in chiave anti-Porcellum.

    Dibattito con Roberto Giachetti, Virginia Raggi e Stefano Fassina

    Nulla si può dire della Raggi, visto che la sua unica esperienza in politica è legata al Movimento 5 Stelle. Non possiamo però tralasciare le polemiche di qualche mese fa, dopo la scoperta che dal suo curriculum online aveva omesso un particolare: dal 2003 alla fine del 2006 aveva svolto la pratica legale presso lo studio Previti. Inoltre da più di 6 anni lavora come civilista in uno studio legale associato che vede tra i suoi consulenti esterni il penalista Alessandro Sammarco, in passato difensore di Silvio Berlusconi, Marcello Dell’Utri e Cesare Previti nei loro processi. E ancora, è stata criticata per aver lavorato per conto di una società vicina all’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno, la Hgr. Insomma, dai detrattori e dalla sponda sinistra dell’elettorato grillino è stata accusata di mancanza di trasparenza, di un passato a destra e di aver lavorato con chi difendeva nientepopodimeno che Berlusconi and friends. Lei si è difesa, spiegando che nessun avvocato scrive nel curriculum dove ha svolto la pratica forense (“non ho inserito neanche le famiglie presso le quali ho fatto attività di baby-sitteraggio”) e che per la Hgr ha lavorato come consulente senza prendere compenso.

    Lasciamo la Capitale e rechiamoci sotto la Madonnina, dove a sfidarsi al ballottaggio saranno Beppe Sala (centrosinistra) e Stefano Parisi (centrodestra). Bene, uno dei due è stato vicino a Prodi, l’altro a Letizia Moratti. Sembra ovvio: il primo a Prodi, il secondo alla Moratti. E invece no, esattamente il contrario.

    Sala andava a braccetto con l’ex sindaco Moratti, che nel 2009 lo nominò Direttore Generale del Comune di Milano e l’anno dopo lo fece entrare nel progetto Expo. Parisi, romano che vuole prendersi Milano, ha ricoperto un sacco di incarichi nel Palazzo e fuori. Prima di avvicinarsi a Forza Italia, diventare City Manager a Milano con il sindaco Gabriele Albertini e Direttore generale di Confindustria, ha ricoperto incarichi nei governi Amato, Ciampi, Dini e Prodi. Non proprio di centrodestra. Ma in fondo la differenza tra i due candidati a Milano, se ne analizziamo i curriculum, è minima. “Veniamo da esperienze di lavoro in parte simili, lo stimo ed è possibile trovare punti in comune nei nostri programmi”, ha detto Parisi tempo fa, strizzando l’occhio agli elettori di centrosinistra. Sembrano due personaggi intercambiabili, due ex manager che devono la loro fama attuale a vecchie nomine bipartisan, tanto che parlare di giravolte politiche con loro sembra un po’ forzato.

    Spostiamoci a Bologna. Poco da dire su Virginio Merola a parte che, come la maggioranza dei politici di centrosinistra, è nato comunista e crescendo si è spostato verso il centro. Ha lasciato il Partito Comunista Italiano per passare al PDS, quindi ai DS, quindi al PD, di cui è uno dei fondatori. Parlando di Lucia Borgonzoni, avversaria leghista al ballottaggio, spunta invece fuori una vecchia foto del 2000, quando aveva 24 anni.

    Una giovanissima Lucia è ritratta in un centro sociale bolognese. Com’è possibile, frequentava gli stessi centri sociali che oggi vuole abbattere con la ruspa? Sarà che anche Matteo Salvini, compagno di ruspa, una volta frequentava il Leoncavallo… Quindi la Borgonzoni, oggi leghista di ferro, una volta era una “zecca rossa”? Se fosse vero, mega giravolta politica! Lei ha difeso la sua fedeltà al Carroccio, assicurando di essere stata sempre leghista e che lo sapevano anche in quel centro sociale, dove “ci andavo ma solo per lavorare come barista”.

    A Torino, Piero Fassino è stato praticamente sempre fedele al centrosinistra. Da giovane era comunista: si iscrisse alla Federazione giovanile comunista nel 1968, diventandone segretario tre anni dopo. Nel ’83 fu eletto nella direzione nazionale del PCI. Poi ha vissuto il passaggio da PCI a PDS, da PDS a DS (di cui è stato l’ultimo Segretario) e, infine, da DS a PD. Insomma, nessun trasformismo da parte del sindaco uscente di Torino che però (sia per carattere, sia perché in politica da decenni) non riesce a entrare nel cuore dell’elettorato giovanile. Che potrebbe invece spianare la strada del successo alla tosta e giovane Chiara Appendino, in politica da pochi anni e sempre nel M5S.

    Breve, per ora, l’esperienza politica dei due candidati di Napoli. L’imprenditore Gianni Lettieri è stato il candidato di centrodestra anche nel 2011. Ha ammesso di strizzare d’occhio ai grillini, più che a Forza Italia (che lo sostiene) e ai vecchi partiti. Grillino prima di Grillo è stato Luigi De Magistris, sindaco uscente. Lui, più che una giravolta politica, ha fatto un salto di barricata: dai tribunali è passato al palazzo. Ma più in chiave anti-politica, presentandosi nel 2009 come indipendente per l’Italia dei Valori dell’ex collega Antonio Di Pietro. Nel 2011 si è candidato a Napoli sostenuto dall’IDV e da una coalizione che comprende SEL e liste civiche, creando una sorta di partito arancione di sinistra. Riesce difficile persino immaginarlo un suo futuro salto sull’altra sponda politica.

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