Elezioni Roma 2016: come sarebbe la città se le promesse elettorali venissero mantenute?

Elezioni Roma 2016: come sarebbe la città se le promesse elettorali venissero mantenute?

Viaggio semiserio in una Capitale tornata a risplendere

    Elezioni Roma 2016: come sarebbe la città se le promesse elettorali venissero mantenute?

    Come sarebbe Roma, se le promesse elettorali fatte prima delle elezioni comunali 2016 venissero mantenute? Leggere il programma di un candidato sindaco provoca due emozioni: prima la speranza, poi la disillusione. Sappiamo bene che tra il dire e il fare c’è di mezzo il Tevere, con le sue acque sporche e torbide. Abbiamo voluto però sognare, provando a immaginare la Roma ideale: come sarebbe la Capitale se i programmi di Virginia Raggi, Alfio Marchini, Giorgia Meloni e Roberto Giachetti diventassero realtà? Ci racconta la sua giornata un pendolare del futuro post-elettorale: Roma ha un nuovo sindaco e tutto va bene.

    Sveglia all’alba. Esco di casa e al volo riesco a prendere il Cotral. Mi siedo e mi rilasso. Che sonno… Chiudo gli occhi e mi risveglio che siamo già su via Appia Nuova. Da quando a Roma c’è il nuovo sindaco hanno rimesso a posto anche i collegamenti con le periferie e i Castelli Romani. Non vi dico chi vinse le elezioni 2016. La cosa importante è che il vincitore e gli sconfitti si allearono per il bene comune, unirono le forze e i punti principali dei rispettivi programmi elettorali, rigenerando la Capitale. Roma è diventata efficiente, pulita, sicura, trasparente. Una metropoli a misura d’uomo dove legalità e solidarietà vanno a braccetto. Tanto che la pagina FacebookRoma fa schifo” ha dovuto chiudere per mancanza di argomenti.

    Mi aspetta una dura ma piacevole giornata lavorativa. Sono stato assunto come rappresentante da una delle tante startup per giovani, e devo girare la città. Del resto Roberto Giachetti lo aveva annunciato: “Start up e imprese creative avranno luoghi dove insediarsi a canoni agevolati e finanziamenti per crescere”.

    Arrivare a Roma dai Castelli è più semplice di prima. I pullman della Cotral sono nuovi, puntuali e comodi. Le vetture in panne a bordo strada, in fiamme, sono un lontano ricordo. Hanno anche sistemato le strade che collegano la città ai paesi dei dintorni: buche non ce ne sono più nemmeno qui. Ci immettiamo sul Grande Raccordo Anulare. Il traffico c’è ma “se score”, come diceva Carlo Verdone in un film. Non è più come il girone infernale di una volta. Dante Alighieri a ogni ingresso avrebbe apposto la targa: “Lasciate ogni speranza, voi che entrate”.

    Arriviamo ad Anagnina per prendere la metropolitana. Gli ambulanti hanno già allestito le loro bancarelle, ordinate e tutte in regola. Gli abusivi, quelli che per attirare i pendolari verso le loro cianfrusaglie da quattro soldi sparavano a palla musica dance araba, non ci sono più. Come del resto in nessuna parte di Roma.

    Scendo in banchina, supero i tornelli anti-abusivi di Alfio Marchini, “tornelli alti due metri per azzerare la possibilità di scavalcare per accedere ai binari”. Mettici poi che l’o-ne-stà-o-ne-stà, mantra dei 5 Stelle, si è diffuso come un virus tra tutti gli abitanti: tutti pagano il biglietto. Nonostante l’ora di punta e l’afflusso dei romani che scelgono il trasporto pubblico sia nettamente aumentato, non c’è calca. I treni nell’ora di punta partono ogni minuto.

    Mi siedo e leggo la copia gratuita di Metro che una ragazza, con sguardo ammiccante, mi aveva consegnato. In prima pagina una bella notizia: secondo l’Antimafia a Roma la criminalità organizzata è stata spazzata via. Corruzione, appalti pilotati, clientelismo sono stati sostituiti da legalità e trasparenza. Mafia Capitale è solo un lontano ricordo. “Vogliamo un responsabile anticorruzione indipendente e premiare i cittadini e le imprese che hanno il coraggio di denunciare i corrotti”, aveva promesso Giorgia Meloni. E così è stato. Come la promessa di trasparenza mantenuta da Virginia Raggi: “Trasparenza significa controllare l’operato dei rappresentanti politici, riducendo automaticamente zone d’ombra, clientelismo e corruzione”.

    Colosseo

    Il treno attraversa le fermate del centro, da Termini a Flaminio. Accanto a studenti e impiegati ecco i turisti. Più sereni, da quando non ci sono più i baby borseggiatori. Ragazzini e ragazzine rom, una volta incubo dei viaggiatori disattenti, sono tutti a scuola. I loro sfruttatori sono in carcere, e la pena è certa. I campi rom sono stati sgomberati. Prima la tolleranza zero, come imposto da Marchini: “Chi vive all’interno dovrà pagare, come qualunque altro cittadino, i consumi di acqua, gas, luce e le imposte comunali sui rifiuti. Particolare attenzione sarà prevista nel rispetto dell’obbligo scolastico e dei doveri verso i minori”. Poi gli sgomberi: “Oggi sono migliaia i rom che a Roma vivono in campi abusivi, campi che anche secondo l’Ue devono essere chiusi”, aveva annunciato la Raggi. Non ci sono più campi rom, ma dove siano finiti gli abitanti resta un mistero.

    Sulla sicurezza al Campidoglio non scherzano. “Basta con l’accattonaggio ad ogni angolo, con i quartieri dello spaccio e con la prostituzione per strada”, aveva ringhiato la Meloni. Il Pigneto è tornato a essere un posto per famiglie. Quando attraversano con i genitori i vialoni dell’Eur, inoltre, i bambini non chiedono più: “Cosa fanno quelle signorine seminude?”.

    Arrivo a Battistini, l’altro capolinea della Metro A. Mentre torno alla luce, incrocio pendolari sereni e rilassati. Merito della funivia tra Casalotti e Boccea, idea dalla Raggi. Per arrivare a Battistini la mattina non bisogna più rimanere incolonnati nel traffico nei bus stracolmi, schiacciati come sardine.

    Il collega mi viene a prendere in macchina. Non la sua. Come annunciato da Marchini, c’è stato lo “sviluppo del car sharing sostenibile”.

    Si può girare in macchina senza rimanere intrappolati nel traffico. Merito del semaforo intelligente, intuizione della Raggi, “in grado di rilevare l’intensità del traffico e di regolare di conseguenza la durata dei cicli semaforici variabile in tempo reale”.

    Merito soprattutto dello sviluppo del trasporto pubblico. L’Atac è diventata talmente efficiente che ce la invidia l’Europa intera. Nuove flotte di autobus e più corse. Il bigliettaio a bordo ha fatto passare la voglia di fare i furbi. Poi ci sono le corsie preferenziali, passate dagli attuali 63 km a 150, cominciando dalla via Tiburtina. Giachetti è stato di parola, anche “nell’invertire il senso di marcia delle preferenziali per scoraggiare definitivamente le infrazioni degli automobilisti incivili”. Certo, all’inizio qualche frontale è stato inevitabile.

    La Metro C è a buon punto. La tratta fino al Colosseo voluta da Marchini è stata ultimata. Tra qualche anno l’opera sarà conclusa. La Meloni si è battuta tanto e ha ottenuto che arrivasse fino a Grottarossa, estrema periferia nord, passando per Prati e lo Stadio Olimpico (fondamentale per le Olimpiadi 2024). Lavori finanziati anche grazie alla lotta agli sprechi pubblici, promessa da tutti.

    Tram

    Il top è il potenziamento della rete tranviaria con ben sei nuove linee di tram, idea di Marchini: Trastevere-Termini, Termini-Vaticano-Aurelio, Circolare Tranviaria del Lungotevere, Tram 8 fino a Colosseo e Largo Preneste, Trastevere-Marconi-Colombo, piazza Risorgimento-piazza Mancini, prolungamento della linea Giardinetti fino a Tor Vergata.

    Felici, finalmente, anche i ciclisti. È stato ultimato, su idea di Giachetti, il Grande Raccordo Anulare delle Bici, l’anello ciclopedonale di oltre 44 chilometri, sviluppato all’interno della città. Si possono raggiungere monumenti e punti strategici in bici.

    A ora di pranzo arriviamo a Piramide. Orde di ragazzi si avviano sotto il sole cocente a prendere il treno per andare a mare a Ostia. Una volta la Roma-Lido vinceva il premio Caronte per ritardi, corse cancellate, guasti, proteste dei viaggiatori, vagoni vecchi e intasati. Un incubo. Oggi il trenino per Ostia è il vanto della nuova classe politica romana: efficiente, pulito, affidabile, sempre in orario. Un gioiellino. Come Ostia: lungomare messo a nuovo, turismo rilanciato, clan mafiosi in esilio a Rebibbia.

    Ci facciamo un panino con la porchetta in uno dei tanti nuovi mercati rionali. “Puntiamo all’artigianato locale di alta qualità, valorizziamo i nostri mercati rionali e apriamone di nuovi”, aveva giurato la Meloni. Che ogni tanto si vede a spasso per i mercati così come la Raggi, Giachetti e Marchini. Una volta i politici vi si palesavano solo in campagna elettorale, oggi lo fanno sempre.

    Bambini felici e contenti riabbracciano la mamma uscendo dall’asilo. Privato o pubblico che sia, a Roma c’è posto per tutti. Scuole inoltre messe al sicuro con un piano di edilizia scolastica. “Sono ancora troppe quelle pericolanti, prive di certificazioni antincendio o antisismiche, o che presentano contaminazioni da amianto”, aveva spiegato la Raggi prima delle elezioni comunali del 2016.

    Nel primo pomeriggio scoppia il temporale. Diluvia. Passerà in fretta, come le bufere estive. Ricordo ancora tanti anni fa: quando cadeva una goccia d’acqua Roma si paralizzava. Oggi non più perché ci sono i tombini intelligenti voluti da Marchini: “La soluzione che abbiamo individuato è un Sistema Informatico di Monitoraggio Acque Pluviali, che controllerà costantemente lo stato di tutti i tombini collegandoli in rete ad una Centrale operativa in grado di localizzare con estrema precisione quello in allarme, consentendo un rapido, puntuale e risolutivo intervento”. E le buche sulle strade? Ricordate quando nella Capitale non si parlava d’altro? Sparite. “Controlli veri e severi. Chi sbaglia paga e rifà i lavori a spese sue”, aveva garantito la Meloni. Detto, fatto.

    Nel tardo pomeriggio arriviamo a Tor Bella Monaca. Una volta era una delle borgate più malfamate, oggi non più. Le promesse elettorali sono state mantenute. La Meloni l’aveva detto: “Sogno una Roma nella quale Tor Bella Monaca sia bella come Trastevere, e dove il modello di quartiere popolare somigli ovunque a Garbatella, San Saba e Monte Sacro”. E l’aveva detto la Raggi che l’obiettivo era “valorizzare le periferie trasformando ogni Municipio in un mini centro culturale, dove musei, teatri, biblioteche siano a portata di tutti”.

    La raccolta differenziata è arrivata anche qui, oltre il Raccordo. Come promesso da Giachetti: “Si porterà la differenziata dal 43 al 65 per cento, la raccolta domiciliare porta a porta in tutti i Municipi, servizi affiancati da isole ecologiche, micro-compostaggio e i centri di riuso e di riciclo”.

    Tornando verso Anagnina scorgo in lontananza uno dei cimiteri per cani e gatti, sorti per idea di Marchini. Chi aveva letto il romanzo di Stephen King Pet sematary era un po’ perplesso, ma per fortuna nessun animale si è mai risvegliato.

    All’improvviso un sussulto, e sbatto la testa sul finestrino. Apro gli occhi. Mi risveglio. Maledette buche, stavo facendo un sogno bellissimo. Mi ritrovo sul Cotral, incolonnato sull’Appia. Dopo un’ora arrivo ad Anagnina, dove mi accoglie il solito puzzo di urina e la musica dance degli ambulanti marocchini. Scendo in banchina ma la metro non c’è. Arriverà, se va bene, tra dieci minuti. Di nuovo lo sciopero selvaggio dell’Atac! Non riuscirò mai ad arrivare in tempo per le prove scritte: stamattina sono venuto a Roma per fare un concorso pubblico per il Comune. “Ma tanto si sa già chi devono prendere”, mi dico. La trasparenza e la legalità, già. Che bel sogno…

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