Salvini, Berlusconi, Meloni e gli altri: chi sarà il nuovo leader del centrodestra?

Salvini, Berlusconi, Meloni e gli altri: chi sarà il nuovo leader del centrodestra?

    Berlusconi

    Uno dei motivi della crisi del centrodestra italiano è la mancanza di un leader chiaro e riconoscibile. Se il centrosinistra, pur dilaniato da lotte intestine, ha trovato e riconosciuto la guida di Matteo Renzi, dall’altra parte è lotta aperta per la guida della coalizione. Silvio Berlusconi, nel bene e nel male, ha rappresentato il centro vitale del centrodestra, lo ha creato e gestito finché è stato in grado. Dal 2011, anno in cui il IV governo Berlusconi è caduto, la sua stella si è spenta poco a poco e il centrodestra unitario si è disgregato: le alleanze sono diventate instabili, nuove personalità hanno fatto capolino sulla scena politica ma al momento nessuna sembra in grado di riunificare tutta l’area sotto un solo nome. Abbiamo cercato di individuare chi potrebbe essere il nuovo leader del centrodestra: queste sono le nostre scelte, con tanto di voti.

    Silvio Berlusconi

    Iniziamo da lui, da Silvio Berlusconi. Per quasi vent’anni è stato il volto e la voce del centrodestra italiano. Il suo nome bastava a riempire le piazze e le urne, Forza Italia ha catalizzato l’attenzione degli elettori e ha risucchiato al suo interno esponenti politici provenienti da diverse fazioni, dagli ex socialisti agli ex missini. Oggi, tutto è cambiato. La rinata Forza Italia è ai minimi storici, mentre delfini e alleati hanno trovato la loro strada con nuovi partiti o nuovi segretari. Lui è rimasto lì, nell’ombra, forte di uno zoccolo duro che lo sostiene a ogni costo. Ormai non si vede quasi più se non in rarissime occasioni, i suoi interventi sono per lo più telefonici o televisivi, ma è ancora il centro propulsore del centrodestra, contro cui chiunque deve confrontarsi. L’età, le batoste politiche e giudiziarie hanno reso quasi impossibile tenere tutto sotto controllo, come dimostra il caos intorno al candidato a Roma. Ormai il suo tempo è finito: improbabile (ma non impossibile) che possa essere ancora il leader del centrodestra.

    Incontro "Ricostruiamo il centrodestra"

    Chi avrebbe la stoffa per guidare il centrodestra è Matteo Salvini. Il segretario della Lega Nord si è fatto strada scalando tutta la gerarchia, forte di una politica “della strada” che piace ai leghisti della prima ora e di una visibilità mediatica in costante crescita. Se non si vede molto tra i banchi dell’Europarlamento, lo si vede sempre più spesso su tutti i canali televisivi italiani, sulle pagine dei media tradizionali ma soprattutto sul web. Sulla carta avrebbe tutte le caratteristiche per guidare il centrodestra: è la nemesi di Matteo Renzi, sa parlare al cuore degli elettori di destra (e alla pancia di molti altri), ha grinta da vendere e, non da ultimo, buca il video (come si dice in gergo). C’è però un grande ma. Salvini è il segretario della Lega Nord, un partito che per anni ha gridato alla secessione, ha insultato il Sud, ha chiamato i meridionali nei modi più beceri, ha visitato l’Italia solo dal Po in su. Oggi ha cambiato bersaglio, addossando sugli immigrati e i rom la colpa di tutti i mali, si è aperto al Sud con le liste “Noi con Salvini” e ha iniziato a girare città e paesi del Centro-Sud. Gli elettori si ricordano ancora di quegli insulti (i cori contro i napoletani saranno anche cori da stadio ma sempre insulti sono): non si può guidare il centrodestra dimenticandosi di un pezzo d’Italia. Almeno per il momento.

    Giorgia Meloni ospite a Otto e mezzo

    Giorgia Meloni avrebbe quasi tutte le carte in regola per rinnovare il centrodestra e porsi alla guida. Donna, giovane ma con una lunga militanza politica, presenza scenica e un vocabolario lontano dal politichese dei Palazzi. Perché allora non proporla come figura di riferimento contro Renzi? Perché alcuni punti di forza sono anche punti di debolezza. Come donna, potrebbe essere un cambiamento totale con il passato, ma è lo stesso centrodestra (o meglio i suoi vertici) ad aver stigmatizzato il suo essere donna come un problema, come tutta la questione di Roma ha ampiamente dimostrato. Insomma, tutti bravi a predicare l’uguaglianza di genere ma finché si rimane nella teoria. La sua lunga militanza politica nelle fila dell’ex Alleanza Nazionale le ha dato visibilità (fu ministra per la Gioventù sotto il IV governo Berlusconi a soli 31 anni) ma l’ha penalizzata. Con la scissione dal Pdl e la fondazione di Fratelli d’Italia, ha perso una base elettorale enorme e deve fare affidamento su percentuali risicatissime (3,66% alle Europee del 2014) che le rendono impossibile la scalata ai vertici della coalizione.

    Raffaele Fitto

    Fuori dal cerchio magico è difficile trovare futuri leader, ma c’è chi ci crede da tempo. Raffaele Fitto ha lottato all’interno di Forza Italia, chiedendo un cambiamento di rotta fin dai primi sintomi della debacle, fallendo. L’ex governatore della Puglia ha voluto smuovere dall’interno la creatura di Berlusconi, il suo mentore politico, con cui ha avuto ruoli importanti all’interno del partito e all’esterno, fino alla nomina di Ministro per gli Affari Regionali. Il risultato è stato il definitivo allontanamento dalla politica italiana (ma non dalla politica). La richiesta di un confronto interno, la necessità di un rinnovamento profondo della classe dirigente, la ricerca di un nuovo consenso elettorale che non fosse più ad personam: tutto naufragato. Cresciuto a pane e politica (il padre, Salvatore Fitto, guidò la regione Puglia negli anni ’80 sotto la Dc), si è costruito un grande consenso al di fuori degli schemi berlusconiani e alle Europee del 2014 ha raccolto il frutto del suo lavoro, venendo eletto con 284.547 voti, secondo assoluto in Italia, dietro solo a Simona Bonafè del PD. Se dovesse rientrare nell’agone politico italiano, dovrà lottare contro tutto e tutti.

    Mariastella Gelmini

    Qualche chance in più potrebbe averla Mariastella Gelmini. L’ex ministra dell’Istruzione è un volto noto all’elettorato di centrodestra, a livello istituzionale e nella politica “dal basso”, ed è rimasta una delle personalità più vicine a Silvio Berlusconi, senza oscillazioni, fedele a Forza Italia in ogni suo passaggio. Per di più, è una donna e potrebbe essere l’arma segreta dell’Ex Cavaliere, ma intorno a lei aleggiano troppi dubbi. Proprio la fedeltà a Berlusconi potrebbe essere mal digerita dagli alleati: sarebbe come avere di nuovo lui al comando ma per interposta persona. Alcune gaffe, come quella del tunnel tra il Cern e il Gran Sasso, con tanto di comunicati stampa come ministra dell’Istruzione e della Ricerca, la rendono ancora oggi attaccabile. In un momento così delicato, non sarebbe proprio opportuno.

    Giovanni Toti

    Il futuro di Forza Italia (e del centrodestra) per Silvio Berlusconi era (e probabilmente lo è ancora) Giovanni Toti. L’ex direttore del Tg4 deve all’ex Cavaliere tutta la sua attuale carriera politica, passando dalla direzione del tg sulla rete Mediaset al ruolo di consigliere politico all’epoca delle ultime elezioni europee. Lo si potrebbe descrivere come l’anima più moderata di FI e dal suo arrivo fa parte del famoso “cerchio magico“, tanto da essere il vero “delfino” dell’Ex Cavaliere (ancor di più dopo il tradimento di Angelino Alfano). Tutto sembra giocare a suo favore, tranne un piccolo problema: al momento non è disponibile a battaglie politiche perché impegnato a guidare la Regione Liguria, di cui è stato eletto presidente a maggio 2015. Per qualche tempo dovrà stare lontano dai palazzi romani e fare il suo dovere, ma tra qualche anno il suo nome potrebbe essere ancora spendibile. Sempre che nel frattempo non sia arrivato un nuovo leader.

    Queste sono solo le nostre scelte, ma il panorama del centrodestra è molto più ampio: puoi scegliere il prossimo leader del centrodestra votando il nostro sondaggio.

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