Movimento 5 Stelle Quarto: il Sindaco Capuozzo si dimette

Movimento 5 Stelle Quarto: il Sindaco Capuozzo si dimette
da in Camorra, Elezioni amministrative, Matteo Orfini, Movimento 5 Stelle, Politica
Ultimo aggiornamento: Giovedì 21/01/2016 13:04

    Quarto, Flash mob del Movimento 5 Stelle

    Ho rispettato il mio giuramento finché ho potuto, sono stata accusata di omessa denuncia soltanto dal M5S”. Il sindaco di Quarto Rosa Capuozzo si è dimessa dall’incarico e gli atti della sua audizione in commissione Antimafia saranno trasmessi alla Procura di Napoli. Si aggiunge un altro capitolo alla vicenda accaduta nel Comune in provincia di Napoli, a proposito dei presunti voti dati dalla camorra in massa al Movimento 5 Stelle per l’elezione del sindaco, e sui presunti ricatti subiti da un ex grillino (fu sospeso), Giovanni De Robbio, ritenuto legato al clan camorristico dei Polverino. Una triste vicenda che rischia di essere il “watargate del Movimento 5 stelle” e che si affianca allo scandalo avvenuto a Gela, e al coinvolgimento dei grillini in presunti abusi edilizi a Pomezia nell’ambito dell’inchiesta Mafia Capitale. Ripercorriamo le tappe principali di questa vicenda nelle seguenti pagine.

    Carabinieri al comune di Quarto

    Nel comune del napoletano, il clan camorristico dei Polverino, avrebbe fatto votare in massa per i pentastellati al fine di ottenere dei vantaggi. I Cesarano avrebbero fatto pressioni su Giovanni De Robbio, consigliere comunale risultato il più eletto, e ora espulso dal M5S (dopo l’avanzamento dell’inchiesta, coordinata dal pm John Henry Woodcook). I carabinieri hanno anche svolto una perquisizione presso il Comune di Quarto e la casa del sindaco del Movimento 5 Stelle, Rosa Capuozzo per cercare documenti o prove relative alle pressioni subite dal sindaco a opera del consigliere comunale De Robbio. Dopo che il direttorio del Movimento aveva provato a difendersi con dei video dalle accuse di essere ben a conoscenza della situazione (e di non aver preso nessun tipo di provvedimento), il sindaco Capuozzo ha rilanciato le accuse davanti ai Pm che stanno seguendo l’inchiesta. La quale ha anche alimentato la polemica al vetriolo tra Movimento 5 Stelle e Partito Democratico, con Matteo Orfini che ha chiesto le dimissioni di Luigi di Maio.

    Giovanni De Robbio M5S

    Nella foto, Giovanni De Robbio È il 6 gennaio quando il quotidiano di Torino pubblica stralci delle intercettazioni risalenti al giugno scorso, quando Quarto è chiamato a cambiare l’amministrazione comunale. A parlare è Alfonso Cesarano, boss del clan camorristico dei Polverino: “Adesso si deve portare a votare chiunque esso sia, anche le vecchie di ottant’anni. Si devono portare là sopra, e devono mettere la X sul Movimento 5 Stelle”. Con la vittoria del Movimento e l’elezione di Rosa Capuozzo a primo cittadino, la morsa del clan si fa sempre più forte. “Comincia a chiamarlo. Ha preso 890 voti, è il primo degli eletti. Noi ci siamo messi con chi vince, capito?”. Gli inquirenti ascoltano gli uomini della camorra mentre gestiscono il potere tramite il loro presunto uomo, De Robbio, arrivato in consiglio comunale con il loro appoggio. Vogliono la gestione del campo sportivo comunale, chiedono agevolazioni negli affari dell’amministrazione e arrivano a domandare l’assunzione in uffici comunali di persone legate al clan. L’inchiesta diventa sempre più grande e per il pm Woodcook la situazione appare più chiara: la camorra ha votato il M5S e ora vuole che il debito sia ripagato. Stando all’inchiesta, De Robbio avrebbe fatto pressioni su Rosa Capuozzo per ottenere “la gestione del campo sportivo da affidare ai suoi imprenditori; per poter nominare capi settore e assessori e per affidare al geometra Intemerato le pratiche del condono”, anche se la donna ha respinto le loro richieste.

    Fico - Di Maio

    Secondo quanto svelato da una intercettazione di una telefonata svolta dalla stessa Capuozzo, risalente al 24 novembre scorso, i vertici pentastellati conoscevano già da allora tutti gli accadimenti che stanno venendo alla luce in questi giorni. ”Appena si concluse l’interrogatorio del 24 novembre informai l’onorevole Fico” ha inoltre risposto Rosa Capuozzo il 12 gennaio scorso a una domanda del pm Woodcock. Fico non ricorda l’accaduto, ma il vicesindaco Perotti ha invece affermato che durante un incontro veloce in un bar, Fico avrebbe appreso alcuni dettagli “Rosa Capuozzo non parlò mai di minacce ma spiegò a Fico la vicenda e gli disse che De Robbio le aveva mostrato le foto della sua casa sul telefonino”, sostenendo che il sindaco però non parlò mai chiaramente di ”minacce”: ”mi pare di ricordare che Capuozzo accennò vagamente a Cesarano aggiungendo però che lei stessa non conosceva bene la sua storia”. Capuozzo ha però affermato di essersi rivolta ai carabinieri chiedendo se fosse utile registrare i colloqui con De Robbio, così chiese in regalo a un parente proprio una penna-registrare.

    Alessandro Di Battista

    La replica del direttorio grillino è arrivata immediatamente, via stampa e televisione, con la pubblicazione di video sui social network, ospitate nei salotti di approfondimento in tv e dichiarazioni da parte di Alessandro Di Battista,e Roberto Fico e Luigi Di Maio. Quest’ultimo ha sostenuto che l’argomento delle conversazioni intercettate era la decisione del capogruppo Alessandro Nicolais di aumentare gli stipendi, e non la vicenda che coinvolgeva Giovanni De Robbio. Ma il botta e risposta si è intensificato con la controreplica dei procuratori Giuseppe Borrelli e Henry John Woodcock che hanno confermato la natura dei contatti tra il sindaco di Quarto Rosa Capuozzo e i vertici pentastellati. Intanto, nonostante la richiesta di Beppe Grillo, la Capuozzo aveva ribadito di non essere intenzionata a lasciare la sua carica, ma è stata espulsa dal Movimento.

    Luigi Di Maio

    Luigi di Maio era a conoscenza dei fatti avvenuti a Quarto? Rosa Capuozzo il 24 novembre è intercettata al telefono mentre parla con la consigliera Concetta Aprile, alla quale dice di avergliene parlato direttamente. ”Io ho già avvertito Luigi Di Maio anche per l’eventuale espulsione, ma che stiamo scherzando”. ”E poi gli ho detto anche che qualche sera ci dobbiamo vedere perché qualsiasi cosa veramente loro ci devono commissariare”. Il movimento di Beppe Grillo che si è sempre differenziato dagli altri partiti al grido di “onestà” si trova ad affrontare un momento molto delicato: nonostante la questione fosse nota e al centro del dibattito interno, la magistratura non è stata messa al corrente di nulla, nemmeno durante la convocazione del sindaco da parte del Pm Woodcock, proprio successivamente alla telefonata intercettata. Dopo l’espulsione di De Robbio, Roberto Fico invia un messaggio alla Capuozzo (”Andate avanti tranquilli, quanto prima verrò”) e lei il giorno dopo ribadisce ”Bisogna gestire mediaticamente… più in silenzio possibile, senza mettere i manifesti”, parlando telefonicamente con la consigliera Daniela Manfrecola.

    Matteo Orfini

    E su Twitter Orfini ha chiesto le dimissioni di Di Maio, che pure aveva affermato ”Questo episodio mi ha fatto male all’anima. I voti delle mafie sono irricevibili anche quando non sono determinanti”.

    Luigi Di Maio è poi intervenuto in tv, durante la trasmissione Ballarò, per replicare alle accuse, e ha poi postato un video sul suo profilo Facebook:
    Ecco la mia intervista a Ballarò di ieri sera sul caso #Quarto Posted by Luigi Di Maio onMercoledì 13 gennaio 2016

    Carabinieri al comune di Quarto

    Il PD è stato il primo a partire all’attacco, a iniziare dal presidente Matteo Orfini. “Quando segnalai che a Ostia i clan inneggiavano al M5S, Di Maio disse che mi dovevano ricoverare. Lo disse da Quarto, dove la camorra vota M5S”, si legge sui suoi profili social. Su Twitter si scatenano le voci dei dem. “Inquietante, Di Maio e Fico, che hanno fatto la campagna elettorale a Quarto, chiariscano”, scrive la vice segretaria Debora Serracchiani. “A Quarto i 5 Stelle mangiano nello stesso piatto della camorra?”, ribatte Stefano Esposito. Per tutto il giorno, il M5S rimane in silenzio; poi decide di pubblicare una nota in cui attacca il Partito Democratico e si dichiara parte lesa.

    Manifestazione Movimento 5 Stelle

    Fa francamente ridere che sia il Pd a ergersi a cattedra morale della politica, un partito che è persino stato in grado di sostenere un condannato come De Luca alla presidenza della Regione Campania in una lista-ammucchiata sostenuta da Ciriaco De Mita. Fa ridere sì, che sia il Pd, che oggi ha fatto della questione morale una reliquia, ad avanzare lezioni di trasparenza nei confronti dell’unica forza politica onesta e pulita, qual è il M5S”, si legge nella nota. Il riferimento è in particolare per Orfini “colpevole non solo di aver trascinato Roma nel fosso, ma soprattutto di aver difeso fino all’ultimo l’ex presidente Pd di Ostia, Andrea Tassone, nonostante – come lui stesso dichiarò – avesse avuto contezza ben prima della magistratura dei suoi legami con i clan mafiosi del litorale”. Secondo il M5S, dal 1991 a oggi sono un centinaio i Comuni amministrati dal centrosinistra scioli per infiltrazioni mafiosi. “Hanno anche il coraggio di parlare, di dispensare lezioni di democrazia”, continua la nota. I pentastellati ricordano che De Robbio è stato espulso con l’inchiesta in corso: “Questa è la grande differenza tra una forza di cittadini onesti e puliti come il 5 Stelle e la vecchia classe politica: noi camminiamo a testa alta, loro dovrebbero avere almeno la decenza di restare in silenzio”.

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