Dimissioni Marino, non solo scontrini: i guai giudiziari dell’ex sindaco Alemanno

Dimissioni Marino, non solo scontrini: i guai giudiziari dell’ex sindaco Alemanno
    Dimissioni Marino, non solo scontrini: i guai giudiziari dell’ex sindaco Alemanno

    Se c’è un aspetto su cui tutti sono d’accordo nella vicenda Ignazio Marino è l’altissima attenzione mediatica che l’ha circondato fin dai primi momenti. Tutti a guardare quello che stava facendo il primo cittadino dimissionario, pochi, pochissimi a notare e sottolineare che, per esempio, l’ex sindaco Gianni Alemanno finiva sotto inchiesta e veniva rinviato a giudizio nell’ambito dell’inchiesta Roma Capitale. Quasi nessuno ricorda il passaggio della relazione fatta dal procuratore della Capitale, Giuseppe Pignatone, sul “boom” del fatturato per le cooperative di Salvatore Buzzi sotto la giunta Alemanno. Come se tutti i mali della Città Eterna dipendessero da Marino, tutti (PD in primo luogo) si sono scagliati contro l’ex chirurgo.

    I problemi della Capitale sono tanti e non bastano certo due anni per risolverli tutti. Marino almeno ci ha provato, finendo spesso nel mirino incrociato di poteri che da tempo spadroneggiano nella città. Non a caso, l’inchiesta Mafia Capitale nasce da segnalazioni che la segretaria del sindaco ha fatto alla Procura. Per capire quali siano le colpe (reali, presunte e politiche) anche sull’ultimo caso, bisognerà attendere la parola della magistratura che, invece, ha parlato sull’ex sindaco Alemanno.

    Il 1° ottobre viene notificata la chiusura delle indagini di un filone dell’inchiesta Mafia Capitale. Per Alemanno, cade l’accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso, ma rimangono quelle di corruzione e finanziamento illecito. Secondo la Procura, l’ex sindaco avrebbe ricevuto somme di denaro, quasi tutte attraverso la fondazione Nuova Italia, per “compiere atti contrari alla sua carica”. Gli inquirenti parlano di 125mila euro ricevuti tra il 2012 e il 2014 (quindi tra la fine del mandato e l’inizio della giunta Marino) da Salvatore Buzzi tramite l’ex ad di Ama Franco Panzironi, a sua volta condannato a 5 anni per lo scandalo Parentopoli scoppiato sotto la giunta Alemanno. Per i magistrati, Alemanno avrebbe ricevuto, attraverso la fondazione Nuova Italia, 75mila euro sotto forma di finanziamento per cene elettorali, 40mila euro per la campagna elettorale e circa diecimila euro in contanti a ottobre 2014, a due mesi dai primi arresti. I soldi sarebbero serviti per ripagare una serie di attività contrarie ai doveri d’ufficio, anche di imparzialità, tra cui si conta la nomina di Giuseppe Berti nel cda di Ama, l’intervento per la nomina di Giovanni Fiscon ad amministratore delegato di Ama e il mettere le strutture del suo ufficio a disposizione di Salvatore Buzzi e Massimo Carminati. In più, ci sarebbero finanziamenti all’Eur spa destinati al saldo di crediti di soggetti riconducibili a Buzzi e Carminati.

    Alemanno si professa innocente e, commentando il rinvio a giudizio, si dice contento che siano cadute le accuse di associazione a delinquere e sicuro di dimostrare la sua innocenza. Le carte dei magistrati stanno quindi dipingendo un quadro diverso da quello che gli avversari politici di Marino urlano ai quattro venti.

    Le parole del Procuratore di Roma Giuseppe Pignatone a questo proposito sono chiare. Nell’audizione alla Commissione antimafia sul caso della Capitale, chiarì che sotto la giunta Alemanno si era “registrata l’esplosione del fatturato delle cooperative che ruotavano attorno alla figura di Salvatore Buzzi”. Inoltre “sotto la giunta Alemanno è avvenuta anche la nomina di soggetti graditi al vertice di società partecipate dal Comune”. Non è che con la giunta Marino non ci siano stati contatti, anzi. Pignatone ha specificato che anche in questo caso “il gruppo che fa riferimento a Buzzi ed a Massimo Carminati poteva contare su amici e propri candidati”. A cambiare è il livello di contatto. Il rapporto “è stato diverso con le due giunte capitoline”: sotto Alemanno “si è registrata una esplosione del fatturato delle cooperative che facevano capo a Buzzi e c’era una influenza sulle nomine di vertice delle società partecipate dal Comune“; sotto Marino i contatti “a livelli alti non ci sono più, ma è rimasta la presenza pesante di Buzzi nel mondo delle cooperative”.

    L’ex sindaco ha un’altra grana. Il 13 marzo 2015 è stato rinviato a giudizio per finanziamento illecito. Secondo l’accusa, nel 2010 avrebbe usato 30mila euro per commissionare un finto sondaggio elettorale, usandoli invece per fare propaganda al listino dell’ex Presidente della Regione Renata Polverini. Accuse tutte da dimostrare, sia chiaro: solo al termine dei procedimenti giudiziari si potrà avere una risposta certa sui comportamenti dellex sindaco. Ora Roma è allo sbando a due mesi dal Giubileo per una faccenda legata a scontrini su cui la magistratura non si è ancora pronunciata. Due pesi e due misure?

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