Riforma scuola Renzi 2015, il riassunto del testo definitivo: cosa cambia?

Riforma scuola Renzi 2015, il riassunto del testo definitivo: cosa cambia?
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Ultimo aggiornamento: Lunedì 07/09/2015 13:38

    Parte il nuovo anno scolastico che vedrà operativa la riforma della Buona Scuola voluta da Matteo Renzi con la ministra Stefania Giannini. Il progetto sulla riforma della scuola presentato al Parlamento dall’esecutivo, è stato approvato in via definitiva a luglio dopo un iter complesso e tra le proteste di opposizioni, sindacati e insegnanti, in particolare dei precari che non rientreranno nel piano delle assunzioni previsto. Con la Buona Scuola il governo ha voluto dare più autonomia agli istituti scolastici e in particolare ai presidi di ogni istituzione, che diventano dei veri e propri manager. A suscitare molte perplessità è stata soprattutto la cosiddetta chiamata diretta, con cui i dirigenti scolastici sceglieranno i docenti per formare la loro “squadra”. In questo senso non si terrà conto più del punteggio della graduatoria, ma del curriculum dei docenti. Vediamo in che cosa consistono tutte le novità della legge sulla riforma della scuola.

    Si parte dunque dall’assunzione dei precari storici, andando a cambiare le supplenze e la definizione di organico funzionale e di diritto. Si amplia il numero dell’organico di diritto trasformandolo in “funzionale di rete”: i docenti senza cattedra vengono assunti o a tempo indeterminato o con contratto triennale da passare a indeterminato come insegnanti a disposizione di una rete scolastica per coprire posti vacanti o buchi che oggi vengono dati a un docente diverso per volta. La prima tranche di assunzioni si è conclusa con un totale di 102mila precari che entrano di ruolo: il Miur ha pubblicato tra luglio e agosto le tappe delle procedure per le richieste che si sono concluse con l’inizio del mese di settembre. Entro il 1° dicembre 2015 verrà indetto un nuovo concorso: ogni tre anni il Ministero bandirà un concorso per l’assunzione di nuovi insegnanti.

    Meritocrazie e non solo anzianità come base per gli scatti dello stipendio. Dal 2016 è previsto un fondo di 200 milioni di euro per il merito dei docenti: i dirigenti scolastici potranno scegliere, in base a una decisione del Consiglio di Istituto e una serie di dati e linee guide nazionali (rendimento degli alunni, miglioramento della didattica e della qualità dell’insegnamento), di premiare il singolo insegnante. Gli aumenti di stipendio non saranno legati solo all’anzianità di servizio ma anche e soprattutto alla bravura del docente, i cui curriculum saranno online. Per il miglioramento della qualità dell’insegnamento, viene resa obbligatoria la formazione degli insegnanti: il ministero avrà un fondo strutturale di 40 milioni di euro all’anno, mentre ci sarà un voucher di 500 euro annuo per ogni insegnante, da usare per l’aggiornamento professionale (acquisto di libri, corsi, congressi e altro).

    Cambia il ruolo dei presidi all’insegna di una maggiore autonomia di ogni istituto. Si rafforza l’autonomia scolastica: ogni scuola potrà avere una libertà maggiore nella gestione degli edifici scolastici, dei progetti formativi, della didattica e dei fondi; saranno i dirigenti scolastici a scegliere i docenti da inserire nella scuola, in base al curriculum. I Piani dell’offerta formativa (Pof) devono essere aggiornati ogni tre anni e, in base a questi, si decideranno le assunzioni, la mobilità e tutti gli adempimenti del caso. Viene raddoppiato il Fondo di funzionamento delle scuole per le spese correnti: nei periodi di sospensione dell’attività didattica, associazioni e terzo settore potranno entrare nella didattica con la creazione di attività educative, ricreative e culturali da svolgere negli edifici scolastici.

    I presidi, utilizzando la loro autonomia, possono usufruire dell’organico dei docenti, per evitare che si formino classi troppo numerose, le cosiddette classi pollaio, quelle il cui numero degli alunni supera i 25. Ritornano le discipline che la riforma Gelmini aveva limitato per tagliare l’organico insegnanti: musica, arte e soprattutto inglese e informatica vengono potenziati, come il ritorno della geografia negli istituti da cui era stata eliminata. Educazione ambientale e tecnologia entrano in classe, si punta a potenziare i laboratori.

    Riqualificare il ruolo dell’insegnante di sostegno, fondamentale per tutti gli alunni che presentano disabilità. La riforma prevede che la scuola dovrà farsi carico degli studenti disabili come certificato dalla legge 104, di quegli alunni con problemi legati all’apprendimento e anche di bambini e ragazzi con “Bisogni Educativi speciali”, coloro che si trovano in difficoltà anche temporanee per situazioni di disagio economico o psicologico. Nuova formazione per gli insegnanti di sostegno con nuove competenze anche per gestire queste problematiche: oltre 21mila gli insegnanti di sostegno assunti da settembre.

    Procedure amministrative potenziate con la digitalizzazione degli uffici e delle segreterie, con un primo passo essenziale: portare in tutte le scuole la banda larga, essenziale perché tutti i dati passino online e non più su carta.

    Via libera agli sgravi fiscali per chi sceglie le paritarie. Le famiglie, i cui figli frequentano una scuola paritaria dell’infanzia, della primaria e delle medie, possono detrarre le spese sostenute. Escluse invece dagli sgravi fiscali le scuole superiori. Per chi dà finanziamenti alle scuole, è previsto un credito d’imposta del 65%: previsto un tetto di 100mila euro per le donazioni e un fondo di perequazione pari al 10% delle erogazioni totali.

    Nasce il Portale Unico che raccoglie tutti i dati della scuola, con la pubblicazione di tutte le informazioni relative al sistema di istruzione, compresi il bilancio e i curricula degli insegnanti, in modo che tutti i cittadini possano consultarli.

    Avvicinare il mondo della scuola a quello del lavoro anche con l’ingresso dei privati per la creazioni di laboratori all’avanguardia. L’introduzione della dualità studio-lavoro interessa sia gli istituti tecnici sia i licei: obbligatoria per tutti gli studenti, sarà di 400 ore per l’ultimo triennio degli istituti tecnici e di 200 per i liceali. Viene attivato un registro per gli enti e le imprese che accoglieranno gli studenti.

    Il governo stanzia 90 milioni di euro per il 2015 e 30 milioni annui a partire dal 2016 per l’innovazione tecnologica delle scuole: il Piano Nazionale per la scuola digitale punterebbe ad aggiornare laboratori, strumenti e formazione digitale dei docenti per cercare di tenere il passo con i tempi.

    Il governo mette mano al portafoglio per far fronte alla situazione dell’edilizia scolastica e la messa in sicurezza degli edifici. La riforma della scuola prevede lo sbloccamento di 300 milioni di euro per la costruzione o la ristrutturazione in versione ecologica degli edifici scolastici: è previsto un investimento di 200 milioni per i mutui agevolati da dare a quegli istituti che vorranno mettere lavori di ristrutturazione o costruzione in cantiere. Nel 2015 sono stati stanziati 40 milioni di euro per le indagini sulla sicurezza degli edifici scolastici.

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