Elezioni comunali 2016: analisi del voto, promossi e bocciati

Elezioni comunali 2016: analisi del voto, promossi e bocciati

Le pagelle, a caldo, dei principali candidati sindaco

    Elezioni comunali 2016: analisi del voto, promossi e bocciati

    Dopo il primo turno delle elezioni comunali 2016 di domenica 5 giugno proviamo a fare, a caldo, un’analisi del voto. Dai risultati è già possibile stabilire promossi, bocciati e rimandati. Per i voti definitivi bisognerà ovviamente attendere il responso del ballottaggio del 19 giugno. Alle amministrative, premessa, spesso si sceglie di votare più la persona che il partito: i problemi sono reali, e per le questioni astratte che riguardano temi sociali e nazionali si aspettano le elezioni politiche. Nonostante ciò, il responso delle urne misura il termometro politico e l’indice di gradimento dei vari partiti. C’è chi cresce e chi, inesorabilmente, scende.

    La grande vincitrice del 5 giugno, senza dubbio, è Virginia Raggi. La candidata del Movimento 5 Stelle a Roma, consigliera durante la giunta Marino, fino a pochi mesi fa semisconosciuta, ha stravinto al primo turno. In realtà un po’ ce lo aspettavamo: sia per i sondaggi, sia per l’avversione dei romani verso i vecchi partiti o candidati legati ad essi. L’avvocatessa ha dato una lezione a tutti e, salvo sorprese, vincerà il ballottaggio contro Roberto Giachetti.

    Dato per spacciato da molti, è riuscito a vincere la sfida a tre per il secondo posto utile al ballottaggio. Considerato il flop di Alfio Marchini, si può dire che lo spareggio lo ha vinto con la sola Giorgia Meloni, staccandola di quasi 4 punti. Pare improbabile una sua vittoria, ma considerato che dopo la querelle Marino il PD nella Capitale aveva perso colpi, il raggiungimento del ballottaggio è un risultato comunque positivo. Poteva andare peggio, quindi promosso con riserva.

    Non è riuscita a raggiungere il ballottaggio, perdendo la sfida con Giachetti. Ma ha stravinto la sfida nella sfida contro Silvio Berlusconi e il suo uomo Marchini, arrivato ben staccato da lei. Insomma, gli elettori del centrodestra hanno premiato lei e dato il benservito all’ex Cavaliere. Per la futura mamma può essere un punto di partenza per il futuro. Di certo i rimpianti per lei sono tanti: se il centrodestra non si fosse spaccato, nella Capitale avremmo avuto un ballottaggio al femminile.

    In pochi si aspettavano che sarebbe finito dritto al ballottaggio, ma nemmeno un flop così evidente. Lo slogan “Roma ti amo” non gli è bastato nemmeno a raggiungere l’11%. Non l’ha nemmeno aiutato il suo erigersi a candidato indipendente fino a un mese prima delle elezioni, quando è stato stritolato nell’abbraccio fatale di Berlusconi. Il quale gli ha portato poco più del 4% dei voti con Forza Italia ma, probabilmente, gliene ha tolti tanti altri. Marchini politico bocciato. Per ora: non è escluso che l’ex Cav insista su di lui, nel caso in cui non voglia ricompattarsi più a destra. Marchini imprenditore ha comunque guadagnato in visibilità e nuovi amici: può ritenersi soddisfatto lo stesso.

    Possiamo dire che l’ex Cavaliere è, ancora una volta, il grande sconfitto. La sua deriva politica non ha fine. Forza Italia continua a perdere voti, elettori e credibilità. Il suo ego ha causato una dura sconfitta al centrodestra di Roma: se avesse scelto di appoggiare la Meloni, senza il folle balletto Bertolaso-Marchini, probabilmente sarebbe al ballottaggio contro la Raggi.

    Invece deve raccogliere i cocci. E lo schiaffo morale da Matteo Salvini (promosso perché la sua Lega è la stampella del centrodestra), che ha infierito: “Solo dove c’è la Lega si può vincere, lui a Roma ha voluto perdere”.

    I candidati di centrosinistra e centrodestra se la giocheranno al ballottaggio di Milano. Al primo turno Beppe Sala (PD) ha prevalso di poco. Risultati preventivati e positivi. Parisi, nelle grandi città, è l’unico a tenere in piedi e davvero in corsa il centrodestra. Vero che Lettieri a Napoli è arrivato al ballottaggio, ma sembra avere poche chances di vittoria. Parisi può invece giocarsela.

    Amministrative 2016   Torino Riparte con Chiara Appendino e Luigi Di Maio

    La candidata 5 Stelle potrebbe essere l’outsider al ballottaggio di Torino: indietro rispetto a Piero Fassino al primo turno, spera nella vittoria il 19 giugno. La Appendino ha un carattere forte, forse più della Raggi. Meno incline a rispettare i diktat del direttorio pentastellato, ha dimostrato con l’esperienza nel consiglio comunale uscente di sapere il fatto suo, di avere progetti e carattere. Fassino non dormirà sonni tranquilli fino al 19 giugno.

    Stando ai risultati del primo turno che lo vedono in testa, il sindaco uscente dovrebbe essere tra i promossi. Invece le preferenze su di lui sono state in netto calo e il ballottaggio potrebbe riservargli brutte sorprese. Basti pensare al 2011, quando vinse con il 56% al primo turno. E se pensiamo al Fassino un po’ spocchioso di un anno fa, alle sue “profezie” contro la Appendino, viene da sorridere. Maggio 2015, Fassino l’attacca così in consiglio comunale: “Un giorno lei si segga su questa sedia e vediamo se sarà capace di fare tutto quello che oggi ha auspicato di saper fare: e comunque lo decideranno gli elettori”. E se Chiara Appendino si dovesse sedere davvero sulla sua sedia?

    Luigi de Magistris

    Il sindaco uscente di Napoli si è ricandidato e, salvo sorprese, sarò riconfermato. I napoletani hanno apprezzato il lavoro fatto in questi anni e i risultati del primo turno lo dimostrano: con quasi il 43%, De Magistris ha staccato di oltre 15 punti gli avversari, Gianni Lettieri (rimandato) e Valeria Valente (bocciata).

    L’unica cosa certa è la discesa del centrodestra, che regge solo a Milano dove Parisi ha probabilità di diventare sindaco. L’appoggio della Lega è decisivo. A Napoli Lettieri ha conquistato il ballottaggio ma, probabilmente, sarà un fuoco di paglia. A Roma il patatrac con la spaccatura Meloni-Salvini contro Berlusconi, costato il ballottaggio alla leader dei Fratelli d’Italia.

    Sale il Movimento 5 Stelle che sbanca Roma con la Raggi e spera nell’impresa a Torino con l’Appendino. La crescita è evidente, anche se non è omogenea. Male a Milano e Napoli, nonostante il M5S abbia aumentato il proprio consenso: come sentenzia Beppe Grillo sul blog, “a Milano con Gianluca Corrado siamo passati dal 3% a circa il 10%, a Napoli con Matteo Brambilla dall’1 al 10%”.

    Regge ma perde consenso il PD (e Matteo Renzi che, intuendo la tendenza, ha preferito depotenziare il risultato di queste elezioni). Cala il gradimento per Fassino a Torino e Virginio Merola a Bologna ma questi candidati, come Sala a Milano, hanno buone possibilità di vincere il ballottaggio. Considerata la crisi del PD a Roma, può essere considerato un risultato tutto sommato incoraggiante aver portato Giachetti al ballottaggio. Flop a Napoli.

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