Elezioni Roma, Berlusconi contro Salvini: ‘I leghisti sono ex fascisti’

Elezioni Roma, Berlusconi contro Salvini: ‘I leghisti sono ex fascisti’

A rischio l'alleanza dell'ex Cavaliere con Lega Nord e Giorgia Meloni

    Elezioni Roma, Berlusconi contro Salvini: ‘I leghisti sono ex fascisti’

    La vittoria di Guido Bertolaso alle “gazebarie” invece di ricompattare il centrodestra in vista delle elezioni di Roma, rischia di sfaldarlo definitivamente. A rischio l’alleanza di Silvio Berlusconi, che insiste ad appoggiare l’ex capo della Protezione Civile, con Giorgia Meloni e Matteo Salvini. Dopo Bertolaso, anche l’ex cavaliere ha stoppato la Meloni, che si è detta disposta a scendere in campo, invitandola a fare solo la mamma. Il leader di Fratelli d’Italia potrebbe decidere di staccarsi da Forza Italia e correre da sola, con l’appoggio della Lega Nord. E Berlusconi ha attaccato anche i leghisti di Roma, definendoli “ex fascisti”. Ripercorriamo ciò che sta succedendo nel centrodestra a partire dalle “gazebarie”.

    Bertolaso sì. Le “gazebarie”, o come le avevamo definite noi “bertolasarie”, danno esito positivo. Non arriva il temuto flop: sabato 12 marzo e domenica 13 si presentano ai gazebi allestiti per la Capitale quasi 50mila romani, almeno secondo i dati del comitato dell’ex capo della Protezione Civile. Dati da prendere (come sempre in questi casi) con le pinze. E non solo: a votare a favore il 96,7% delle persone. Insomma, un trionfo. Bertolaso festeggia e tira un sospiro di sollievo: non se ne deve andare in Grecia.

    Gazebo organizzati a sostegno della candidatura di Bertolaso a sindaco di Roma

    Esulta anche Berlusconi, arrivato a Roma. L’ex Cavaliere, scortato dal solito gruppone di guardie del corpo, si presenta ai gazebi per sostenere pubblicamente l’uomo che lui vuole al Campidoglio. “Quando arriverà un politico e mi dirà voglio andare al posto di Bertolaso gli riderò in faccia e gli dirò ‘dove vuoi andare che non sei neanche capace di amministrare un’edicola’. Noi andiamo avanti con Bertolaso, non ci sono altre ipotesi: vedano Meloni e Salvini cosa vogliono fare”, chiosa alla fine delle consultazioni, quando si scopre che il centrodestra non si è per niente ricompattato.

    Salvini ribadisce infatti il suo no a Bertolaso: “A Roma, come in qualsiasi altra città, una persona che pensa che gli zingari vadano aiutati e che invece di sgomberare i campi rom vuole risolvere il problema togliendo i cassonetti dalle strade non può essere sostenuto dalla Lega e da Noi con Salvini. Se invece Giorgia Meloni decidesse di candidarsi noi la sosterremo”.

    Già, perché la leader di Fratelli d’Italia la butta là: “Chiedo un incontro risolutivo a Berlusconi e Salvini. Metto a disposizione anche la mia candidatura come gesto di amore e responsabilità. Mi aspetto amore e responsabilità anche dagli altri”. La Meloni ribadisce che è pronta a sostenere Bertolaso, a patto che unisca il centrodestra: “Può essere un buon candidato e un buon sindaco se riesce a unire le forze di centrodestra. Se riesce a farlo e a vincere le perplessità che ancora diverse persone hanno, Fratelli d’Italia sarà con lui come lealmente ha fatto dall’inizio. Se si presta a strumentalizzazioni che forse sono utili a tutelare un partito ma che sicuramente danneggiano i romani, allora saremo costretti a fare scelte diverse”.

    La Meloni candidata? Una donna incinta che vuole correre per il Campidoglio? Ma non scherziamo… Bertolaso, ospite del programma Fuori onda di La7, risponde così: “Deve fare la mamma, non vedo perché qualcuno debba costringerla a fare campagna elettorale…”. Sulla stessa lunghezza d’onda diversi votanti ai gazebi. “Serve qualcuno che si muova come una trottola, lei poverina è incinta, non è adatta in questo momento”, spiega un elettore. Il paradosso di una nazione che accetta che in Parlamento siedano indagati e condannati, ma che non vede di buon occhio una mamma a fare il sindaco. Come se l’aspettare un bambino fosse una colpa.

    Non mi pare ci sia questa possibilità. In ogni caso valuteremo e verificheremo, tenendo presente che 50mila romani hanno espresso la loro scelta, il loro desiderio ai gazebo“, aggiunge Bertolaso. In ogni caso, “possiamo anche andare avanti senza Salvini”. La sensazione è che la partita sia tutt’altro che chiusa. La posizione di Bertolaso, nonostante le “gazebarie” e l’appoggio di Berlusconi, non è così solida.

    Gazebo organizzati a sostegno della candidatura di Bertolaso a sindaco di Roma

    Se poi ci mettiamo le immancabili polemiche post-voto… “Hanno votato in 50mila, più che alle primarie del Pd, esulta il comitato di Bertolaso. Numeri che stridono con le immagini di gazebi semivuoti. Inoltre è probabile che in molti abbiano votato più di una volta.

    Ai banchetti bastava presentare solo un documento d’identità che attestasse la residenza a Roma, e non era prevista nessuna registrazione. Quindi bastava spostarsi in un altro gazebo e rivotare. La prova arriva da una giornalista del Fatto Quotidiano che ha raccontato di aver votato più volte e in più gazebo. Un collega del Tempo conferma: ha votato ben 22 volte. “Per i tempi stretti era impossibile mettere in campo un meccanismo di controllo. Forse potevamo prendere le impronte digitali, ma qui non siamo in Corea del Nord o in Senegal”, minimizza Bertolaso, più concentrato a guardarsi le spalle dai candidati.

    Nella serata di lunedì 14 marzo arriva la risposta della Meloni alla provocazione sessista di Bertolaso: “Io non voglio polemizzare. Dico solamente con garbo e orgoglio a Guido Bertolaso che sarò mamma comunque e spero di essere un’ottima mamma, come lo sono tutte quelle donne che tra mille difficoltà e spesso in condizioni molto più difficili della mia riescono a conciliare impegni professionali e maternità. Lo dico soprattutto per rispetto loro”. Insomma, la Meloni ribadisce di poter fare sia la mamma che il sindaco. Martedì mattina Bertolaso smorza i toni: “Quella sulla gravidanza era solo una battuta. Mai detto che la maternità precluda degli obiettivi”. E aggiunge che se Berlusconi decidesse di sostituirlo con la Meloni, lui ritirerebbe la candidatura e sarebbe “l’uomo più felice del mondo”. Ed ecco l’atteso intervento dell’ex Cavaliere che gli conferma l’appoggio e stoppa i sogni di gloria della Meloni. Ribadendo il concetto che una mamma non può fare il sindaco. “Fare il sindaco di Roma vuol dire stare in giro e in ufficio 14 ore al giorno, ma è chiaro a tutti che una mamma non può dedicarsi a un lavoro terribile”, come fare il sindaco della Capitale “che è in una situazione terribile. Ci sono persone che per egoismo di partito cercano di spingere Giorgia a questo e a fare il suo male”.

    “Dovremmo fare una riflessione sui rapporti nel centrodestra e in particolare tra Forza Italia e la Lega. I rapporti sono sempre stati ottimi e lo dimostrano le regioni dove governiamo insieme ed io penso che possano continuare”, avverte Berlusconi, confermando tra le righe che l’alleanza con la Lega è a rischio. La tensione è alta con Salvini che ribadisce che a Roma appoggerebbe solo la Meloni. Tra gli scenari possibili c’è lo strappo definitivo con Bertolaso e la Meloni in corsa per il Campidoglio separati: il primo spalleggiato da Berlusconi, la seconda da Salvini.

    Mercoledì mattina, giornata in cui Giorgia Meloni ha ufficializzato la candidatura, Berlusconi è intervenuto alla trasmissione Mattino 5, su una delle sue reti. Ha ribadito le sue posizioni. La Meloni “non ha nessuna possibilità di diventare sindaco di Roma, ma non ho speranza di convincerla perché so benissimo che le donne fanno sempre quello che dicono loro”. Ha definito una “meschina strumentalizzazione” la polemica sulla gravidanza ribadendo che “la signora Meloni sa che sì dovrà affrontare una campagna elettorale faticosa e sa benissimo che non ha nessuna possibilità di diventare sindaco. Quindi anche questa cosa che non possa fare il sindaco è una stupidaggine che fa parte del teatrino della politica”. Poi l’attacco alla Lega Nord di Salvini: “I leghisti di Roma sono tutti ex fascisti e hanno liti tra di loro che sbocciano tutti i giorni. Bisogna chiedere a Salvini a cosa punta, io preferisco pensare che si è fatto male consigliare dai suoi e trascinare in una logica di conflitti locali”.

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    Referendum costituzionale 2016

     
     
     
     
     
     
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