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Riforma dei contratti di lavoro 2015: tutte le novità proposte da Renzi

Riforma dei contratti di lavoro 2015: tutte le novità proposte da Renzi
da in Politica
Ultimo aggiornamento: Martedì 06/10/2015 17:14

    Pare ormai chiaro che a stabilire le nuove regole della contrattazione sarà il Governo, senza sindacati e Confindustria, cosa mai successa prima. Cosa ha in mente il Governo? L’introduzione del salario minimo legale (l’Italia è uno degli ultimi paesi europei a non averlo), che andrà a sostituirsi al contratto nazionale. In questo modo spostando il potere contrattuale a livello territoriale e aziendale, si potrà annientare la bassa produttività, il vero male che sta paralizzando il Bel Paese ormai da troppo tempo. Vediamo nel dettaglio cosa prevede la riforma dei contratti di lavoro 2015, proposta da Renzi.

    Uno degli aspetti fondamentali del Job Act di Renzi è l’introduzione del contratto a tutele crescenti. Tutti i nuovi dipendenti dovranno essere assunti con il nuovo contratto a tempo indeterminato, che prevede una crescita delle tutele, in relazione all’anzianità di servizio. Lo scopo è fare in modo che tale contratto diventi il contratto nazionale di riferimento, che vada col tempo a rimpiazzare tutti gli altri tipi di contratti atipici attualmente esistenti nel nostro paese. A far data dal 1° gennaio 2016, quindi, tutti i contratti di collaborazione coordinata e continuativa dovranno trasformarsi in rapporti di lavoro subordinato. Chi oggi lavora con una di queste forme contrattuali, entrerà a far parte di un programma di gestione transitoria, alla fine del quale verrà assunto con il nuovo contratto di lavoro. Esistono tuttavia delle eccezioni:

    - Le collaborazioni esercitate nell’ambito di professioni intellettuali per le quali è necessaria l’iscrizione in specifici albi professionali;

    - Le attività prestate dai componenti degli organi di amministrazione e controllo delle società e dai partecipanti a collegi e commissioni;

    - Le prestazioni di lavoro rese a fini istituzionali in favore delle associazioni e società sportive dilettantistiche affiliate alle federazioni sportive nazionali, alle discipline sportive associate e agli enti di promozione sportiva riconosciuti dal C.O.N.I. come individuati e disciplinati dall’articolo 90 della legge 27 dicembre 2002, n. 289.

    In attesa di una revisione del lavoro nel campo della pubblica amministrazione, tale normativa non verrà applicata nell’ambito delle pubbliche amministrazioni, sino al 1° gennaio 2017.

    Una delle note più dolenti della riforma del lavoro Renziana è stata la modifica dell’articolo 18, sino ad oggi considerato intoccabile e sacro. Quali sono le novità? Sostanzialmente, potranno essere reintegrati soltanto i lavoratori licenziati per motivi discriminatori e in alcuni casi anche per motivi disciplinari. Possibilità limitata ad alcune specifiche condizioni, che verranno espressamente indicate, al fine di ridurre al minimo la discrezionalità dei giudici. Infine, nei casi di licenziamenti economici ritenuti illegittimi, sarà previsto esclusivamente un indennizzo. Quindi nessuna possibilità di reintegro.

    La flessibilità è un elemento che investirà anche i singoli ruoli aziendali, con la riforma di Renzi, infatti, sarà più semplice cambiare mansione a ogni singolo lavoratore. In altre parole, sarà quasi del tutto impossibile intentare un causa per demansionamento. Ciò andrà a tutela soprattutto degli imprenditori, che in caso di riorganizzazione, ristrutturazione e conversione aziendale, potranno meglio gestire e reimpiegare la propria forza lavoro.

    Il Job Act è intervenuto con modifiche sostanziali anche nell’ambito del lavoro Part Time, sempre nell’ottica di una maggiore flessibilità. In buona sostanza, il datore di lavoro può chiedere un’integrazione dell’orario lavorativo al dipendente parti time, in una misura non superiore al 25 per cento delle ore settimanali concordate. Inoltre, è possibile richiedere uno spostamento dell’orario lavorativo, o una maggior flessibilità, o appunto un aumento del monte ore, con diritto ad una maggiorazione della retribuzione pari al 15 per cento. Infine, il lavoratore stesso avrà la possibilità di richiedere una riduzione di lavoro a part time, in caso di necessità di cure connesse a malattie gravi.

    Sparisce definitivamente l’Aspi, il vecchio assegno di disoccupazione. Cambierà nome, si chiamerà Naspi e sarà più consistente: avrà una durata di 24 mesi, anche per il 2017 (non scenderà dunque a 18 mesi come previsto in un primo momento).

    La tutela della maternità sarà estesa anche a tutte quelle lavoratrici che attualmente sono prive di contratto a tempo indeterminato. Ciò dovrebbe consentire loro di conciliare al meglio il nuovo stile di vita con l’attività lavorativa.

    La flessibilità del job act si riflette anche dal lato lavoratore. Ad esempio, per quanto concerne i congedi parentali, potranno essere utilizzati anche a ore, tuttavia se non regolato dalla contrattazione collettiva, riguarderà solo metà dell’orario di lavoro. Le domande dovranno essere inoltrate all’INPS, su modulo specifico e in alcuni casi sarà possibile usufruire dei permessi, anche a partire dal giorno stesso della domanda.

    Quella vecchia situazione in cui il lavoratore era costretto a firmare sostanzialmente delle dimissioni senza data, non potrà più esistere. Sarà necessario firmare un modulo dedicato, in cui comparirà data, numero e altri ulteriori dettagli.

    Con la modifica dell’articolo 4 dello Statuto dei Lavoratori, si modificano le regole sul controllo a distanza dei lavoratori: rimane tutto invariato per quanto concerne le telecamere e i sistemi di controllo, tuttavia su tablet e smartphone verranno installate soltanto ‘quelle applicazioni finalizzate al lavoro per il quale è stato consegnato’.

    Verrà istituito un ispettorato unico che presiederà alle ispezioni sul lavoro, in sostituzione dei tre attuali.

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