Regioni italiane, numero ridotto da 20 a 12: come sarà la nuova geografia politica italiana?

Regioni italiane, numero ridotto da 20 a 12: come sarà la nuova geografia politica italiana?
da in Politica, Regioni
Ultimo aggiornamento: Martedì 27/10/2015 10:42

    Aggiornamento del 27/10/2015 La notizia dell’assemblamento delle regioni non ha nemmeno fatto in tempo a diffondersi che è arrivato perentorio lo stop di Debora Serracchiani, vicesegretaria del Pd e presidente della Regione Friuli-Venezia Giulia. Ha dichiarato, a tal proposito: ‘Non si può mica cominciare dalla coda. E poi abbiamo appena deciso l’abolizione delle province. Accorpassimo ora le Regioni, sarebbe un triplo salto carpiato. Insomma, tutto è possibile, ma nell’interesse dei cittadini’. E ha aggiunto, negando ogni sorta di interesse personale: ‘Non mi spaventa la gestione comune di funzioni e competenze, anzi la auspico. Ma una frammentazione territoriale è pericolosa. Non a caso siamo definiti il Paese degli 8 mila campanili. Piuttosto riaggreghiamo i Comuni piccoli, sotto i 10 mila abitanti’. Lo stop della Serracchiani ha trovato altri consensi all’interno del Governo, tuttavia c’è anche chi pare essere d’accordo con il progetto delle macroregioni di Morassut e Ranucci. Giovanni Toti, ad esempio, presidente ligure di Forza Italia e consigliere di Berlusconi, ha dichiarato: ‘Ne bastano anche solo 5, quelle dei collegi delle Europee’. Inevitabile la reazione delle regioni più piccole, che sono già sul piede di guerra. Il governatore del Molise, ad esempio, Paolo di Laura Frattura ha affermato: ‘Non c’è un no pregiudiziale da parte nostra. Ma non si può smembrare la storia con una matita. Va bene accomunarci all’Abruzzo, ma non ha senso mandare Campobasso con la Puglia. Consiglio di ascoltare i territori: i confini devono essere legati alla storia e alla cultura’. 09/10/2015 Dopo 45 anni la cartina d’Italia potrebbe cambiare, passando da 20 a 12 Regioni. In Senato è arrivato, con l’approvazione del governo, il ddl a firma dei senatori PD Roberto Morassut e Raffaele Ranucci che rivoluzionerebbe la geografia del nostro Paese, creando delle macroregioni al posto delle attuali divisioni territoriali. La decisione potrebbe essere epocale, modificando l’aspetto dello Stivale e andando a cambiare anche la percezione degli italiani, così legati al territorio. Per i due relatori, è importante che se ne discuta soprattutto in visione dell’entrata in vigore del ddl Boschi. Cosa accadrà con le nuove macroregioni in un Paese dove si litiga da un Comune all’altro e dove si cambia dialetto a distanza di 5 chilometri? Intanto, scopriamo come i due senatori vorrebbero cambiare l’Italia.

    Alla base della nuova suddivisione regionale c’è l’idea di creare aree demograficamente e geomorfologicamente omogenee. Così, la Regione Alpina accorperebbe Piemonte, Valle d’Aosta e Liguria, di fatto unendo la zona nord-occidentale.

    Nel progetto del ddl Morassut-Ranucci, la Lombardia sarebbe ancora regione a sé. Cadrebbe così il sogno leghista di una macro regione del Nord, con Veneto e il territorio oggi sotto la guida di Roberto Maroni, come unica entità territoriale.

    Il Veneto andrebbe a formare con Trentino e Friuli Venezia Giulia, un’unica macro regione, detta Regione Triveneto. Dovrebbero così cadere anche gli statuti speciali delle due regioni, andando a uniformarsi ai nuovi statuti ordinari.

    Stesso nome ma estensione diversa per la nuova Regione Emilia-Romagna. Il disegno di legge prevede l’aggiunta della provincia di Pesaro all’attuale regione emiliano-romagnola.

    Saranno gli Appennini a delineare la nuova macro Regione Appenninica che dovrebbe riunire Toscana, Umbria e la provincia di Viterbo.

    Molti i cambiamenti per la nuova Regione Adriatica che dovrebbe riunire l’Abruzzo e le province di Macerata, Ancona, Rieti, Ascoli e Isernia.

    Il Lazio sarebbe così smembrato, lasciando all’attuale città di Roma e provincia una regione a sé, la Regione Roma Capitale per l’appunto.

    L’attuale territorio della Campania verrebbe ingrandito, inglobando le province di Latina e Frosinone a formare la Regione Tirrenica.

    Anche l’attuale territorio della Puglia sarebbe esteso, unendo le province di Matera e Campobasso a formare la Regione del Levante.

    Sulla sponda opposta verrebbe creata la Regione del Ponente, unendo il territorio dell’attuale Calabria alla provincia di Potenza.

    Non cambierebbe nulla invece per le due isole maggiori: così l’attuale territorio siciliano rimarrebbe anche con il nuovo progetto la Regione Sicilia.

    Stesso discorso per l’altra isola maggiore, confermata anche nel ddl in discussione al Senato come Regione Sardegna.

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