Referendum trivelle, Comitato per il sì annuncia ricorso

Referendum trivelle, Comitato per il sì annuncia ricorso

'Violata norma europea, Italia rischia una multa'

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    Referendum trivelle, Comitato per il sì annuncia ricorso


    Il mancato raggiungimento del quorum per il referendum sulle trivelle del 17 aprile non ferma il Comitato per il sì, che ha annunciato ricorso al ministero dello Sviluppo Economico. Inoltre è pronta un’interrogazione all’Unione Europea per una presunta violazione da parte dell’Italia. A dare la notizia le associazioni no triv in una conferenza stampa alla Camera.

    Secondo Enzo Di Salvatore, il professore costituzionalista che ha scritto i quesiti referendari, cinque concessioni per le estrazioni di idrocarburi entro le 12 miglia vanno bloccate: “Queste concessioni sono scadute da tempo e la proroga è illegittima. La norma prevede che siano prorogati i titoli vigenti, non quelli scaduti. Il Mise non si è mai pronunciato a riguardo, di conseguenza le aziende petrolifere stanno continuando ad estrarre senza autorizzazione”.

    Pronta anche una battaglia europea per contestare la presunta violazione, da parte dell’Italia, delle norme che disciplinano la libera concorrenza in merito all’estensione delle concessioni per l’estrazione degli idrocarburi. A presentare un’interrogazione alla Commissione europea, chiedendo se intenda aprire una procedura di infrazione all’Italia per la violazione delle regole sulla concorrenza, l’europarlamentare Barbara Spinelli (gruppo Gue/Ngl). Secondo Di Salvatore, la legge che consente di protrarre le concessioni per la durata di vita utile del giacimento (quella al centro del referendum del 17 aprile) violerebbe la norma europea con “lo scopo di garantire la competitività del mercato. Ora che il referendum non ha raggiunto il quorum, gli italiani rischiano di dover pagare una multa all’Europa”.

    Di Salvatore ha poi commentato i risultati del referendum (solo in Basilicata si è raggiunto il quorum): “Se c’è uno sconfitto oggi in Italia è la democrazia. Non possiamo gioire se due terzi degli italiani non sono andati a votare.

    Tuttavia siamo riusciti a fare diventare nazionalpopolare un tema di politica energetica nazionale. Prima se ne discuteva solo nelle aule universitarie. Il percorso referendario è stato un successo”.

    Non la pensa così Matteo Renzi, il vincitore politico del referendum, visto che aveva pubblicamente auspicato l’astensione: “Il popolo italiano ha parlato ed è finita 70 a 30. Leggo che chi ha perso spiega che ha vinto…”. Poi l’attacco alle Regioni: “È il momento di impegnarsi a tenere il mare pulito, magari occupandoci dei depuratori, cosa che dovrebbero fare le Regioni. Gli italiani ci chiedono di lavorare non di fare polemiche”.

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