Due anni di governo Renzi: il bilancio del premier al secondo anno a Palazzo Chigi

Due anni di governo Renzi: il bilancio del premier al secondo anno a Palazzo Chigi

    Argentina, il premier Matteo Renzi in visita a Buenos Aires

    Il governo Renzi festeggia due anni. Era il 22 febbraio 2014 quando l’esecutivo del Rottamatore giurava davanti all’allora Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Da allora molte cose sono cambiate: il Patto del Nazareno si è sciolto, Il NCD di Angelino Alfano è l’alleato di governo, mentre le opposizioni hanno visto crescere le loro fila, con i transfughi del PD ad aggiungersi a M5S, Lega, Fratelli d’Italia, SEL e ai partiti di Area Popolare (ma non tutti). Come d’abitudine, Renzi tira dritto per la sua strada e celebra i suoi primi due anni di governo in una conferenza con la stampa estera in cui affronta diversi temi. Prima però c’è tutto il tempo di lanciare le ormai consuete slide con tanto di sondaggio dalla pagina Facebook: giunti a “metà del cammino”, perché è sicuro di arrivare alla fine naturale del mandato nel febbraio 2018, il premier chiede “qual è per voi la priorità? Qual è secondo voi la riforma più urgente, adesso?“.

    Due anni di Governo Renzi in numeri #ventiquattro Pubblicato da Palazzo Chigi – Presidenza del Consiglio dei Ministri suLunedì 22 febbraio 2016

    Assemblea Nazionale del Partito Democratico

    Renzi rivendica un nuovo ruolo per l’Italia in Europa anche davanti ai giornalisti della stampa estera. Pur essendo un tema molto delicato, tanto che molti lo vedono tra le possibili cause di un’ipotetica caduta del governo, per il premier è un punto di forza. “L’Italia non è più il problema d’Europa. L’Italia c’è, è forte e solida, ma ci sono ancora tante cose da fare: ho la stessa fame del primo giorno“, esordisce. La chiave del successo, a suo dire, sono le riforme, senza dimenticare il tema principe, il lavoro (o meglio la mancanza di lavoro). “Mai sono state fatte così tante riforme in così poco tempo, ma siamo ancora affamati perché ci sono ancora troppe persone senza lavoro“. Manca ancora la parola definitiva dalla riforma più ambita, quella del Senato, al momento ferma al palo (da due anni), ma è sicuro di farcela. “Non è ancora chiusa la partita sulla riforma costituzionale, ma è la prima volta in Occidente che un ramo del Parlamento vota per il suo superamento”, dice sereno.

    Senato ddl Unioni Civili

    Il ddl Cirinnà è al centro del dibattito politico e, come spesso accade in Italia, fermo in un pantano parlamentare. Da qui la scelta di intervenire, prima come segretario del PD e poi come capo del governo. Dopo il no del M5S, i dem in Senato non hanno la maggioranza (121 i senatori PD, con la maggioranza a 161), non hanno i voti per portarla a casa e si cercano nuovi alleati. “C’è solo una cosa su cui dare certezza: che questa legge si faccia davvero senza che la strategia del rinvio colpisca ancora“, tuona. “Non possono esserci bambini di serie A e di serie B, noi pensiamo sia arrivato il momento di mettere la parola fine a questo lungo rinvio sulla legge sulle unioni civili e nei fatti c’è stato un ostruzionismo. Siamo dell’idea che si deve chiudere velocemente“.

    European Union leaders summit a Brussels

    Altro tema caldo (che non riempie le pagine dei giornali italiani) è quello della Brexit, ossia il referendum per l’uscita della Gran Bretagna dall’UE, definito “non facile per nessuno, Cameron compreso“. L’ultimo incontro a Bruxelles non ha dato buoni frutti e il rischio di un’Europa senza Gran Bretagna è sempre più reale. “Uscire dall’Europa sarà il problema principale per la Gran Bretagna, per le sue aziende e per i suoi cittadini. Restare dentro è utile soprattutto per loro“, dice Renzi. Anche in questo casto, si è davanti a un bivio: “o l’Europa cambia oppure rischia di vanificare la più grande operazione di costruzione politica mai fatta“. Al contrario dei britannici, “l’Italia lavora per questo, non per ottenere qualche briciola di compensazione ma per l’ideale europeo“.

    Italia, tragico sbarco migranti a Siculiana: cadaveri in mare

    Davanti alla chiusura delle frontiere per la gestione dei migranti, l’Italia dice no e rivendica una nuova politica europea sul tema dell’immigrazione. Se il problema erano i mancati controlli al momento degli sbarchi, il premier assicura che ora “siamo al 100%, con le impronte digitali e i rilevamenti, anche perché si è unita all’esigenza umanitaria anche quella della sicurezza“. A differenza della Germania, “se c’è un Paese che non ha cambiato idea, quello è l’Italia“. Ora però l’Austria pensa di chiudere il valico del Brennero, cosa che trova il governo italiano totalmente contrario perché è una proposta “assolutamente sbagliata nella sostanza e anche nel valore simbolico: colpisce al cuore anche l’idea stessa di integrazione in Europa“.

    Bruxelles, summit dei leader EU

    L’Italia si gioca una carta decisiva sulle politiche di austerità. Così, mentre il ministro Padoan mette insieme il piano italiano contro l’austerity per una maggiore flessibilità in cambio dello riforme, Renzi fa la sua parte davanti alla stampa estera perché “l’Italia ha fatto i compiti“. Per questo il Pil è più basso, “perché stiamo facendo tagli da cura da cavallo e la spesa pubblica fa Pil“, ma, ha precisato, “credo che anche se scende più piano di quanto prevede il fiscal compact, è un fatto positivo. L’importante è che scenda“. Sul capitolo spending review, nonostante il mezzo fallimento certificato dalla Corte dei Conti, Renzi parla di 25 miliardi di tagli, mentre “Cottarelli ne aveva chiesti 20“. La crescita italiana non è proprio eccellente, ma il premier è convinto di agire al meglio contro le politiche europee di austerità. “Non ho mai violato le regole europee e ho chiesto alla Commissione di stare dentro un percorso di flessibilità, ma sto dentro le politiche europee“, dice, anche perché “il deficit è il più basso degli ultimi 10 anni. Se avessi fatto il 3%, avrei 10 miliardi di tasse da abbassare“.

    Lauria, sciopero operai A3 Salerno Reggio Calabria

    Dal presente al prossimo futuro. Renzi passa in rassegna tutti i prossimi viaggi in programma. Il 30-31 marzo sarà negli USA per vedere Obama per un vertice sul nucleare, “tema su cui l’Italia ha carte da spendere sia in termini politici che industriali per lo smaltimento“, mentre ad aprile, sarà a Teheran, in Iran. “Al tavolo di Ginevra sull’Iran l’Italia non c’era perché i miei predecessori scelsero di non starci, il che suona stravagante se si considerano i rapporti storici tra Italia e Iran“, ha ricordato. Il 18 giugno sarà la volta di Vladimir Putin che vedrà a San Pietroburgo: tema centrale la fine delle sanzioni contro la Russia che stanno costando un vero patrimonio all’economia italiana. Insomma, un periodo ricco di viaggi fuori dall’Italia, ma la vera chicca arriva nel finale, quando annuncia l’inaugurazione della Salerno-Reggio Calabria per il 22 dicembre 2016, notizia accolta con mormorio di “seee” e “ooohhh” dai giornalisti in platea. “A tutti quelli che hanno fatto un ‘oohhhh’ di stupore gli faremo fare un pezzo di strada e guido io“, promette. Staremo a vedere.

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