Renzi contro Emiliano: gli scontri tra il premier e il governatore della Puglia

Renzi contro Emiliano: gli scontri tra il premier e il governatore della Puglia

    Renzi ed Emiliano

    Tra Matteo Renzi e Michele Emiliano non corre buon sangue. Tanti gli scontri, a colpi di frecciatine e accuse dirette, tra il premier e il governatore della Puglia. I due si sono beccati su diverse questioni, come il referendum sulle trivelle e la riforma della scuola del governo, dando vita all’ennesima lotta intestina del Partito Democratico. Vediamo i principali temi di discordia tra Renzi ed Emiliano.

    Trasmissione tv "Porta a Porta"

    L’ultimo scontro a livello temporale è stato quello sul referendum del 17 aprile. Emiliano è stato tra i promotori, Renzi tra gli oppositori. Il premier aveva pubblicamente dichiarato la propria astensione, motivandola con la volontà di salvare i posti di lavoro a rischio con l’eventuale vittoria del sì. E aveva bollato il referendum come un inutile spreco di soldi. Il 20 marzo Emiliano aveva sbottato: “Come si fa a dire che chi ha chiesto il referendum ha chiesto un referendum inutile e che ha sulle spalle la responsabilità delle spese? Queste sono bugie clamorose che sono state dette purtroppo dal Partito democratico. Questo modo di fare va bene per un venditore di pentole ma non per chi ha delle responsabilità di governo”. Secondo Emiliano “il presidente del Consiglio dice due bugie: la prima è che ci sarà una perdita di posti di lavoro, la seconda bugia è che se vince il referendum si bloccano le coltivazione dei pozzi”.

    Il “venditore di pentole” Renzi, dopo il flop del referendum e la sua vittoria, ha punzecchiato Emiliano: “Ci sono vincitori e sconfitti: il governo non si annovera nella categoria dei vincitori, ma ci sono lavoratori che torneranno nelle loro aziende consapevoli di aver un futuro. Gli sconfitti hanno nomi e cognomi, come presidenti di regione”.

    E il presidente della Regione Puglia: “Renzi pensa di essersela cavata perché il cuore non è stato raggiunto mentre dovrebbe smettere di far entrare le lobby nei palazzi delle istituzioni. Sono andate a votare 14 milioni di persone. Un successo strepitoso che impegna il governo a cambiare politica industriale ed energetica. Non accetto che trasformi la vicenda in modo ipocrita”.

    "La scuola che cambia, cambia l'Italia" con Matteo Renzi

    Altro terreno di scontro è stata la riforma della scuola di Renzi, denominata “la buona scuola”. Emiliano a settembre ha deciso di impugnare la riforma presso la Corte Costituzionale. “Ha un carattere meramente tecnico – avevano spiegato dalla Regione -. La motivazione non è fondata su una critica di natura politica, ma sul mero intento di tutelare la Regione Puglia su alcuni aspetti del dimensionamento scolastico”. Il timore di Emiliano era che 2000 insegnanti sarebbero stati costretti a lasciare la Puglia.

    Il numero si è poi dimostrato ampiamente inferiore, tanto da permettere a Renzi, a novembre, di rinfacciargli l’accusa: “In Puglia su 4.037 posti disponibili, hanno ottenuto la cattedra nella provincia indicata 3.683 docenti. 269 sono stati nominati in altra regione per loro scelta, 85 sono venuti da altre province, 380 insegnanti sono stati assegnati a un’altra provincia. Dunque fuori regione andranno in 150. Ricordo che in quella regione si disse di tutto contro la Buona scuola”.

    Ed Emiliano: “Prendo atto che alle iniziali previsioni di circa duemila insegnanti che dalla Puglia avrebbero dovuto trasferirsi fuori regione, siamo scesi a un numero che va da 269 a 150. Rimane il fatto che questo numero non è affatto irrilevante pur essendo inferiore alle previsioni formulate del sindacato e che, come Presidente della Regione Puglia, resto a totale disposizione di questi nuclei familiari per lenire il loro disagio. Dopo anni di lavoro per l’amministrazione dello Stato nelle scuole pugliesi, sono molto addolorato che questi insegnanti, per continuare a lavorare, siano stati costretti ad accettare trasferimenti in altre sedi fuori regione senza alcun incentivo”.

    Michele Emiliano

    Scontro anche sul gasdotto Trans-Adriatico TAP , un progetto volto alla costruzione di un nuovo gasdotto che dalla frontiera greco-turca attraverserà Grecia e Albania per arrivare nella provincia di Lecce, consentendo l’afflusso di gas naturale proveniente dall’area del Mar Caspio in Italia e in Europa. Favorevole Renzi, che sosteneva che “un gasdotto non pregiudica le potenzialità turistiche del territorio”, e che “si dovrebbe osservare che il gasdotto convive perfettamente con la spiaggia a Ibiza dove il turismo non è affatto crollato”.

    Di tutt’altro parere Emiliano, che ha cercato fin da subito di ridurre al minimo l’impatto ambientale del gasdotto, cambiandone la destinazione: “Roma ci ha chiesto più volte di ritirare il ricorso dell’ex giunta Vendola contro l’autorizzazione unica rilasciata a Tap dal ministero dello Sviluppo economico. Ma, questo, sarebbe un errore politico. Qualcuno deve dimostrarci che quello di San Foca, una delle spiagge più belle della penisola, è il solo ormeggio possibile. Non lo ha fatto nessuno, almeno fino ad ora”.

    Matteo Renzi

    A Bisceglie, provincia Bat (Barletta-Andria-Trani), nel dicembre 2015 è scoppiato il caso dell’iscrizione di massa al Partito Democratico. Sono 363 le persone che avevano compilato on line la domanda per entrare nel Pd. Troppe e tutte insieme, per non destare sospetti di irregolarità. Tra i tesserati il sindaco Francesco Spina (ex centrodestra, avvicinatosi poi a Emiliano), vari assessori, consiglieri ed elettori passati dal centrodestra al Pd. Con il placet di Emiliano.

    Il 21 febbraio, pochi giorni dopo che aveva annoverato il governatore della Puglia tra i suoi nemici, è arrivato l’affondo di Renzi: “Non è possibile che al Pd si iscrivano in blocco 400 persone con una carta di credito. Non è giusto, non è lecito, non è legittimo. Il partito non si deve scalare con le tessere ma con le idee. Siamo l’unico partito a avere un bel confronto dialettico tra maggioranza e opposizione – qualcuno dice troppo, io dico che non è mai troppo – ma sul territorio dobbiamo avere la forza di essere dinamici e non accettare operazioni discutibili”.

    Immediata la difesa di Emiliano, che non accettava l’accusa di irregolarità: “Lo invito a verificare se ci sono irregolarità. Renzi ce l’ha con me, dovrebbe circondarsi di persone competenti dal territorio”.

    Taranto, l'Ilva riapre l'altoforno

    Non sono mancate le polemiche per la questione dell’Ilva di Taranto . “La Puglia è stanca di produrre energia per il resto del paese e di avere in cambio dati sui tumori. Trovo necessario il processo di decarbonizzazione. L’alternativa alla decarbonizzazione, per l’Ilva, è la chiusura”, ha detto Emiliano a marzo. Un paio di mesi prima il governatore della Puglia aveva avvertito il premier: “Dico a Renzi che questa storia dell’Ilva, se sottovalutata, rischia di diventare un Vietnam per la Puglia e per il Paese”. Nessuna risposta, stavolta, ma anche in questo caso non c’è stata unità di intenti.

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