Truffe alla sanità: tutte le frodi e quanto si potrebbe risparmiare

Truffe alla sanità: tutte le frodi e quanto si potrebbe risparmiare
da in Guardia di Finanza, Malasanità, Politica, Rimborsi, Truffe
Ultimo aggiornamento: Martedì 20/10/2015 16:05

    Torna in Italia a far discutere il carrozzone della sanità pubblica: furgoncini utilizzati a mo’ di ambulanze per trasportare dializzati (e chiedere rimborsi più alti), erogazioni dei farmaci più cari per la cura dell’ipertensione quando non necessario, e poi la solita piaga delle assenze di personale truccate e ricoveri farlocchi in cliniche compiacenti. Il danno consumatosi tra il 1 gennaio 2014 e il 30 settembre 2015, secondo quanto quantificato dalla Guardia di Finanza, ammonterebbe a un miliardo e 670 milioni di euro. Un buco nero, che medici, infermieri e tecnici di laboratori compiacenti, senza dimenticare una certa fetta di cittadini che tentano di lucrare sulle prestazioni, hanno contribuito a ingigantire enormemente. Dinanzi a un tale disastro, l’invito della Fiamme Gialle ad aumentare i controlli, sembra più che doveroso: ‘Perché l’attività a contrasto degli illeciti in materia di spesa pubblica contribuisce all’aumento del livello di compliance della platea di soggetti a cui spettano le misure di agevolazione assistenziale e previdenziale’. Proviamo a esaminare nel dettaglio le varie forme di truffa messe in atto nel settore più caro agli italiani, ovvero quello della sanità. E’ facile comprendere quanto si potrebbe risparmiare semplicemente azzerando gli imbrogli.

    Una delle truffe più diffuse è quella della prescrizione di farmaci non necessari. Nello specifico: ‘Alcuni farmaci anti-ipertensivi di nuova generazione, dal costo elevato e rimborsabili dal Servizio sanitario nazionale, andrebbe preceduta da una cura con farmaci contenenti il medesimo principio attivo ma non in associazione fissa, il cui costo è inferiore ai primi di circa un terzo’. Ebbene, dai controlli effettuati nella regione Puglia, sulle ricette emesse tra il 2012 e il 2014, è emerso che 482 medici di Brindisi, Bari, Lecce e Taranto, hanno prescritto senza che fosse realmente necessario ben 15.541 confezioni, con un conseguente danno sul bilancio delle Asl, pari a 194 mila euro.

    Le indagini hanno portato alla luce una truffa pari a un milione e mezzo di euro ai danni dell’Asl di Brescia: alcune società convenzionate che dovevano occuparsi del trasporto dei pazienti dializzati, hanno presentato rimborsi per oltre due milioni di chilometri mai percorsi e applicavano tariffe decisamente più alte, rispetto a quelle stabilite dalla Regione Lombardia. Truffavano sul numero dei viaggi effettuati e anche sul numero dei pazienti trasportati. Nella zona di Bergamo è stata scoperta una truffa analoga, qui però la truffa prevedeva principalmente l’utilizzo di furgoncini al posto delle ambulanze, facendo comunque figurare rimborsi per trasporti in ambulanza.

    A Sulmona, sono stati denunciati nuovi casi di dipendenti delle Asl che dopo aver timbrato il cartellino, tornavano a casa oppure andavano a fare shopping. Alcuni nemmeno chiedevano l’appoggio di un collega per la timbratura del cartellino, presentavano direttamente la dichiarazione di smarrimento del cartellino. Qualcosa di simile è stato scoperto nell’Asl di Benevento: avevano addirittura creato un sistema di turni, per cui gli assenti erano coperti dai presenti.

    Le Fiamme Gialle hanno scoperto anche un numero enorme di falsificazioni dell’Isee, ovvero il documento che attesta lo stato economico di un cittadino. A Siracusa sono state segnalate 162 persone che hanno presentato dichiarazioni false, grazie alle quali hanno ricevuto l’esenzione del ticket, pur non avendone minimamente diritto. A Genova persino la moglie di un ricco imprenditore era riuscita nella truffa e da anni non pagava nemmeno un euro per farmaci e visite.

    Infine tornano a fare notizia i ricoveri truccati. A Piacenza, ad esempio, è stata identificata una clinica convenzionata che faceva figurare ricoverati, pazienti curati in ambulatorio. Il danno, questa volta, è pari a 1 milione e 200 mila euro. Mentre in Piemonte erano state create cliniche ad hoc in ex strutture alberghiere. L’esborso previsto era di 3 mila euro a paziente.

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