Unioni civili, Salvini ai sindaci leghisti: ‘Non celebratele’

Unioni civili, Salvini ai sindaci leghisti: ‘Non celebratele’

Il centrodestra prepara il referendum abrogativo del ddl Cirinnà

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    Unioni civili, Salvini ai sindaci leghisti: ‘Non celebratele’


    Matteo Salvini, all’indomani dell’approvazione alla Camera del ddl Cirinnà sulle unioni civili gay, invita i sindaci della Lega Nord alla disobbedienza. Secondo il leader del Carroccio dovrebbero rifiutarsi di celebrare le unioni. Giorgia Meloni annuncia che rispetterà la legge ma le farà celebrare ad altri. Carlo Giovanardi e altri esponenti di centrodestra preparano un referendum abrogativo.

    Con l’approvazione del ddl Cirinnà, che l’11 maggio ha ricevuto l’ok dalla Camera, l’Italia riconosce a livello legale le unioni tra due persone dello stesso sesso. Festa grande in piazza tra gli esponenti del governo, del centrosinistra e delle associazioni per i diritti lgbt. Clima opposto, come prevedibile, sull’altra sponda.

    Il più agguerrito è Salvini. Il leader leghista invita alla disobbedienza: “È una brutta legge, chiederò ai sindaci della Lega Nord di fare obiezione di coscienza e non celebrarle. Questa legge, per assurdo, discrimina le coppie eterosessuali ad esempio sulle pensioni di reversibilità, e poi è l’anticamera delle adozioni gay. Il progresso non è avere due madri, due padri, tre cugini… questa è la fine della società. A questo punto perché limitarsi al matrimonio tra due persone, facciamo anche quattro o cinque come proponeva un senatore del M5S…”. Accoglie l’invito il primo cittadino di Padova, il leghista Massimo Bitonci: “Da sindaco mi riserverò il diritto di obiettare e non celebrerò mai matrimoni fra persone dello stesso sesso. Ho il dovere di servire i cittadini e di promuovere la crescita della comunità padovana, ma non mi sento obbligato ad assecondare le scelte di Renzi che, differentemente da me, non è stato eletto”.

    Meloni contro la Cirinnà su Facebook

    (foto da Facebook)

    Giorgia Meloni, candidato sindaco a Roma, l’11 maggio era alla Camera per votare no. Lo ha scritto su Facebook: “A Montecitorio per votare no alla legge sulle unioni civili di Renzi. Porre la questione di fiducia su temi delicati come questo rappresenta l’ennesimo abuso di parte di un Governo arrogante, che senza aver ricevuto alcun mandato popolare usa le istituzioni a suo piacimento”.

    Il leader di Fratelli d’Italia accoglie solo in parte la proposta dell’alleato Salvini: “Se dovessi diventare sindaco di Roma rispetterò la legge anche se non celebrerò di persona le unioni civili”. Insomma, niente disobbedienza come potrebbero fare i sindaci leghisti, ma che a celebrare le unioni siano altri. La Meloni assicura: “Mi impegnerò per sostenere il referendum abrogativo”.

    Quale referendum abrogativo? L’iniziativa è stata presentata il 12 maggio in Senato da un gruppo di parlamentari del centrodestra. Tra loro Eugenia Roccella, Gaetano Quagliariello e Carlo Giovanardi del movimento Idea, Maurizio Gasparri e Lucio Malan di Forza Italia, Gian Marco Centinaio e Nicola Molteni della Lega, Francesco Bruni e Lucio Tarquinio dei Conservatori e Riformisti, Fabio Rampelli ed Edmondo Cirielli di Fratelli d’Italia, Gian Luigi Gigli e Mario Sberna di Ds-Cd, Guglielmo Vaccaro di Italia Unica e il presidente della Commissione Lavoro del Senato Maurizio Sacconi.

    “Dalla regolamentazione dei diritti si è passati allo stravolgimento antropologico della famiglia. La legge sulle unioni gay che viene approvata a colpi di bavaglio e di voti di fiducia imposti da Renzi e dai suoi accoliti apre la strada ad ogni tipo di confusione”, tuona Gasparri. In prima linea a favore del referendum Giovanardi: “Le dichiarazioni degli esponenti del Pd trasudano malafede e ipocrisia perché teoricamente la legge che sta per essere approvata con la fiducia parla di formazioni sociali da riconoscere non di matrimonio, ma è evidente che a questo mirano i sostenitori della legge, magari per vie di forzature giurisprudenziali”. Giovanardi ha poi elogiato Alfio Marchini, candidato civico a Roma con l’appoggio di Forza Italia e centristi: “Per tutti i romani che hanno partecipato alle grandi manifestazioni di Piazza san Giovanni e Circo Massimo c’è una ragione in più per votare Marchini”.

    Qual è la ragione, secondo Giovanardi? Marchini, alla vigilia della questione di fiducia sul ddl Cirinnà, aveva annunciato che non avrebbe celebrato le unioni gay: “Non ho nulla contro il riconoscimento dei diritti civili, ma non è compito del sindaco fare queste cose per cui non celebrerò unioni gay se dovessi vincere le elezioni”.

    “Diciamo no a questa legge perché è un imbroglio ipocrita. Potevano fare il matrimonio per le coppie omosessuali, noi saremmo stati ovviamente in disaccordo ma almeno sarebbe stato chiaro il loro intento”, aveva commentato Renato Brunetta, capogruppo alla Camera di Forza Italia, prima del voto. Il partito aveva però lasciato libertà di coscienza e alcuni esponenti hanno poi votato a favore del ddl Cirinnà. Tra loro: Renata Polverini, Giorgio Lainati, Stefania Prestigiacomo, Elio Massimo Palmizio, Elio Vito, Mara Carfagna, Laura Ravetto, Nunzia De Girolamo, Lorena Milanato.

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