Riforma del processo penale: cosa cambia?

Riforma del processo penale: cosa cambia?
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Ultimo aggiornamento: Giovedì 24/09/2015 11:33

    La Camera ha approvato nuove misure nell’ambito della riforma del processo penale. Tra le misure contenute nel testo approvato dall’Aula e che passa all’esame del Senato, ci sono tempi certi per l’esercizio dell’azione penale, una stretta sui ‘reati di strada’ (crescono cioè le pene per il furto in abitazione, per il furto aggravato e per la rapina). E’ stabilito anche il limite alla pubblicabilità delle intercettazioni e il riordino dell’ordinamento penitenziario. Si va dalla estinzione del reato quando l’imputato ripara interamente il danno per i reati a querela, all’ampliamento dei diritti della parte offesa, che potrà conoscere lo stato di un procedimento sei mesi dopo la sua denuncia. Aumentano anche le pene per il voto di scambio politico-mafioso. Andiamo a vedere le principali novità di cui stiamo parlando proprio in vista del voto finale al Senato.

    Quando l’imputato ripara interamente il danno mediante resistuzione o risarcimento ed elimina le conseguenze del reato, il giudice lo dichiara estinto, dopo aver interpellato ovviamente le parti e la persona offesa. Tutto questo a patto che il danno sia riparato prima che inizi il dibattimento, questo esplicita la misura di “estinzione reato per condotte riparatorie”.

    Fino a sei mesi dalla denuncia, la persona offesa ha diritto di conoscere lo stato del procedimento e ha più tempo per opporsi alla richiesta di archiviazione, che in caso di furto in abitazione dovrà esserle comunicata. La parte offesa così detiene potere di controllo e stimolo all’attività del pm secondo l’”ampliamento diritti parte offesa”. Inoltre, per furti e rapine aumenta la pena minima: in caso di reato commesso in abitazione si passa da 3 a 6 anni, furto aggravato da 2 a 6, rapina semplice e aggravata da 4 a 10 anni.

    Per quanto riguarda il voto di scambio politico-mafioso ci sono novità: la pena per chi si “macchia” di tale reato passerà da 4-10 anni a 6-12 in base a quanto stabilito dalla Camera. Essendo politica e intercettazioni legate a doppio filo, non possiamo non ricollegarci ad altre due nuove misure in materia: il Governo dovrà predisporre norme per evitare la pubblicazione di conversazioni irrilevanti ai fini dell’indagine e riguardanti persone estranee attraverso una selezione del materiale raccolto, si semplifica quindi il ricorso alle intercettazioni per reati contro la pubblica amministrazione e nella delega non sono previste pene carcerarie a carico dei giornalisti. Infine, è prevista una delega fino a 4 anni per punire chi diffonda captazioni fraudolente di conversazioni fra privati per recare danno alla reputazione o immagine di questi, a esclusione di riprese e registrazioni che costituiscano prova di processo o utilizzate per diritto di difesa e cronaca.

    In tema indagini vengono stabiliti tempi certi: il rinvio a giudizio o archiviazione dovranno essere chiesti dal pm entro 3 mesi, prorogabili di altri 3 dal pg presso la corte d’appello se casi complessi, dalla scadenza di tutti gli avvisi e notifiche di conclusione indagine. Per delitti di mafia e terrorismo il termine sale a 12 mesi e in caso di inerzia del pm è prevista l’avocazione d’ufficio del fascicolo disposta dal pg.

    Riguardo al decreto penale di condanna, per incentivarne l’utilizzo si consente al giudice di tener conto anche della condizione economica dell’imputato, quando va determinata la pena pecuniaria in sostituzione di quella detentiva. Il valore di conversione di un giorno di reclusione si abbassa da 250 a 75 euro.

    Con il vaglio del giudice, le parti potranno accordarsi su alcuni motivi d’appello condivisi ed è prevista l’emanazione di linee guida da parte del pg presso la Corte di appello per i pm di udienza. I motivi di appello diventano più rigorosi e specifici, pena l’inammissibilità, mentre i requisiti della sentenza vengono scanditi con maggiore puntualità per rendere più agevole e semplificare le impugnazioni. Se il pm si appella contro una sentenza di proscioglimento per motivi attinenti alla valutazione di una prova dichiarativa, il giudice dovrà rinnovare l’istruttoria.

    La voce forse più interessante fra tutte quelle oggetto di modifica è quella relativa al ricorso per cassazione. Aumentano le sanzioni pecuniarie in caso di inammissibilità dei ricorsi, si introduce una disciplina semplificata per l’inammissibilità per vizi formali nei casi in cui non sia già stata dichiarata dal giudice che ha emesso il provvedimento e in caso di “doppia conforme” di assoluzione, il ricorso per cassazione può essere proposto solo per violazione di legge. Infine, si allarga la rosa delle ipotesi di annullamento senza rinvio.

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