Dimissioni Marino, perché il Papa ha scaricato l’ex sindaco di Roma?

Non solo scontrini, pressioni interne al PD e dalle opposizioni: nelle dimissioni di Ignazio Marino ha avuto un peso notevole anche Papa Francesco e il Vaticano.

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    Nell’articolata vicenda delle dimissioni di Ignazio Marino da sindaco di Roma, c’è un altro protagonista, forse insospettabile, ma le cui azioni hanno contribuito e non poco all’isolamento dell’ex primo cittadino. È Papa Francesco, il “vicino di casa” più importate di Roma. Il Vaticano è rimasto a guardare mentre la politica locale e nazionale silurava il punto di riferimento della città che, tra due mesi, ospiterà il Giubileo. I rapporti tra il Pontefice e l’ex sindaco si sono definitivamente rotti dopo l’ormai nota risposta sul caso dei viaggio negli USA, ma hanno origini più lontane. Nella Città Eterna, la linea di separazione tra Stato e Chiesa è sempre stata fumosa e le interferenze vaticane non sono mai mancate, anche nel caso Marino.

    Le interferenze del Vaticano nella politica di Roma

    All’indomani della dichiarazioni di dimissioni, quando ancora non erano state ratificate, il cardinale Agostino Vallini, vicario di Papa Francesco per la diocesi di Roma, scrisse una lettera aperta in cui auspicava la “formazione di una nuova classe dirigente nella politica”. Come se un sindaco chiedesse al Vaticano di darsi da fare per cambiare cardinali e vescovi. Non solo. Il Fatto Quotidiano parla di una pressione dal Vaticano per la candidatura dell’eurodeputato NCD Alfredo Antoniozzi a sindaco di Roma. Si sottolinea che la “vecchia” classe politica non va bene, per suggerire un nome più vicino agli ambienti vaticani. Come la lunga storia italiana ha ampiamente dimostrato, la Chiesa cattolica continua a scendere in campo nell’agone politico, specie a Roma. Con il Giubileo dietro l’angolo, la pressione della Curia sul Campidoglio è ancora più forte e non preoccupa l’assenza del primo cittadino. Perché? Perché Marino era troppo scomodo.

    Le trascrizioni delle nozze gay

    L’ex sindaco ha aperto alle coppie gay, scatenando reazioni indignate dal Vaticano. Quando il 18 ottobre 2014 Marino aprì il Campidoglio per registrare le nozze di 16 coppie omosessuali sposate all’estero, nei palazzi della Curia si scatenò il panico. La Cei diede fuoco alle polveri, anche perché in quei giorni si teneva il Sinodo straordinario sulla famiglia e parlò di “arbitraria presunzione” che non si poteva accettare. Quale sia la presunzione, per di più arbitraria, di fare il dovere di un sindaco è tutta da chiarire: come se qualsiasi primo cittadino non fosse libero di fare il suo mestiere per non “disturbare” la Chiesa.

    Il Gay Pride di Roma

    Come se non bastasse, Marino ha partecipato al Gay Pride di Roma a giugno 2015, mettendosi in testa al corteo per festeggiare proprio le trascrizioni dei matrimoni omosessuali. “Abbiamo fatto la nostra parte e oggi è un giorno di festa. Tutti, proprio tutti, devono avere gli stessi diritti”, disse il sindaco. Celebrare un rito laico e civile come una conquista di tutta la città? Per il Vaticano è stato troppo.

    Il viaggio negli USA

    C’è poi la celebre frase “Non ho invitato io Marino, è chiaro”. Papa Francesco tornava dagli USA (dove avrebbe ricevuto anche l’impiegata che si rifiutò di registrare le nozze gay), quando nell’ormai consueta conferenza stampa in aereo, i giornalisti chiesero se avesse invitato lui Marino all’incontro con le famiglie di Philadelphia. La risposta è quella che conosciamo già, ma praticamente nessuno ha ricordato che a invitare Marino fu il sindaco di Philadelphia.

    Il Giubileo

    Il Giubileo non preoccupa. Papa Bergoglio non ha voluto grandi opere (memore degli scandali del Giubileo del 2000), ma solo interventi di manutenzione di cui molti già avviati da tempo. Lo stesso Marino, con le dimissioni già firmate, ha dato il via libera a ordinanze per 10 milioni di euro di lavori. Il prefetto Franco Gabrielli, messo da Matteo Renzi a coordinare l’Anno Santo, è persona gradita al Vaticano e ha già in mano quanto gli occorre per proseguire nell’organizzazione.

    Le telefonate al Papa

    Ci sarebbe anche una questione personale tra i due. Secondo Dagospia, il Papa avrebbe dato il numero del cellulare privato a Marino, e il sindaco l’avrebbe tempestato di chiamate per diventare il suo medico personale. Si tratta solo di un’indiscrezione che non ha altri riscontri, più una voce che filtra dai corridoi dei Vaticano che una notizia verta, ma mostra quanto l’ex sindaco sarebbe poco gradito dal Vaticano.