Guerra all’Isis, il governo Renzi è pronto?

Guerra all’Isis, il governo Renzi è pronto?

    Bruxelles, l'esercito per le strade e le stazioni ferroviarie

    Il governo Renzi è davvero pronto ad affrontare una guerra all’Isis? ”La Francia ha chiesto aiuto e l’Europa unita risponde sì”, sono le parole di Federica Mogherini, che con il ministro francese della Difesa Jean-Yves Le Drian, ha annunciato il sostegno ‘unanime’ del Consiglio Difesa all’attivazione della clausola di difesa collettiva prevista dall’art. 42.7 del Trattato di Lisbona, in seguito alla richiesta del presidente francese Hollande. Ma per combattere l’Isis serve una strategia che al momento sembra non esserci. Ed infatti è lo stesso premier italiano Matteo Renzi che dal G20 di Antalya in Turchia mostra una posizione decisamente cauta e diversa da quella Hollande, che invece ha già dichiarato lo stato di emergenza e ha parlato apertamente di guerra davanti al Parlamento di Parigi. La linea del governo italiano è attestata su una posizione di estrema prudenza decisamente diversa da quella più dura del governo francese, che invece ha proseguito a sostenere l’opzione militare. Vediamo nelle pagine seguenti qual è la posizione dei ministri italiani di fronte a questo nuovo scenario internazionale.

    Matte Renzi

    Sono forti le divisioni nel Governo tra chi propende per entrare in guerra al fianco della Francia e chi dice no. Il premier Renzi ha già invitato tutti i suoi ministri alla cautela: ”In questi giorni c’è chi dice ‘dovrebbero tornare tutti a casa loro’, ‘chiudiamo le porte’, ma io credo che chi dice ‘chiudiamo le frontiere’ dovrebbe avere il coraggio di dire che lo fai per tenerli dentro perché la maggior parte degli assassini sono nati e cresciuti in Europa. Hanno studiato in Europa hanno giocato a calcio con i nostri figli”. ”Certo che ci vuole una reazione, che devi prendere in considerazione qualsiasi tipo di intervento ma la sfida non la vinci con azioni militari, serve la costruzione di un atteggiamento culturale”, e ancora ”Qualcuno dice che siamo troppo prudenti. Non siamo prudenti, stiamo solo ricordando a noi stessi quale è il nostro ruolo. Siamo determinati nostro ruolo ma non ci possiamo permette contro il terrorismo, ma una reazione non può portare a una Libia bis. L’unica cosa che non ci possiamo permettere è una Libia bis”. Poi il premier cita pure Papa Francesco, che ha parlato di ‘terza guerra mondiale’: ”Sono molto prudente sulle parole. Il Santo Padre è un punto di riferimento fondamentale anche per la politica estera. Io non utilizzo la parola guerra, è evidente che l’attacco di Parigi è strutturalmente un attacco militare. Non è una guerra, ma una gigantesca aggressione alla nostra identità ha aggiunto – ha aggiunto – Io penso che obiettivo del terrorista sia ucciderci, se non ce la fa vuole farci vivere come dice lui. Di fronte a questa aggressione la dichiarazione di guerra tradizionale non ha luogo, non ha senso di esistere. Non può essere affrontata in modo singolo”. E il Parlamento che dice? Ecco alcune delle dichiarazioni dei politici in merito.

    alfano

    Il ministro dell’Interno Angelino Alfano ha espresso fiducia per ”la tenuta dei nostri apparati di sicurezza” fino a questo momento, soprattutto in vista del Giubileo, durante il quale è previsto anche l’uso di droni contro il rischio di attacchi dall’alto: ”L’Italia non è stata coinvolta nella cronologia del terrore” che ha colpito altri Paesi, ha sottolineato Alfano,”Ma non ci illudiamo di essere invulnerabili”. Per la sicurezza del Giubileo sono coinvolti, oltre all’Aeronautica militare anche l’Enac e altri organismi. ”Si sta operando – ha tenuto a sottolineare il ministro – con la massima consapevolezza e coinvolgendo tutte le componenti del sistema di sicurezza”. Purtroppo però nessun Paese è a rischio zero: ”I fatti di Parigi dimostrano con evidenza crudele che nessun paese è a livello zero di rischio. La risposta del nostro sistema di sicurezza è stata immediata” e subito dopo gli attentati è stata diramata una prima circolare del Capo della polizia che ha innalzato a `2´ il livello di allerta, ”ossia quello immediatamente inferiore al livello di allerta previsto nei casi di attacco terroristico in corso”. Una misura – ha tenuto a precisare ancora una volta Alfano – che è stata presa in un ottica di prevenzione visto che non ci sono segnali di specifiche iniziative terroristiche contro l’Italia. La vigilanza è stata intensificata anche sui treni da e verso la Francia. Una misura che allerta anche i reparti speciali (Nocs della polizia di Stato e Gis dei carabinieri) e i reparti militari dove necessario. Il ricorso a militari non corrisponde però alla militarizzazione della capitale, quanto più al presidio di obiettivi sensibili, per liberare altri elementi delle forze ordine per compiti investigativi.

    paolo gentiloni

    Il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni ha chiarito che l’Italia fa e farà la sua parte nella coalizione contro l’Isis (che nel mondo arabo si chiama Daesh): ”Facciamo molto, ma dobbiamo dirci che dobbiamo fare di più. Questa sfida la vinciamo se la conduciamo da italiani, europei e occidentali, se continuiamo a essere noi stessi, vogliono distruggere la nostra libertà e cultura e il ruolo delle donne e la libertà religiosa, sono i valori che noi vogliamo difendere e per difenderli combatteremo, non dichiarando guerra all’Islam”. Inoltre Paolo Gentiloni durante l’informativa al Senato sugli attentati a Parigi, ha ribadito: ”Noi siamo in prima linea nel contrasto a Daesh, soprattutto in Iraq. Ma l’importante è reagire a queste azioni di guerra senza sentirsi in guerra anche noi. Sarebbe il regalo più grande che possiamo fare ai terroristi”. Ci si chiede come si possa fare un’azione di guerra senza sentirsi in guerra, e Gentiloni spiega: ”Dobbiamo combattere i terroristi sul piano militare senza entrare però in una dinamica di conflitto. Un Paese che si sente in guerra è un Paese che deve rinunciare a una parte di sé”.

    roberta pinotti

    Il ministro della Difesa Roberta Pinotti ha escluso un intervento in Siria ma ”se sarà necessario gli aerei italiani parteciperanno ai raid contro le postazioni dell’Isis” in Iraq: ”Non escludo il rafforzamento dell’intervento in Iraq, nel senso che lo stiamo rafforzando. Mentre i numeri previsti per la nostra missione dal decreto precedente erano attorno alle 500 persone, il decreto che in questo momento è in discussione al Parlamento ne prevede 750. L’Italia ha assicurato alla Francia la massima disponibilità rispetto alla collaborazione del nostro Paese”. Il ministro ha ricordato che sul piano militare ”l’Italia fa già molto perché siamo tra i primi contingenti in Iraq per la lotta all’Isis” ma è disponibile a dare anche altre forme di sostegno. Poi la Pinotti ha spiegato: ”E’ chiaro che la lotta al terrorismo non si gioca soltanto con lo strumento militare. C’è il tema della propaganda sul web, quello dei finanziamenti, quello delle indagini e dell’intelligence. Quindi ritengo che le possibilità per collaborare maggiormente possano essere molte (…) Noi sappiamo che la lotta al terrorismo avrà tempi lunghi e quindi dobbiamo lavorarci con estrema attenzione, mettendo a fuoco gli strumenti necessari e coordinando tutti gli interventi. Credo che però il messaggio più forte di questa mattina è stata la disponibilità di tutti i 28 paesi a dare un sostegno bilaterale sulla base di quelle che saranno le necessità”, ha concluso.

    Michele Bordo

    Il presidente della Commissione per le Politiche Ue della Camera Michele Bordo, del Pd, nel corso di un’intervista a ‘Radio Radicale’ ha spiegato: ”La posizione dell’Italia all’indomani degli attentati del 13 novembre è stata chiaramente più prudente rispetto a quella assunta dal presidente Hollande. Io non so se siamo in guerra o no ma penso sia necessaria una risposta adeguata e ferma da parte della comunità internazionale e dell’Ue. Questo momento non può essere superato con la solita retorica alla quale ricorriamo quando non vogliamo maturare una decisione. Non è più sufficiente dire che ‘siamo tutti francesi’ o ‘siamo tutti europei’. E’ arrivato il momento di agire con grande fermezza. Il come lo decideranno i Paesi della coalizione ma ritengo che, allo stato in cui siamo, non dobbiamo escludere nulla se vogliamo impedire a questi terroristi vigliacchi di continuare a colpire”. ”Per questo – ha proseguito Bordo – giudico molto positivamente la risposta data oggi dall’Ue alla richiesta d’assistenza avanzata da Parigi. Non era mai accaduto, prima d’ora, che l’Europa facesse scattare la clausola di difesa comune prevista dal Trattato di Lisbona. E’ il segno che, finalmente, c’è una maggiore consapevolezza rispetto al fatto che ci sono questioni sulle quali è necessario assicurare una reazione comune”.

    Paola Binetti - Camera dei Deputati

    Paola Binetti, di Area popolare (Ncd – Udc) ha dichiarato: ”In aula ministro degli Esteri e ministro dell’interno, ognuno per le sue competenze stanno dando dati concreti di ciò che è avvenuto e delle misure che si stanno pendendo per tutelare il Paese. Lo scenario di rischio che si profila all’orizzonte è alto, ma per tutti è chiaro che la vita ordinaria deve continuare serenamente, grandi eventi come il Giubileo debbono proseguire. Vogliamo contrapporre alla strategia del terrore e del sospetto, quella della normalità e dell’inclusione. Ma vogliamo soprattutto rafforzare la nostra identità culturale, valorizzandone anche la nostra fede e la nostra visione cristiana della vita. Senza violenza, ma con prudenza e con un’accorta gestione del potenziale di rischio. Sconfiggeremo il jihadismo con la nostra coesione e solidarietà”.

    romani

    Di fronte alla linea del governo, le opposizioni attaccano, accusando Renzi di tentennare e di non avere una strategia chiara, e rimettono in discussione quella ”unità nazionale” sollecitata dal premier nelle prime ore post-massacro, quando ha riunito a Palazzo Chigi tutte le forze politiche. Spiega il capogruppo di Forza Italia Paolo Romani: ”Noi siamo disponibili all’unità, ma a fronte di una presa di posizione forte e decisa di Hollande, da noi Renzi non spiega quali sono le sue intenzioni. La Francia ha dichiarato guerra all’Isis, l’Italia, che non è stata colpita mentre è stato colpito questo suo alleato, cosa intende fare?”. E comunque tiene a precisare che non si può addebitare all’intera comunità musulmana quello che è avvenuto a Parigi. ”Ci sono 1,7 miliardi di musulmani nel mondo e non penso siano tutti amici dei terroristi. (…) Tutto nasce anche dalla crisi del Medio Oriente, dalla guerra fra sciiti e sunniti e quindi ha un’origine interna al mondo musulmano. Poi noi occidentali abbiamo fatto i nostri pasticci, ad esempio l’invasione dell’Iraq che è un errore politico drammatico che paghiamo ancora oggi. Quindi non si può fare di tutto un po’, vanno fatte analisi serie, bisogna fare azioni militari mirate importanti ma tenendo conto della realtà del mondo senza dire ‘ammazziamo tutti’, e fatta una grande alleanza tra tutte le comunità compresa la Russia.

    Matteo Salvini 150x150

    Il segretario federale della Lega Nord Matteo Salvini, ricevendo molte critiche di utenti che in alcuni casi lo hanno chiamato sciacallo, non ha rinunciato a suoi soliti toni: ”I clandestini non sono tutti terroristi ma qualche migliaia in meno darebbero un po’ più sicurezza. Quelli che ieri sera hanno festeggiato anche in Italia andrebbero arrestati, messi ai lavori forzati o rimandati al loro Paese. Non tutto l’Islam è uguale evidentemente – ha aggiunto – però un certo tipo di Islam è incompatibile con i valori di libertà, di pace e di democrazia. Se c’è Islam buono al di là delle sfilate ce lo dimostri con i fatti”. Matteo Salvini poi, ospite a Ballarò martedì 17 novembre attacca ”i buonisti e i pacifisti”. ”Secondo me sono complici” dell’Isis perché ”o sei di qua o sei di là. Ci hanno dichiarato guerra, evitiamo che ci arrivino sul pianerottolo”. Poi il leader della Lega ha proseguito: ”La guerra non ci piace ma l’Isis lo fermi con i fiorellini e il dialogo? Lo devi sradicare dalla faccia della terra”, e si è detto preoccupato per ”questa incertezza italiana, avremmo ancora Hitler se qualcuno non avesse fatto la guerra”.

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