Parlamento, le tariffe dei partiti: quanto costa una poltrona?

Parlamento, le tariffe dei partiti: quanto costa una poltrona?

    Quanto costa una poltrona in parlamento?

    Quanto costa una poltrona in Parlamento? Ogni partito ha le proprie tariffe. Per entrare nella lista (bloccata) alle elezioni bisogna pagare. Ufficialmente si tratta di versamenti volontari per rimpinguare le casse del partito. In pratica, come spiega il Fatto Quotidiano in un’inchiesta, sono contributi obbligatori e messi nero su bianco attraverso atti notarili, contratti e scritture private. Se paghi hai la possibilità di essere eletto (e quindi conquistare il diritto a privilegi e pensioni d’oro). Altrimenti sei fuori. Ovviamente i versamenti, grazie a una legge votata da tutti, sono esentasse. “È una pratica estorsiva”, attacca l’ex tesoriere del Pdl Maurizio Bianconi. Andiamo a scoprire le tariffe dei partiti politici italiani.

    Pd

    Il prezzo più alto lo deve pagare colui che ambisca a sedere in Parlamento vicino a Matteo Renzi o a Monica Cirinnà. Il seggio del Partito Democratico può arrivare a costare, nel complesso, fino a 150mila euro. I candidati devono sottoscrivere un’obbligazione dai 30 ai 50mila euro in base alla posizione desiderata nel listino (più paghi, più sei in vetta e hai possibilità di essere eletto). A questo versamento (anche a rate va bene) si aggiungono 1.500 euro da versare ogni mese alle casse del partito, e un contributo per la campagna elettorale. Una giovane deputata, ad esempio, dei quasi 100mila euro guadagnati nel 2014 ne ha girati metà al partito. Antonio Misiani, tesoriere dal 2009 al 2013, spiega che non c’è niente di scandaloso: “Un impegno politico verso la comunità di cui l’eletto fa parte”.

    Salvini, leader della Lega Nord

    Se l’obiettivo è sedere accanto a Matteo Salvini per battersi contro le moschee in Italia, bisogna pagare fino a 145mila euro. La Lega Nord, che ha scritto il Porcellum permettendo di fatto questi meccanismi, prevede che i candidati versino più del 40% dello stipendio, tra i 2.000 e i 2.400 euro. Tutto concordato davanti al notaio: per chi non paga scatta il decreto ingiuntivo. Niente contributo invece per la campagna elettorale.

    Silvio Berlusconi

    Un seggio di Forza Italia nel 2013 valeva “solo” 70mila euro. Sarà che il partito è in decadenza, col povero Silvio Berlusconi spiato dagli americani e lontano dai fasti di un tempo. Lo statuto prevedeva un versamento mensile di 800 euro al partito. Molti dei candidati si sono rivelati però degli evasori e così, quando il Pdl si è sciolto, in Forza Italia il buco era di 70 milioni. Era del Pdl colui che ha condannato questo sistema. Maurizio Bianconi, l’ex tesoriere, tuonò: “Ho fatto l’avvocato per 40 anni, so benissimo che questa cosa di pretendere soldi per una candidatura rasenta l’estorsione”.

    5 Stelle

    Il seggio con il Movimento 5 Stelle costa almeno 114mila euro. La quota complessiva finita nelle casse del movimento, sottolinea il Fatto Quotidiano, viene però restituita allo Stato. Ogni mese, secondo il regolamento dei parlamentari, i grillini possono prendere 5mila euro lordi più i benefit. Rinunciano a metà stipendio che, tramite il Movimento, viene girato al conto Tesoro per il microcredito dello Stato.

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