Questione di fiducia: cos’è e perché i governi ne abusano

Questione di fiducia: cos’è e perché i governi ne abusano

Renzi sta per battere il record di Monti

    Questione di fiducia: cos’è e perché i governi ne abusano


    Cos’è la questione di fiducia, e perché i governi sempre più spesso chiedono di votare la fiducia su un disegno di legge? Si tratta di un istituto giuridico che, di fatto, consente di approvare una legge in tempi rapidi, evitando ostruzionismo e modifiche da parte dell’opposizione.

    In Italia la questione di fiducia non è prevista dalla Costituzione, anche se si ispira alla legge 94 secondo cui entro dieci giorni dalla sua formazione, il governo si presenta alle Camere per ottenerne la fiducia. È disciplinata dai regolamenti interni della Camera.

    “Il governo pone la questione di fiducia su una legge, o più comunemente su un emendamento a una legge, qualificando tale atto come fondamentale della propria azione politica e facendo dipendere dalla sua approvazione la propria permanenza in carica”. Con la fiducia decadono tutti gli emendamenti (ovvero le modifiche proposte dalle opposizioni) e la legge deve essere votata così come è stata presentata. Viene così limitata la funzione parlamentare. L’opposizione può infatti rifiutare una legge o proporre che sia modificata: con il voto di fiducia perde questo potere.

    Da anni i governi, come vedremo nel paragrafo successivo, abusano del voto di fiducia. Per aumentare il potere legislativo, innanzitutto, soprattutto quando la maggioranza non è solida. Porre una questione di fiducia sul voto di un testo di legge consente di blindare il voto e ridurre i tempi di approvazione. Il voto non è segreto ma palese (si tagliano così le gambe ai cosiddetti “franchi tiratori”), e tutti gli emendamenti dell’opposizione (spesso migliaia, inutili, volti solo all’ostruzionismo) decadono.

    Il rischio è che la fiducia non arrivi: in quel caso il Governo è chiamato a rassegnare le dimissioni. Ma non succede mai.

    Ecco perché tutti vanno matti per la fiducia. Ecco un po’ di dati relativi alle ultime cinque legislature. Dal 2006 al 2008 Romano Prodi ha usufruito di 28 voti di fiducia (media di 1,1 al mese); dal 2008 al 2011 Silvio Berlusconi ha chiesto 53 volte la fiducia (1,2 volte al mese); Mario Monti l’ha chiesta 51 volte (tre volte al mese) nel biennio 2011-13; Enrico Letta, nell’anno in cui ha governato, solo nove volte (media di 0,9 volte al mese). Matteo Renzi, nonostante una maggioranza relativamente forte, sta battendo il record di Monti. Come rivela il blog Openpolis, a marzo 2016 il governo Renzi ha richiesto la fiducia per oltre il 30% delle leggi approvate. Ad esempio per il ddl “buona scuola”, per il Jobs Act, per il maxiemendamento sulla Legge di Stabilità, per il Decreto Banche. L’ultima in ordine di tempo è la fiducia sulle Unioni Civili.

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