Le unioni civili sono legge, Mattarella ha firmato: cosa prevede il testo?

Le unioni civili sono legge, Mattarella ha firmato: cosa prevede il testo?
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Ultimo aggiornamento: Venerdì 20/05/2016 18:00

    cirinna festa

    Con 372 sì, 51 no e 99 astenuti mercoledì 11 maggio 2016 la Camera ha approvato il ddl Cirinnà sulle unioni civili gay. Il presidente Sergio Mattarella, il 20 maggio ha finalmente firmato il disegno di legge, quindi da questo momento anche l’Italia riconosce a livello legale le unioni tra due persone dello stesso sesso. La relatrice del disegno di legge Monica Cirinnà ha voluto ringraziare Matterella: ”Con la firma del presidente Mattarella della legge sulle unioni civili l’Italia ultima oggi una svolta storica sul fronte dei diritti. Ringrazio il presidente per la sollecitudine con la quale ha voluto adempiere a questo atto, rispondendo così anche alle sollecitazioni della Corte europea e alle osservazioni della Corte costituzionale per dare prontamente anche al nostro Paese una legislazione non discriminatoria nei confronti delle coppie dello stesso sesso”, e ha voluto ricordare che ”Per celebrare le prime unioni adesso sarà necessario l’ultimo passo, quello di un decreto, da emanare entro 30 giorni, che darà agli ufficiali dello stato civile tutte le indicazioni e le istruzioni per la celebrazione. Sono certa che il Consiglio dei ministri saprà provvedere in tempi rapidi, scrivendo definitivamente una delle più belle pagine della storia dei diritti in Italia”.

    renzi unioni civili

    Il governo aveva già incassato la fiducia con 369 sì, 193 no e 2 astenuti. Che fosse una giornata importante per l’esecutivo è stato chiaro fin dalla mattina, quando Matteo Renzi ha commentato sulla sua pagina Facebook il passaggio a Montecitorio. “È un giorno di festa per tanti, oggi“, ha scritto il premier, mentre le opposizioni attaccano il governo per aver fatto saltare la discussione sugli emendamenti e lo accusano di aver forzato la mano. D’altra parte, con il sì al Senato erano già stati rimossi gli ostacoli più grandi, grazie al maxiemendamento approvato il 25 febbraio con 173 sì, 71 no e nessuna astensione che, dopo il dietrofront del M5S, ha portato all’accordo tra i partiti della maggioranza: PD e NCD hanno raggiunto l’intesa, togliendo la stepchild adoption, l’adozione del figliastro, prevista in origine all’articolo 5, e l’obbligo di fedeltà, compreso nella parte finale dell’articolo 3. Vediamo nelle pagine di seguito tutti i dettagli del testo.

    Festa delle famiglie Arcobaleno a Milano

    Il testo mantiene comunque l’ossatura della norma originale e introduce nell’ordinamento italiano un nuovo ordinamento giuridico come specifica formazione sociale: le coppie omosessuali vengono riconosciute davanti alla legge, con diritti e doveri. La loro però è un’unione diversa dal matrimonio. Lo stralcio dell’adozione del figliastro e dell’obbligo di fedeltà allontana ancora di più le unioni gay dalle nozze tra eterossessuali: per due persone dello stesso sesso, contrarre l’unione civile comporta comunque meno diritti rispetto al matrimonio. Vediamo cosa prevede la norma nel dettaglio.

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    Il primo articolo del testo vede la nascita di un nuovo istituto giuridico: l’unione civile tra persone dello stesso sesso come specifica formazione sociale. L’unione civile gay viene distinta dal matrimonio e diventa una formazione sociale riconosciuta dalla legge italiana, con un diverso riferimento anche a livello costituzionale. Le nozze sono garantite dall’articolo 29 della Costituzione, mentre le unioni civili dall’articolo 2 perché “formazione sociale”. All’articolo 2, si stabilisce che le unioni civili si contraggono davanti a un ufficiale civile, alla presenza di due testimoni; l’unione viene registrata negli atti dello stato civile, senza quindi avere un albo a sé stante. Per il cognome comune, viene lasciata libertà di scelta tra uno dei due partner o quelli di entrambi.

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    Gli articoli 3 e 4 elencano i diritti e i doveri che i partner acquisiscono con l’unione civile gay. La parte finale dell’art. 3 è stata modificata con il maxi emendamento del governo: sparisce infatti l’obbligo di fedeltà. Ciò significa che il tradimento non può essere considerato causa di divorzio con colpa all’interno di una coppia omosessuale. Rimangono gli altri doveri. Si tratta di temi che si riferiscono alla vita familiare e agli obblighi di mutua assistenza e di contribuzione ai bisogni comuni e ai diritti sociali derivanti dalla condizione di coppia; previsti i diritti successori dei coniugi e la reversibilità della pensione. Le leggi, gli atti aventi forza di legge, i regolamenti e i contratti collettivi, che si riferiscono al matrimonio e ai coniugi, si applicheranno anche alle parti dell’unione civile. Vengono però eliminati alcuni articoli del codice civile relativo al matrimonio per cui sparisce il termine “famiglia” (“bisogni della famiglia”) sostituito dalla parola “coppia” (bisogni della coppia”).

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    L’articolo più controverso è il 5 che riguarda la stepchild adoption, la possibilità cioè di adottare il “figliastro”, il figlio (biologico o adottato) di uno dei componenti la coppia. Sull’adozione si è scatenato il dibattito politico, arrivando al suo stralcio dal testo. Cosa diceva l’articolo 5? ln pratica estendeva la responsabilità genitoriale a entrambi. Il testo recitava: “si modifica la lettera ‘b’ del comma 1 dell’art.44 della legge 184 del 1983, secondo cui i minori, in deroga alle disposizioni generali, “possono essere adottati, dal coniuge nel caso in cui il minore sia figlio anche adottivo dell’altro coniuge“. Veniva esclusa l’adozione di bimbi terzi: questo significa che una coppia gay non avrebbe potuto adottare un bambino al di fuori della coppia, ma solo il figlio di uno dei due partner. Tra le proposte arrivate dalla minoranza dem c’era anche “l’affido rinforzato”, la possibilità cioè di essere “genitore sociale” fino al compimento della maggiore età. Tutto cancellato: l’adozione del figlio del partner non è più compreso nel ddl.

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    Il ddl Cirinnà si occupa anche dei conviventi di fatto, sancendo il riconoscimento davanti alla legge per le coppie eterosessuali che non contraggono matrimonio. Il Titolo 2 del testo elenca i diritti e i doveri delle coppie di fatto eterosessuali e di quelle regolate dalle unioni civili gay, ed è dedicato alla disciplina della convivenza. In entrambi i casi, saranno riconosciuti i diritti alla reciproca assistenza (si può designare il partner con pieni poteri o limitati per le decisioni in materia di salute o in caso di morte), in caso di trattamento penitenziario del partner, la permanenza nella casa in cui si vive, anche in affitto, l’inserimento nelle graduatorie per le assegnazioni di alloggi popolari e i diritti nell’attività di impresa. Stabilite anche le modalità di scioglimento della convivenza: accordo delle parti; recesso unilaterale; matrimonio o unione civile tra i conviventi o di un convivente con una terza persona; decesso di uno dei conviventi.

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