Mattarella e i suoi primi 6 mesi: mafia, immigrazione e la piaga delle riforme

Mattarella alla Cerimonia del Ventaglio fa il punto della situazione sui suoi primi 6 mesi al colle: mafia, immigrazione, giovanie e riforme.

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    Sono passati sei mesi dalla salita al colle di Mattarella. E’ il momento giusto per fare il punto della situazione. Le problematiche che si è trovato a dover affrontare sono molte e decisamente delicate: l’Europa, l’immigrazione, la crisi economica e la lotta a mafia e corruzione, ma la questione più rovente rimane quella delle riforme, la vera piaga di questa legislatura.

    MAFIE E CORRUZIONE

    Dall’inizio della sua legislaura, il 31 gennaio 2015, il capo dello Stato ha avuto il merito di riportare al centro dell’attenzione tematiche, quasi per nulla trattate dai suoi predecessori. E’ il caso, ad esempio della corruzione: in base a una ricerca negli archivi Ansa, cercando tra i titoli ‘Mattarella corruzione’ e ‘Napolitano corruzione’, emerge una differenze lampante: 29 risultati in 6 mesi per il capo dello Stato in carica, contro 36 del suo predecessore ma in un arco di tempo di 9 anni. Ed è proprio contro questo ‘sistema gelatinoso’, che Mattarella intende schierarsi, poiché ‘Democrazia vuol dire anche battaglia per la legalità’. Difficile immaginare come si possa migliorare la lotta alla corruzione, considerato che proprio di recente la Commissione Giustizia della Camera ha dato il via libera a un emendamento al ddl sulla giustizia, che prevede una decisa stretta alle intercettazioni tra privati, un mezzo considerato dal procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso di grande utilità nell’ambito di indagini su reati di corruzione. Viene dunque spontaneo domandarsi perché ridurre gli strumenti attualmemente a disposizione di una lotta già di per sé titanica, contro un’organizzazione definita dallo stesso Mattarella: ‘Un cancro pervasivo che distrugge speranze, impone gioghi e sopraffazioni, e calpesta diritti’.

    UE E POLITICHE DI AUSTERITA’

    Il capo dello Stato non risparmia critiche nei confronti dell’UE, che a suo dire pecca per eccesso di austerità: è giunta l’ora di andare oltre e pensare a politiche di rilancio economico. E proprio perché lo spettro della nostra vicina di mare (la Grecia) ultimamente si è trasformato in una paura concreta, Mattarella, in occasione della cerimonia per i 50 anni del Traforo del Monte Bianco, ha sottolineato ‘Le difficoltà attuali dell’edificio europeo e la crisi di credibilità che lo affligge, legate ad evidenti affanni di progettualità e volontà politica generati da miopi percezioni di interessi nazional.

    IMMIGRAZIONE

    Sulla questione immigrazione, Mattarella era partito difendendo l’operazione Mare Nostrum (ritenuta di contro dalla Merkel un pericoloso incentivo agli arrivi di massa): ‘Ha salvato tante vite umane e non incentivava l’arrivo dei naufraghi’. Sfortunatamente, esattamente un mese dopo questa dichiarazione, un peschereccio con quasi 800 migranti a bordo è sprofondato negli abissi del Canale di Sicilia. Qui Mattarella ha cambiato decisamente tono: ‘C’è una totale insufficienza delle iniziative assunte dalla comunità internazionale. E’ dovere nostro, dell’Europa, fare di più per poter impedire queste stragi’.

    RIFORME

    Ma veniamo alla vera nota dolente della legislatura di Mattarella: le riforme. Principalmente per il capo dello Stato devono rispettare due punti salienti: ‘L’efficienza del sistema e la partecipazione, l’accrescimento del processo democratico. La democrazia deperisce quando non c’è partecipazione e quando il processo decisionale è privo di efficienza’. Ha poi sottolineato: ‘Il parametro del comportamento del presidente della Repubblica deve essere solo la Costituzione e le sue regole’. Dalla sua salita al colle ha posto le sue prime firme al decreto sull’Ilva e ai due decreti attuativi del Jobs act. Tuttavia la più importante (e discussa) è certamente quella del 6 maggio scorso, con la quale Mattarella ha dato validità alla legge elettorale, il famoso Italicum che mostra aspetti di incostituzionalità, gli stessi che Mattarella, in qualità di giudice della Corte Costituzionale, aveva intravisto nel Porcellum.

    TAGLIO DELLO STIPENDIO

    In questo complesso mare di problematiche in cui Mattarella si è trovato immerso, un’azione gli rende certamente onore, ovvero quella di essersi tagliato lo stipendio. L’attuale presidente della Repubblica infatti, per non superare il limite di 240mila euro imposto dalla spending review del premier Matteo Renzi, ha chiesto che venisse tolto dal suo stipendio il vitalizio da professore.