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Dimissioni Marino, tutte le cose positive fatte dall’ex sindaco di Roma

Dimissioni Marino, tutte le cose positive fatte dall’ex sindaco di Roma
da in Ignazio Marino, Politica, Gianni Alemanno
Ultimo aggiornamento: Martedì 13/10/2015 17:25

    Ignazio Marino si è dimesso da sindaco di Roma dopo 848 giorni. “Lascio perché non ci sono più le condizioni politiche”, ha spiegato. A farlo cadere, la vicenda scontrini e delle spese, ma soprattutto le pressioni dell’opposizione e del PD romano. Eppure, il sindaco “marziano”, così chiamato per la sua lontananza dagli ambienti della politica, in due anni ha fatto molto. Certo il tempo è poco per risolvere i tanti problemi della Capitale, ma Marino ha rimestato il fango che copriva alcuni settori vitali della città, con risultati che si iniziano già a intravedere. Ci sono molte azioni positive firmate dalla giunta Marino (anzi, le giunte): possibile che nessuno, a partire dal PD, non se ne sia accorto?

    Dopo anni, Marino ha chiuso la discarica di Malagrotta, la più grande d’Europa, di proprietà dell’imprenditore Manlio Cerroni. Dopo aver raggiunto la saturazione nel 2004, nel 2007 doveva essere chiusa per ordine di una direttiva europea che vieta di conferire nelle discariche rifiuti non trattati. Il governo nel 2008 ne prolunga la vita, mentre associazioni, reportage giornalisti e semplici cittadini continuano a denunciarne gli scempi. Sulla testa di Roma pende una mega multa dalla UE se non si passa alla chiusura, mentre il flusso dei soldi tra politici e imprenditori dei rifiuti continua indisturbato. Il 1° ottobre 2013 la discarica viene ufficialmente chiusa e Marino annuncia la rivoluzione nella raccolta della spazzatura. Via libera alla differenziata che sale al 43% (dati aggiornati al 24 giugno 2015), mentre si lanciano gli ecodistretti per tutto il ciclo dei rifiuti. A gennaio 2014 il reparto ecologico dei Carabinieri arresta 7 persone per la gestione dei rifiuti di Malagrotta: tra loro ci sono Cerroni e l’ex presidente della Regione Lazio, Bruno Landi.

    Una politica di rigenerazione del suolo romano, senza più nuovo cemento. Il 3 agosto 2013 Marino firma la revoca della giunta Alemanno che prevedeva altro consumo di suolo nell’agro romano: 167 progetti di privati che avrebbero interessato un’area di 2.380 ettari (7.162.000 metri quadri edificabili) vengono bocciati. Non solo la campagna romana. Anche la città viene interessata dalla politica di riqualificazione: il 16 aprile 2015 il sindaco presenta il progetto della nuova Piazza Augusto Imperatore, ridisegnata dal progetto di riqualificazione dell’architetto Francesco Cellini. Un progetto da 16,9 milioni di euro di cui 12 per il restauro del monumento (4 già stanziati). La gara d’appalto è già stata eseguita e il cantiere aprirà il 16 ottobre 2015.

    Marino ha messo mano a un settore chiave per Roma: la mobilità. L’Atac e la Metro romana erano ferme a situazioni medievali. Alla società dei trasporti ha messo in atto una piccola rivoluzione. Gli assunti con la Parentopoli sotto la giunta Alemanno con mansioni di ufficio oggi fanno i controllori; ha istituito la timbratura del cartellino per gli autisti Atac (che prima non timbravano affatto e che ancora oggi lavorano in media 300 ore in meno all’anno dei colleghi di Milano); ha tagliato le teste alla dirigenza Atac e l’ha rinnovata; ha ideato con la nuova dirigenza una strategia per combattere l’evasione sui mezzi pubblici, inaugurando su alcune tratte della B1 la timbratura del biglietto all’uscita; ha messo in cantiere il ripristino dei controlli di manutenzione sui mezzi pubblici e sulla metro; ha aumentato il numero dei viaggi delle metropolitane. Ha rimesso in moto i cantieri della linea C, fermati nel 2013 con l’inaugurazione prevista nel 2011, realizzando 21 fermate in due anni. Ha attivato il servizio di car e bike sharing e ha portato alla conclusione i lavori sulla Prenestina bis, portando il raddoppio al 90%, a fronte del 40% fatto in sei anni dalle precedenti giunte. Questo non vuol dire che i problemi di Roma siano scomparsi, ma almeno ha tolto un servizio centrale, come il trasporto pubblico, dalle mani degli “amici” dei politici.

    Quando si è insediato in Campidoglio, Marino ha trovato un debito da un miliardo di euro. Con la vecchia e nuova giunta, si è messo al lavoro per ridurlo, a partire dall’eliminazione degli sprechi, iniziando dalla razionalizzazione dei costi. Roma ha iniziato a usare tabelle per costi standard, pagando a prezzo di mercato, per esempio, i computer (e non quasi 5mila euro l’uno come sotto la precedente amministrazione). Ha reso trasparente la contabilità e, nel secondo rimpasto, ha nominato l’ex magistrato Alfonso Sabella al controllo della legalità. Sono state chiuse le partecipate non strumentali e le altre sono state incamerate nel regime di costi fissi e standard. In due anni, il Comune ha recuperato 440 milioni di euro di debito, riuscendo a ridurre (seppur di poco) Irpef e Tari (che rimangono ancora le più alte in Italia). In più, primo nel nostro Paese, ha approvato il bilancio previsionale del 2015 a fine 2014, anticipando ogni comune italiano, anche quelli a guida M5S. Il 25 settembre 2015, l’agenzia di rating internazionale Fitch certifica il buon lavoro, passando lo stato di Roma da negativo a stabile.

    Un altro passaggio chiave è stato l’intervento nella gestione degli appalti pubblici. Un settore chiave per la lotta al malaffare e alla corruzione in tutto il Paese e nervo scoperto a Roma dopo Mafia Capitale. Il rapporto della Procura sulle note vicende parla chiaro: dal 2011 al 2014, scrivono gli ispettori dell’Anticorruzione, c’è stato “il massiccio e indiscriminato ricorso a procedura non a evidenza pubblica in grado di assorbire di fatto, in termini quantitativi, quasi il 90 per cento delle procedure espletate“. Durante gli ultimi due anni dell’ex giunta Alemanno, gli ispettori rilevano in circa “due miliardi, il 36 per cento del totale“, i soldi pubblici andati in appalti “non controllati”. Nell’anno e mezzo sotto Marino, le gare sotto controllo pubblico sono salite “all’87 per cento del totale“, con una voce di spesa di 1 miliardo e 364 milioni. Con Sabella assessore alla legalità, la nuova giunta del sindaco dimissionario vara una serie di regole ancora più stringenti in fatto di appalti: gare aperte ogni volta che sia possibile; stop alle procedure di emergenza se non necessario; niente più frammentazione dei lotti di gara; rotazioni dei componenti delle commissioni giudicatrici; apertura alla concorrenza; creazione di una centrale unica di appalto.

    L’altro buco nero della politica romana è la gestione dei rifiuti. Sotto la giunta Alemanno scoppia lo scandalo Parentopoli all’Ama sotto la guida l’ex ad Franco Panzironi, cacciato da Marino e in seguito condannato a cinque anni. I nuovi vertici, scelti solo per il curriculum (e sconosciuti agli ambienti romani) procedono a licenziare 37 tra impiegati, quadri, dirigenti, e 23 autisti assunti in maniera irregolare. Cambia anche la gestione: addio alle vecchie procedure di affidamento diretto ai privati (che ha portato a spendere 50 milioni di euro solo per noleggiare i cassonetti, comprati da aziende “amiche” della vecchia dirigenza); con la nuova gestione si aprono gare pubbliche a soggetti diversi, anche internazionali, passando all’80% dell’assegnazione per appalto. Vengono acquistati nuovi cassonetti e assunti 300 spazzini. La raccolta differenziata (che prima di Marino praticamente non esisteva) è salita al 43%. Tra le altre iniziative, ha messo il Gps sulle spazzatrici, potendo così controllare il percorso effettuato da un’unica centrale: prima di lui, non esistevano neanche percorsi stabiliti.

    Dopo anni, Roma ha un poliziotto a capo dei vigili. Sembra un paradosso, eppure fino alla nomina di Raffaele Clemente, ex Anticrimine e già capo della sala operativa della Questura di Roma, a capo della polizia municipale si sono alternate personalità più politiche che operative. Marino ha deciso di cambiare passo, ha scelto tra i migliori curriculum arrivati in Campidoglio e ha puntato su un “super poliziotto” che conosce le criticità di Roma in prima persona. I vigili urbani sono finiti nel mirino del primo cittadino per una serie di privilegi che sono stati tolti dalla sua amministrazione; dopo la notte di Capodanno da dimenticare tra assenze, ferie e malattie, Marino ha denunciato gli assenteisti. Anche all’interno dell’amministrazione ha voluto dare la svolta e ha imposto la turnazione dei dirigenti.

    Un altro nervo scoperto della Capitale è la questione casa, con l’emergenza abitativa all’ordine del giorno da troppo tempo. Gli scandali delle case popolari o degli affitti ridicoli, dati ai soliti “amici”, hanno riempito le pagine dei giornali: quando però il sindaco ha cacciato 743 abusivi dalle case popolari, compresi titolari di altri appartamenti e persone con un reddito di 80mila euro, in pochi hanno riportato la notizia. C’è anche il piano per la vendita di immobili comunali, comprese abitazioni vuote, per incamerare risorse mai sfruttate e girarle per una politica della casa più equa, con un risparmio di 55 milioni di euro. Nel frattempo, è stato varato il Progetto Casa per la realizzazione di 800 nuovi alloggi popolari, per un totale di 6mila programmati entro il 2018. Ora bisognerà vedere cosa farà la prossima amministrazione di questi progetti già avviati.

    Fino ad aprile 2015 Roma non aveva una mappa per le affissioni dei cartelloni pubblicitari. Per anni, le strade della Capitale sono state invase dalla cartellonistica abusiva di ogni tipo, andando a deturpare il volto stesso della città. La giunta Marino ha posto un freno a tutto questo. Non solo ha rimosso i cartelloni abusivi (come già l’ex sindaco Alemanno), ma è andato a fondo del problema e ha pubblicato la mappa con le 15 zone e le relative strade in cui è permesso attaccare cartelloni pubblicitari; ha indetto gare d’appalto per l’affissione e il controllo, dando a chi vuole fare pubblicità anche la responsabilità del decoro e di attività quali il bike sharing e la cura del verde. Al via anche alle nuove regole comunali che valgono per tutti i municipi: le zone centrali o periferiche non avranno più cartelloni davanti agli edifici di pregio o con particolari caratteristiche architettoniche.

    Dopo le dimissioni del sindaco di Ostia, Andrea Tassone, implicato in Mafia Capitale, Ignazio Marino ne ha assunto le funzione e, tra i primi atti, c’è stato l’invio delle ruspe per rimuovere i chioschi abusivi lungo il litorale di Ostia e aprire i varchi d’accesso al mare, chiusi da anni di abusivismo. Le irregolarità erano già state certificate dalla magistratura nel 2013 e da allora si attendeva qualcuno che si prendesse la responsabilità di agire. A farlo, alla fine, è stato Marino.

    Per ridare la giusta cornice alle splendide strade di Roma e ai suoi monumenti più celebri, Marino si è dovuto scontrare con grandissime resistenze, ma alla fine è riuscito a togliere i chioschi e i camion bar dal Colosseo e dalle aree centrali. Stessa fermezza è stata usata per rimuovere i tavolini abusivi in centro (chi ha un bar o un locale, deve chiedere il permesso al Comune e, nel caso, pagare la tassa di occupazione del suolo pubblico, ma a Roma pare non fosse la prassi) e per bloccare il monopolio che da anni reggeva il mercato natalizio di piazza Navona. Tutti questi provvedimenti hanno toccato interessi di molte persone, tra cui la famiglia Tredicine, da anni detentori di tantissimi posteggi ambulanti, molto spesso abusivi, nelle zone nevralgiche della città.

    Ignazio Marino ha deciso di estendere i diritti a tutti e il 18 ottobre 2014 ha aperto il Campidoglio per trascrivere i matrimoni di 16 coppie gay sposate all’estero. La sua scelta ha scatenato polemiche con il Vaticano, con il ministro Angelino Alfano furioso a cercare una soluzione per annullarle. Non contento, ha celebrato l’evento partecipando al gay pride di Roma in testa al corteo, per ricordare che Roma ha voluto estendere i diritti a chi, per lo Stato italiano, ancora ne è sprovvisto. Ha ideato e sostenuto campagne contro il bullismo omofobo ed è stato in prima fila a fianco della comunità LGTB. Marino ha pagato caro questa passione per i diritti civili, risultando scomodo al Vaticano che, alla prima occasione, l’ha scaricato senza fare una piega.

    La pedonalizzazione dei Fori Imperiali e del Tridente, con una nuova illuminazione d’artista; la sostituzione delle luci cittadini con lampade LED; lo sblocco di opere rimaste ferme per anni; il progetto per lo stadio della Roma; i progetti per il restauro dei monumenti storici della Capitale. Questo e molto altro ha caratterizzato il mandato di Ignazio Marino che ha voluto dare un volto nuovo alla città, moderno, efficiente e soprattutto degno della bellezza di Roma. Infine, ha messo in moto una serie di contatti istituzionali, chiamando in causa i privati per finanziare i lavori di restauro. Se si passeggia per Roma ora, ci sono molti cantieri aperti, da Trinità dei Monti alla Fontana di Trevi, fino alla Barcaccia del Bernini. Ha investito nella cultura e ha lavorato con le istituzioni, tanto che il Teatro dell’opera è in attivo: insomma, un attento lavoro di pubbliche relazioni, contatti internazionali e una scelta oculata dei funzionari per dare alla Città Eterna il volto che si merita, quello della bellezza.

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