Referendum 17 aprile sulle trivelle: come voteranno i politici italiani

Referendum 17 aprile sulle trivelle: come voteranno i politici italiani
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Ultimo aggiornamento: Giovedì 01/12/2016 07:17

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    Come voteranno i politici italiani al referendum abrogativo del 17 aprile sulle trivelle? Non tutti si presenteranno alle urne, votando sì o no: c’è chi, come il premier Matteo Renzi, ha annunciato l’astensione. Prima di scoprire la loro posizione, ricordiamo che chi vota “sì” vuole che, quando scadranno le concessioni per estrarre idrocarburi, vengano fermati i giacimenti attivi entro 12 miglia dalla costa nelle acque italiane. Se si vuole che le attività vadano avanti bisogna invece votare “no”. LEGGI ANCHE –> Referendum trivelle 2016: data, regioni, come si vota e punti critici

    Movimento 5 Stelle trivelle

    Un “sì” bipartisan, che va dai partiti di sinistra a quelli di destra, passando per il M5S. Di Battista era in prima linea durante il flash mob del 18 marzo al Pantheon. Questa la nota ufficiale sul sito di Beppe Grillo: “Perché noi diciamo No alle trivellazioni, ma a TUTTE le trivellazioni. Offshore e terrestri. Perché l’energia fossile è il passato mentre il futuro è e deve essere rinnovabile. Oltretutto è ormai risaputo (ed è stato ribadito in numerose audizioni parlamentari) che il petrolio italiano è di scarsa qualità. Qualora fosse estratto totalmente basterebbe a soddisfare la domanda interna per nemmeno due anni. E noi vogliamo mettere a rischio il nostro equilibrio ambientale, la sostenibilità, vogliamo correre il rischio di incidenti rilevanti, a mare e a terra, vogliamo inquinare e rendere aridi i nostri territori? No. Per questo andremo a votare questo referendum pur riconoscendone i limiti. E BISOGNA VOTARE SI’. ”
    Rottura totale, l’ennesima, fra Matteo Renzi e il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, che in risposta all’invito di Renzi all’astensione risponde in questi termini: “Faccio un appello ai militanti di un partito, uno in particolare, non abbiate paura, non fatevi intimidire da capi e capetti che vi dicono di non fare propaganda, andate a votare [...] Invito i militanti ad andare a votare prima di tutto e a votare sì”. Sulla stessa lunghezza d’onda, il presidente della Regione Basilicata in quota PD Piero Lacorazza: “Bisogna togliere le trivelle dai nostri mari, smontare le piattaforme e investire sull’economia del mare, sulla pesca, insomma su una nuova strategia energetica, perché quella che c’è oggi prevede il raddoppio delle stazioni del gas idrocarburi. E se non si cambia quello si va incontro ancora di più alla stagione dei fossili”.
    Voteranno sì anche Sinistra Italiana, SEL (Sinistra ecologia e libertà), Italia dei Valori e gli altri partiti di sinistra e ambientalisti come la Federazione dei Verdi.
    Lega Nord trivelle Stessa posizione, sull’altra sponda, per Matteo Salvini: “Personalmente andrò a votare sì. Penso che il nostro petrolio siano il nostro paesaggio, il nostro mare, la nostra agricoltura. Invito i cittadini italiani ad andare votare, affinché non siano i petrolieri a decidere”.
    Orientati al sì, anche in polemica verso il governo Renzi. “In Italia di inutile c’è solo il loro governo servo dei poteri forti e delle lobby che vuole continuare a dare alle multinazionali petrolifere la possibilità di sfruttare il mare italiano senza nessuna scadenza”, le parole di Giorgia Meloni.

    Matteo Renzi e Debora Serracchiani

    Matteo Renzi non andrà a votare. Il premier rivendica il diritto all’astensione: “Ci sia l’onestà intellettuale di riconoscere che la posizione dell’astensione a un referendum che ha il quorum, è una posizione sacrosante e legittima. Non riconoscerlo è sbagliato e profondamente ingiusto. Non votare un referendum inutile e sbagliato è diritto di tutti: richiederebbe maggiore onestà intellettuale dire che è una posizione costituzionalmente corretta”.
    Sulla stessa lunghezza d’onda Debora Serracchiani, governatore del Friuli e vicesegretario nazionale del PD. Insieme all’altro vicesegretario del Partito Democratico Lorenzo Guerini, ha diffuso una nota congiunta. Eccone i passaggi principali: “Questo referendum è inutile. Non riguarda le energie rinnovabili, non blocca le trivelle (che in Italia sono già bloccate entro le 12 miglia, normativa più dura di tutta Europa), non tocca il nostro patrimonio culturale e ambientale. Ci sono alcune piattaforme che estraggono gas. Vi lavorano migliaia di italiani. Finché c’è gas, ovviamente è giusto estrarre gas. Sarebbe autolesionista bloccarle dopo avere costruito gli impianti. Licenziare migliaia di italiani e rinunciare a un po’ di energia disponibile, Made in Italy. Col risultato che dovremmo acquistare energia nei paesi arabi o in Russia, a un prezzo maggiore. Il referendum voluto dalle regioni costerà 300 milioni agli italiani. Se il referendum passerà l’Italia dovrà licenziare migliaia di persone e comprare all’estero più gas e più petrolio. Ecco perché la segreteria pensa che questo referendum sia inutile”.
    Sulla posizione astensionistica si è verificato uno strappo (tanto per cambiare) all’interno del partito, con la minoranza del PD contraria. Tra loro Gianni Cuperlo (duro il suo attacco a Renzi), Roberto Speranza, Pier Luigi Bersani e Guglielmo Epifani.

    Romano Prodi

    A votare “no” al referendum sulle trivelle sarà l’ex presidente del Consiglio Romano Prodi: “Mi sono sempre schierato sull’assoluta necessità di avere, ovviamente nella massima sicurezza, una produzione nazionale, come hanno tutti i Paesi. È necessario anche attrarre gli investimenti esteri, come accade in tutte le nazioni del mondo, certamente, come detto, garantendo la massima sicurezza. Se dovessi votare voterei certamente per mantenere gli investimenti fatti, su questo non ho alcun dubbio anche perché è un suicidio nazionale quello che stiamo facendo. Se voto al referendum voto no”.
    “Io vado a votare e voto no”. Così il governatore del Piemonte, Sergio Chiamparino, che aggiunge: “Mi pare marginale rispetto alle questioni energetiche del Paese. Un conto se ai cittadini venisse chiesto se vogliono nuovi investimenti nelle trivellazioni, in quel caso forse sarei contrario anche io. Ma qui si tratta di impianti che ci sono già, perché li dobbiamo chiudere? Perché non dovremmo continuare a estrarre gas finché ce n’è? Un po’ di fondamentalismo ambientalista c’è”.

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