Referendum, Renzi prepara la vendetta per le Regioni

Referendum, Renzi prepara la vendetta per le Regioni

Pronta la riforma per ridurle, tagliando costi e poltrone

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    Dopo la personale vittoria al referendum sulle trivelle, Matteo Renzi prepara la battaglia contro le Regioni. Pronta la riforma per ridurle, abbattendo costi e poltrone. Ma si tratta anche, volendo dare una lettura politica un po’ maliziosa, di una vendetta contro chi aveva chiesto il referendum e attaccato il governo.

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    Il premier, dopo il flop del referendum del 17 aprile, si è tolto diversi sassolini dalla scarpa. Con il ghigno del vincitore politico: non era stato lui a tifare pubblicamente per l’astensione? L’astensione che poi, se vogliamo usare una metafora calcistica tanto cara al tifoso della Fiorentina, ha battuto il quorum 70-30: “Il popolo italiano ha parlato ed è finita 70 a 30”.

    Le prime stoccate contro le Regioni erano arrivate nella conferenza stampa indetta subito dopo la diffusione dei risultati del referendum. Renzi aveva dichiarato “falso e ipocrita difendere il mare mettendo in difficoltà qualche piattaforma quando le Regioni per anni si sono disinteressate dei depuratori”. E ancora: “Come si fa a parlare di mare quando troppe Regioni non utilizzano i fondi europei per pulire le nostre acque?”. E poi: “È stato inutile buttare via 300 milioni di euro per questo referendum, quando la prima cosa che viene chiesta alle Regioni è di abbattere le code per la sanità. Con quella cifra avremmo potuto acquistare 350 nuove carrozze per il trasporto pendolare”. Senza dimenticare la polemica con il governatore della Puglia Michele Emiliano, in prima linea per il sì: “Chi ha perso ha nome e cognome: sono quei consiglieri e quei pochi governatori regionali che hanno cavalcato il referendum per una conta interna al Pd. Sono loro gli sconfitti”.

    Il premier ha quindi annunciato una bella sforbiciata alle Regioni. Tutto parte dalla riforma costituzionale appena varata, da confermare in autunno con un nuovo referendum. Riforma che, oltre ad abolire il Senato così come lo conosciamo, punta a eliminare “i troppi poteri delle Regioni”, ad “abbassare gli stipendi dei consiglieri regionali”, come spiegato dal premier al Tg1 il 18 aprile. L’attacco alle Regioni è stato portato avanti su tre fronti: ambiente, sanità, trasporti.

    Le Regioni hanno accusato il governo di aver buttato 300 milioni per il referendum (non concedendo l’election day con le Comunali)? Renzi: “La prima preoccupazione delle Regioni dovrebbe essere innanzitutto quella di ridurre le liste d’attesa nella sanità e dare più attenzione ai pendolari”.

    Qualche anticipazione sulle intenzioni del governo l’ha data il sindaco di Pesaro Matteo Ricci, renziano doc e vicepresidente dell’Anci (Associazione Nazionale Comuni Italiani): “Visto che con la riforma costituzionale vengono abolite le Province bisogna completare l’opera. Prima vogliamo mettere in ordine in casa nostra e per questo puntiamo a riordinare i Comuni, tutti, non solo quelli sotto i 5 mila abitanti, aggregandoli per funzioni omogenee. E poi bisogna ridurre il numero delle Regioni. È un processo inevitabile e su questo il governo è d’accordo”. L’idea è aggregare “le Regioni esistenti, senza spezzettarle, in modo da far loro acquisire massa tale da renderle più competitive in Europa”. L’obiettivo è dimezzare le regioni italiane che da venti diventerebbero dieci. Una vera e propria impresa, in un Paese dove il campanilismo è talmente acceso che diventa difficile accorpare anche due provincie.

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