Funerale Casamonica, una cerimonia da Padrino per il boss Vittorio

Funerale Casamonica, una cerimonia da Padrino per il boss Vittorio
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    Funerale show di Vittorio Casamonica a Roma in stile 'Il Padrino'

    Il funerale-show di Vittorio Casamonica, 65 anni, capo dell’omonimo clan, ha provocato indignazione nella cittadinanza e la bufera è aumentata fino a scatenare la reazione del mondo politico. Casamonica è infatti ritenuto responsabile di attività illecite come usura, racket e traffico di stupefacenti nell’area sud est della città, ma nonostante questo è stato omaggiato da una folla di persone che ha voluto dare l’ultimo saluto, in una cerimonia funebre che ha trasformato in spettacolo il rito religioso. ”Hai conquistato Roma, ora conquista il paradiso” e ”Vittorio Casamonica re di Roma” recitavano alcuni manifesti apparsi davanti la parrocchia che lo ritraevano a mezzo busto con una corona in testa, il Colosseo e il cupolone sullo sfondo. Subito si sono levate voci indignate tra i cittadini, ma anche dal mondo politico.

    Il feretro di Vittorio Casamonica era arrivato davanti alla chiesa di San Giovanni Bosco a Cinecittà, su una carrozza nera con bassorilievi dorati, trainata da sei cavalli neri. Sulla bara un’immagine di padre Pio. Un’orchestra era pronto ad accoglierlo suonando la canzone del celebre film di Francis Ford Coppola ”Il Padrino”, interpretato da Marlon Brando. Dopo la funzione, all’uscita il feretro è stato salutato da petali di rosa lanciati da un elicottero mentre la bara è stata trasportata in una Rolls-Royce con la banda musicale che intonava la colonna sonora di ”2001 odissea nello spazio”.

    Una chiesa, la Don Bosco a Cinecittà, non nuova alle cronache. E’ infatti la stessa che nel 2006 negò i funerali religiosi a Piergiorgio Welby, il malato di Sla in fase terminale che chiese ai sanitari di staccare la spina. Ma non è tutto: in quella quella stessa parrocchia nel ’90 è stato celebrato il rito funebre del boss della Magliana Renato De Pedis (poi sepolto nella Chiesa di S. Apollinare). Il prete che ha celebrato la messa non ha saputo o voluto commentare: le sue competenze – come hanno spiegato anche dal vicariato, che ha parlato di ”imbarazzo” – ”sono circoscritte a quanto accade all’interno della chiesa. Il parroco certo non poteva rifiutare la celebrazione”.

    Il mondo politico ha reagito allarmato dopo il funerale colmo di ”segnali mafiosi”, interpretati come una sfida allo Stato.

    ”Roma sfregiata, fatto inquietante”, hanno attaccato dal Pd mentre Sel ha investito del caso il Parlamento chiedendo al ministro Alfano spiegazioni sull’aspetto legale della vicenda, chi è stato il regista dell’operazione, chi ha concesso le autorizzazioni. Preoccupato anche il sindaco Marino che ha chiamato il Prefetto perché siano condotti accertamenti con estremo rigore: ”È intollerabile – ha scritto sui social network – che i funerali siano strumenti dei vivi per inviare messaggi mafiosi”.

    Si è anche attivato il ministro dell’Interno Angelino Alfano che ha chiesto a Franco Gabrielli una relazione dettagliata sul caso. ”Roma trasformata in un set del padrino è uno sfregio”, ha attaccato il commissario romano Matteo Orfini. Quanto accaduto è una ”offesa a Roma e dimostra che la mafia esiste”, sono state le parole vicesindaco Marco Causi.

    Considerazioni condivise da Rosy Bindi presidente della commissione Antimafia, allarmata dal ”clima di consenso che ha accompagnato una simile messinscena”. Preoccupato anche Don Luigi Ciotti per il quale ”a maggior ragione dopo la scomunica di Papa Francesco dei mafiosi è compito della Chiesa denunciare e ribadire che non può esserci compatibilità fra la violenza mafiosa e il Vangelo”.

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