Unioni civili gay, i preti e la suora arcobaleno: “Conta l’amore”

Unioni civili gay, i preti e la suora arcobaleno: “Conta l’amore”

    Bandiere arcobaleno al Vaticano

    Nel dibattito sulle unioni civili spiccano preti e suore che aprono parrocchie e cuore agli omosessuali, riconoscendone diritti e pari dignità sociale. Possiamo definire preti e suore arcobaleno don Alessandro Santoro, don Federico Tartaglia e suor Teresa Forcades: loro il ddl Cirinnà lo approverebbero. E non solo: hanno già battezzato bimbi con genitori omosessuali e sono favorevoli alle adozioni gay. Conosciamoli.

    Don Alessandro Santoro

    “Il fondamento principale della famiglia e dei rapporti è nell’amore. Sono molto infastidito da questo dibattito sulla cosiddetta famiglia tradizionale. Si continua a dire che non esistono altre famiglie volute da Dio, ma questo non è scritto da nessuna parte”. Non lo dice un manifestante al Gay Pride ma don Alessandro Santoro, prete operaio che opera nella periferia di Firenze. Da tempo si batte per il riconoscimento dei diritti lgbt e ha aperto le porte della parrocchia alle coppie arcobaleno e ai loro figli, battezzandoli. Intervistato dal Fatto Quotidiano, prende le distanze dal Family Day, per lui “contro il vangelo” in quanto “tutte le forme di amore hanno il sacrosanto diritto di essere regolarizzate”. Don Alessandro, favorevole ai matrimoni e alle adozioni gay, ragiona così perché non mette al primo posto la Chiesa come istituzione ma ciò che ne ha ispirato la nascita. Se i cattolici sono pronti a certi cambiamenti sociali? “Quelli che hanno la capacità di capire che prima della chiesa come istituzione vengono Gesù e il Vangelo sì. Anzi, non solo sono pronti, ma sentono anche naturale che la società vada in una determinata direzione”.

    suor Teresa Forcades

    “Rivoluzionaria e pacifica”: si definisce così suor Teresa Forcades, monaca benedettina di clausura uscita dal Monastero di Sant Benet a Barcellona per buttarsi in politica a sostegno dell’indipendenza della Catalogna. Anche lei, intervistata da Repubblica nei giorni del voto al ddl Cirinnà, ha espresso parere positivo sulle unioni civili: “L’unione civile può essere seria come quella religiosa, dipende dal grado di impegno che ci si mette”. A far discutere il mondo cattolico soprattutto la sua posizione a favore delle adozioni gay. Sostiene, al contrario dei cattolici più integralisti, che i bambini crescerebbero in modo sano: “Il fatto di crescere con due donne o con due uomini non rappresenta nessun problema. Nel Medioevo molti bambini crescevano in Monastero solo con donne o solo con uomini e molti di essi sono diventati santi”. Si dice contraria invece alla maternità surrogata, che “mette sempre più spesso donne povere nelle condizioni di scegliere se commercializzare e vendere la propria maternità o condannare se stesse e i loro figli alla miseria”, e perché “la separazione dalla madre biologica è sempre traumatica per il bambino e deve evitarsi per quanto possibile”.

    don Federico

    Don Federico Tartaglia, parroco di San Giovanni a Cesano di Roma, è finito in tv. Real Time ha raccontato quando, a settembre, ha battezzato le tre figlie gemelle di una coppia gay. Durante la cerimonia il sacerdote disse: “Quello che oggi noi celebriamo è una cosa molto normale, due persone che si amano, due uomini che hanno accolto in una maniera che non conoscevamo nuove vite. La tradizione ha sempre dichiarato che gli atti di omosessuali sono intrinsecamente disordinati, sono contrari alla legge naturale, e in nessun caso posso essere approvati. Io sacerdote leggo questa roba, quando voi, e che penso? Che non le condivido. Il presente che vogliamo costruire, passante anche da questo momento, non una fede o un amore che non ha più regole, è un amore puro, sincero, che non ha paura, e io non ho paura, vorrei che la chiesa non avesse paura”.

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