Ddl Cirinnà, il Senato vota la fiducia: primo sì alle unioni civili gay

Ddl Cirinnà, il Senato vota la fiducia: primo sì alle unioni civili gay
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Ultimo aggiornamento: Venerdì 26/02/2016 13:31

    Senato ddl Unioni Civili

    Dopo il voto è tempo di polemiche. Il ddl Cirinnà è passato al Senato e ora attende l’approdo alla Camera, ma il voto di fiducia si ripercuoterà a lungo nelle vicende politiche nostrane. Lo stralcio della stepchild adoption non è andata giù alla sinistra del PD (oltre che alle associazioni LGBT e alle famiglie arcobaleno) e il partito di Matteo Renzi ha deciso di correre ai ripari. Se il premier ha definito il passaggio al Senato, tra tutte le insidie possibili, “un risultato storico“, è anche vero che “ha rischiato l’osso del collo“, come ha dichiarato nel post voto. L’appoggio dei verdiniani è stato fondamentale, tanto che il bersaniano Roberto Speranza ha chiesto il congresso del partito. Il tema dell’adozione del figliastro per le coppie gay rimane sul tavolo, così come l‘obbligo di fedeltà. Il PD scalda i motori e promette che metterà mano ai due temi. L’emendamento per eliminare la fedeltà anche dal matrimonio ha iniziato il suo iter, mentre si preannuncia una nuova battaglia sulla riforma della legge sulle adozioni, ferma al 1983, in cui si affronterà anche la stepchild adoption. Lo ha promesso anche il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, in un’intervista al Corriere. “Il vuoto legislativo in ambito di adozioni resta, i giudici continueranno a fare ciò che hanno fatto finora“, dice il Guardasigilli. “Il vuoto dev’essere colmato dalla politica, e su questo tema il Pd assumerà l’iniziativa al più presto. Vedremo come si comporterà il Movimento 5 Stelle“. Il guanto di sfida è lanciato, sempre se il PD riuscirà a sanare l’ennesima frattura interna. LEGGI ANCHE –> IL TESTO DEL DDL APPROVATO IN SENATO [PDF]

    Senato ddl Unioni Civili

    Dopo mesi di polemiche e settimane di paralisi del Senato, giovedì 25 febbraio Palazzo Madama ha votato la fiducia sul maxi emendamento del governo sul ddl Cirinnà e dà il primo sì alle unioni civili gay che passano con 173 voti favorevoli, contrari 71: l’Italia fa il primo passo verso le unioni civili gay, anche se dimezzate. Il M5S ha lasciato l’Aula, così come SEL che, pur favorevoli alle unioni civili, hanno deciso di non votare la fiducia al governo Renzi. Alcuni senatori del PD hanno abbandonato l’Aula in dissenso con il testo arrivato al voto, senza la stepchild adoption e l’obbligo di fedeltà, cosa che scatenato la rabbia delle associazioni LGBT, ma non solo. Alcuni senatori, prima firmataria la democratica Laura Cantini, ha presentato un emendamento che chiede di togliere l’obbligo di fedeltà anche dal matrimonio, nel dettaglio, “togliere dall’articolo 143 del codice Civile il riferimento all’obbligo reciproco di fedeltà tra i coniugi“. Il PD ha infatti trovato un punto d’incontro con l’NCD sul ddl Cirinnà. Spariscono dal testo l’obbligo di fedeltà e la stepchild adoption. Rimane invece l’obbligo di mantenimento in caso di fine dell’unione.

    Angelino Alfano

    Il voto è stato preceduto dalle polemiche per le parole di Angelino Alfano: “È stato un bel regalo all’Italia avere impedito che due persone dello stesso sesso cui lo impedisce la natura, avessero la possibilità di avere un figlio. Abbiamo impedito una rivoluzione contronatura e antropologica, credo sia stato un nostro risultato“, ha dichiarato da Bruxelles. Rimangono però le tensioni: la minoranza dem attacca i renziani perché vedono l’ennesimo cedimento al NCD, con cui le trattative si sarebbero complicate più del previsto. Esulta anche la relatrice Monica Cirinnà: “Siamo davvero ad un passo da una legge storica, che assegnerà finalmente, dopo un ritardo insopportabile, diritti concreti e pieni alle coppie gay. Nel maxi emendamento c’è un passaggio di garanzia che non preclude il lavoro dei magistrati nella tutela della continuità affettiva del minore. Viene inoltre esplicitato il riconoscimento della vita familiare e la norma antidiscriminatoria dell’art 3. Resta fermo l’impegno che mi sento di prendere oggi, raccogliendo le indicazioni del segretario Renzi, di lavorare da subito ad un disegno di legge di riforma delle adozioni”. “L’accordo sulle unioni civili è un fatto storico per l’Italia. E’ davvero #lavoltabuona”, cinguetta Renzi su Twitter.

    Assemblea Nazionale del Partito Democratico

    Il PD è corso ai ripari dopo il no del M5S al super canguro sul ddl Cirinnà, alla ricerca di nuovi alleati. Lo stesso Matteo Renzi è sceso in campo all’assemblea del PD perché in Senato i dem hanno una maggioranza risicata e si vuole scongiurare il rischio di affossare il disegno di legge . Tolti i grillini, rimane il NCD di Angelino Alfano. Da qui due opzioni. Il governo è pronto a mettere la fiducia su un maxi emendamento che salvi le unioni civili ma tenga fuori l’articolo 5, quello sulla stepchild adoption. In seguito, il PD presenterà un disegno di legge per una riforma complessiva della legge sulle adozioni, ferma al 1983, che preveda anche la norma sull’adozione del figliastro da parte di coppie omosessuali. Con lo “spacchettamento” del ddl, si potrebbe fare a meno del M5S di cui Renzi non si fida (e a oggi neanche le associazioni LGBT) per via di quella “sindrome Lucy e Charlie Brown“, cioè “di staccarsi dal pallone all’ultimo minuto” pur di far lo sgambetto al governo. Per le associazioni LGBT e i sostenitori del ddl si tratta un compromesso al ribasso, ma vista l’aria che tira al Senato e il rischio di non aver neppure il riconoscimento delle unioni civili, potrebbe essere l’unica soluzione. LEGGI ANCHE –> COSA DICE LA CHIESA

    Senato Discussione del DDL sulle Unioni civili

    Hanno svenduto i nostri figli per un accordo politico, come potranno d’ora in poi guardarsi allo specchio?“. La presidente delle Famiglie Arcobaleno Marilena Grassadonia, si fa portavoce della delusione e delle proteste del mondo gay a proposito del dietrofront sulla legge Cirinnà. “E’ soltanto stanchezza, sono anni che lottiamo, e adesso che sembrava la volta buona, anche i partiti in cui avevamo creduto ci voltano le spalle, fanno affari sulle nostre teste con quegli stessi senatori che in aula hanno paragonato i nostri bambini ad animali o a creature Ogm. Pensate che insulto…“. E difatti tutto è stato rimandato.

    Senato ddl Unioni Civili

    L’ennesimo rinvio si abbatte sul Ddl Cirinnà per le unioni civili gay dopo il nulla di fatto alla prima giornata. La conferenza dei capigruppo, chiesta e ottenuta dal PD, ha deciso di rimandare tutto a mercoledì 24 febbraio. Dopo il dietrofront del M5S sul ‘supercanguro’, l’emendamento del renziano Andrea Marcucci che accorperebbe quasi tutte le modifiche richieste dalle opposizioni, il Partito Democratico aveva chiesto un rinvio. “Abbiamo registrato un fatto politico nuovo: un gruppo che sembrava favorevole a un iter del provvedimento ci ha ripensato. Quindi serve un lavoro di riflessione per riannodare dei fili politici e fare una buona legge“, ha spiegato il capogruppo dem all’apertura dei lavori. Il colpo è stato forte per i democratici che avevano cercato (e ottenuto) l’accordo con il M5S. Il dietrofront dei grillini ha colpito in particolare Monica Cirinnà, relatrice del testo che ha annunciato di voler lasciare la politica se la legge verrà snaturata o affossata.”Ho sbagliato a fidarmi del M5S: se la legge non passerà lascerò la politica“, ha scritto sui social la senatrice.

    L'ho detto e lo ripeto: ho sbagliato a fidarmi di MoVimento 5 Stelle Senato e se legge sulle #unionicivili diventerà una schifezza sono pronta a togliere firma ed a lasciare la politica. Pubblicato da Monica Cirinnà suMercoledì 17 febbraio 2016
    LEGGI ANCHE –> LA RETE SI SCAGLIA CONTRO IL M5S

    Senato ddl Unioni Civili

    Il senatore Mauro di Gal stringe la mano tra i banchi del M5S dopo il no al supercanguro Tutto rimandato dunque, dopo l’annuncio choc dei grillini arrivato martedì 16 febbraio al primo giorno di votazione. I pentastellati hanno dichiarato il loro no all’emendamento Marcucci, pensato per superare gli oltre 5mila emendamenti di cui 4mila presentati dalla Lega che, ad apertura delle votazioni, ne ha ritirato il 90%. Sul tavolo rimangono ancora circa 500 emendamenti che rallenterebbero l’iter della norma ma che soprattutto rischierebbero di non passare e così di snaturare il ddl. Nella prima giornata di voto al Senato l’ostruzionismo delle opposizioni ha funzionato: Lega Nord, NCD e i gruppi contrari al disegno di legge hanno protratto la discussione per tutto il pomeriggio in un crescendo di tensione che ha raggiunto il culmine dopo l’intervento del senatore grillino Alberto Airola . Il M5S ha infatti deciso di votare contro il ‘supercanguro’, che avrebbe accorciato i tempi della votazione, chiedendo di analizzare gli emendamenti con voto palese. Un dietrofront che ha, di fatto, rimandato tutto l’iter della legge. Alla fine, l’Aula ha accolto la richiesta della senatrice Loredana de Petris di SEL per il rinvio della votazione, in vista di una “discussione più serena“. LEGGI ANCHE –> CHI E’ MONICA CIRINNA’

    Senato ddl Unioni Civili

    Dopo settimane di discussioni, il ddl Cirinnà ha iniziato l’iter ufficiale al Senato con le prime votazioni di mercoledì 10 febbraio. Al termine di un lungo pomeriggio, la richiesta dei senatori Calderoli e Quagliariello (Lega e Idea) per il rinvio del disegno di legge in Commissione viene respinta con 195 no, 101 sì e 1 astenuto. La prima giornata di votazioni si era già aperta con lo scontro tra i due senatori depositari della richiesta e il Presidente del Senato, Pietro Grasso, che aveva respinto il voto segreto sul “non passaggio degli articoli. Luigi Zanda, capogruppo PD, ha chiesto e ottenuto la conferenza dei capigruppo per cercare di risolvere anche la questione degli emendamenti e per stilare una tabella di marcia che possa portare ad “approvare la legge, una buona legge“, spiega il senatore. La decisione di Grasso non è piaciuta alle opposizioni, in particolare al senatore di Idea Carlo Giovanardi che ha accusato Grasso di essere “un servo della maggioranza“. Secca la replica del Presidente del Senato: “Le sue offese sono una medaglia“. Dopo la prima votazione, i partiti si sono riuniti per studiare le prossime mosse, a partire proprio dal PD sulla questione della libertà di coscienza che potrebbe creare non pochi problemi.

    M5S Conferenza stampa di Beppe Grillo

    Tutto è iniziato con la decisione di Beppe Grillo di dare libertà di coscienza al M5S, in particolare sulla stepchild adoption: nessun voto obbligato, ogni parlamentare dei 5 Stelle potrà scegliere come votare. Un dietrofront a tutti gli effetti per il leader del movimento che, sull’argomento, aveva attaccato negli anni passati il PD proprio per l’assenza di una legge a tutela delle coppie gay. La scelta di Grillo ha così scatenato una durissima reazione della base e degli stessi eletti, contrari a questa nuova presa di posizione. Sul blog, in un articolo non firmato (quindi dello staff), si legge che sulla “stepchild adoption”, letteralmente “adozione del figliastro”, per le coppie omosessuali “le sensibilità degli elettori, degli iscritti e dei portavoce MoVimento 5 Stelle sono varie per questioni di coscienza. Nella votazione online che si è svolta a ottobre 2014 non era presente alcun accenno alle adozioni e gli iscritti del M5S non hanno potuto dibattere su questo argomento specifico. In seguito alle tante richieste da parte di elettori, iscritti e portavoce M5S su questo tema etico si lascia pertanto libertà di coscienza ai portavoce M5S al Senato sulle votazioni agli emendamenti della legge Cirinnà e alla legge nel suo complesso anche se modificata dagli emendamenti. Non si fa ricorso a un’ulteriore votazione online perché su un tema etico di questa portata i portavoce M5S al Senato possono comunque, in base ai dettami della loro coscienza, votare in maniera difforme dal gruppo“.

    Il passo indietro di Grillo sulla stepchild adoption ha scatenato l’ira della base e degli attivisti che, sull’argomento, avevano già votato e si erano espressi a favore, come ricordano in molti: nell’ottobre 2014, il blog mise ai voti il disegno di legge, compreso l’articolo sull’adozione dei figli del partner. voto blog M5S unioni civili Chi esulta per questa decisione è il NCD che da tempo chiede lo stralcio della norma sulle adozioni e che ha trovato in Grillo un appoggio quanto meno insolito.

    Senato Discussione del DDL sulle Unioni civili

    Alla luce di tutto questo, l’asse PD-M5S per il voto ipotizzato nei giorni della discussione al Senato, è saltato. I grillini avevano dichiarato il loro appoggio alla norma sulle unioni civili gay ma solo se questa non verrà snaturata (per esempio stralciando l’articolo sulle adozioni come vuole il NCD). In un articolo de La Stampa, si ipotizzava però che alcuni senatori grillini non avrebbero votato a favore dopo alcuni contatti con il Vaticano. Senatori dem sono stati visti sventolare la pagina del quotidiano torinese, la relatrice Monica Cirinnà ha chiesto chiarimenti al collega dei Cinque Stelle Alberto Airola che ha risposto con un poco galante “non rompete i co****”. Lo stesso Airola però è intervenuto a fare chiarezza. “Siamo tutti compatti a favore del ddl Cirinnà. Sia ben chiaro che impoverito non lo votiamo“, ha detto ai cronisti. “Zanda fa pressioni su di noi; evidentemente hanno grossi problemi al loro interno. Non si può scendere oltre un minimo livello di garanzie dei diritti“. Che la tensione politica sia a livelli altissimi è chiaro: il PD teme che il voto segreto possa portare brutte sorprese, visto che al voto dei contrari si aggiungerebbe anche quello di alcuni pentastellati.

    Senato Discussione del DDL sulle Unioni civili

    La manifestazione del Family Day ha dato nuova linfa ai partiti contrari al disegno di legge, a partire dal NCD di Angelino Alfano che ha chiesto lo stralcio di tutto l’articolo 5 sulla stepchild adoption. Il partito di Matteo Renzi aveva però chiuso il discorso: il ddl non si tocca, le adozioni del figliastro rimangono nel testo.

    Massimo rispetto per la piazza del Family Day, ma il ddl Cirinnà sulle unioni civili gay non si ferma. È questa la posizione di Matteo Renzi dopo la manifestazione al Circo Massimo di Roma. Dal palco, l’organizzatore dell’evento, Massimo Gandolfini, si è rivolto direttamente al premier, facendo leva sul suo essere cattolico per chiedergli di bloccare l’iter in Parlamento. Da Palazzo Chigi è arrivata una risposta sola: il silenzio ufficiale. Renzi non ha parlato direttamente alla stampa o sui social, ma si è rivolto ai suoi più stretti collaboratori. Tutte le piazze si rispettano, ma non ci sarà nessun passo indietro sulla norma targata PD. Da segretario di partito, Renzi ha confermato la linea dura. Non ci saranno modifiche ai punti più controversi del disegno di legge, a partire dalla stepchild adoption; le uniche concessioni saranno legate alla tattica politica in vista dell’approvazione e riguardano aspetti tecnici, con l’eliminazione dal ddl Cirinnà dei rimandi agli articoli del codice civile sul matrimonio. In questo modo, si cerca di evitare pareri negativi della Corte Costituzionale, andando a creare un nuova forma giuridica di unione. Altro tema delicato è la libertà di coscienza, legata al voto segreto. Su quest’ultimo punto si concentrano le maggiori paure del premier: le opposizioni potrebbero affossare il ddl e mettere in ginocchio il governo, ma dalle fila dei contrari in segreto potrebbero arrivare voti a favore. Questo riguarda anche il Partito Democratico che ha approvato all’unanimità l’impianto del ddl, senza sanare del tutto la frattura con la parte cattolica contraria alla norma.

    governo Renzi

    Nella giornata del 26 gennaio, il gruppo dei senatori PD ha approvato all’unanimità l’impianto del ddl Cirinnà sulle unioni civili gay. A pochi giorni di distanza dalla prima discussione in Senato, i dem segnano un punto a vantaggio della norma che ha scatenato (e continua a scatenare) enormi polemiche. L’assemblea ha accolto il ddl nella sua interezza, senza alcun voto contrario o astenuto, lasciando la libertà di coscienza al momento del voto sulla stepchild adoption. La notizia arriva a ridosso della dichiarazione del Consiglio Europeo che, per l’ennesima volta, ha chiesto all’Italia di riconoscere pari diritti alle coppie omosessuali.

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