Clausola di solidarietà UE: cos’è e come funziona?

La Francia trascinerà tutta l'Europa in guerra contro l'Isis?

da , il

    Dopo la strage di Parigi del 13 novembre 2015, ci troviamo dinanzi a un altro fatto importante: per la prima volta nella storia dell’Unione Europea, un paese (la Francia) ha fatto ricorso alla clausola di solidarietà, che prevede l’intervento in suo aiuto degli stati membri, in caso di aggressione da parte di un altro paese. Il presidente François Hollande, nell’ambito del suo discorso al Parlamento di lunedì scorso, aveva annunciato di voler appellarsi all’articolo 42.7 del Trattato di Lisbona. Ieri, il ministro della Difesa Jean-Yves le Drian ha presentato una richiesta ufficiale, che è stata subito accettata.

    Clausola di solidarietà: cos’è e come funziona?

    Di cosa parla la clausola di solidarietà? Nello specifico l’articolo 42.7 del Trattato di Lisbona, recita testualmente: ‘Qualora uno Stato membro subisca un’aggressione armata nel suo territorio, gli altri Stati membri sono tenuti a prestargli aiuto e assistenza con tutti i mezzi in loro possesso, in conformità dell’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite. Ciò non pregiudica il carattere specifico della politica di sicurezza e di difesa di taluni Stati membri’. L’articolo in questione ricorda molto da vicino l’art. 5 del Trattato del Nord Atlantico, che riguarda la difesa collettiva e l’assistenza reciproca tra i membri della Nato.

    Così entreremo tutti in guerra?

    Il fatto che la Francia abbia fatto ricorso alla clausola di solidarietà non significa assolutamente che tutti gli stati membri dell’Europa entreranno automaticamente in guerra al suo fianco. Tuttavia, l’attivazione di tale articolo porterà sin da subito a delle conseguenze: nello specifico, Parigi potrà chiedere ai vari Paesi di contribuire alle operazioni militari, in diverse modalità. Non si fa infatti riferimento esclusivamente ad azioni armate. A tal proposito, Federica Mogherini ha voluto chiarire: ‘Non si tratta solo di una solidarietà generica, ma della volontà di fornire aiuto e assistenza secondo un articolo del Trattato Ue, attraverso contributi differenziati’.

    Non si tratta infatti di obblighi comunitari, bensì di collaborazioni bilaterali, tra Francia e gli Stati membri.

    Anche perché altrimenti la Francia avrebbe fatto ricorso a un altro articolo contenuto nel trattato sul funzionamento della Ue, ovvero il 222, che si riferisce in maniera più esplicita agli attacchi di tipo terroristico. Recita infatti testualmente: ‘L’Unione e gli Stati membri agiscono congiuntamente in uno spirito di solidarietà qualora uno Stato membro sia oggetto di un attacco terroristico o sia vittima di una calamità naturale o provocata dall’uomo. L’Unione mobilita tutti gli strumenti di cui dispone, inclusi i mezzi militari messi a sua disposizione dagli Stati membri, per: a) prevenire la minaccia terroristica sul territorio degli Stati membri; proteggere le istituzioni democratiche e la popolazione civile da un eventuale attacco terroristico; prestare assistenza a uno Stato membro sul suo territorio, su richiesta delle sue autorità politiche, in caso di attacco terroristico’.