Rosario Crocetta e gli scandali alla regione Sicilia: tutti i casi

Rosario Crocetta e gli scandali alla regione Sicilia: tutti i casi

    Diversi sono gli scandali alla regione Sicilia che hanno coinvolto Rosario Crocetta. A proposito di questo governatore c’erano molte speranze, soprattutto da parte dei siciliani, che speravano di vedere in lui un motivo di rinascita, di superamento della crisi, di possibilità di un futuro meno problematico. Eppure, nonostante quell’impegno dichiarato e ostentato da parte di Crocetta, la situazione in Sicilia non è molto cambiata. Soprattutto è aumentato il debito che la regione deve affrontare e per il quale alcuni esperti chiedono dei severi controlli da parte di Roma. Che aria si respira in Sicilia? E’ un’aria ancora rarefatta, di stenti, da parte di un popolo che difficilmente riesce a credere nel proprio futuro, nonostante le promesse.

    L’ultimo scandalo in ordine di tempo, in cui è stato coinvolto Rosario Crocetta, è stato quello della (presunta?) telefonata con il primario di Villa Sofia, Matteo Tutino. La telefonata sarebbe stata intercettata, anche se è ancora giallo sull’esistenza o meno di questa registrazione. Il procuratore di Palermo avrebbe smentito, ma il giornale L’Espresso dichiara che si tratta di un’intercettazione secretata. Nella telefonata si sente il medico Tutino dire, a proposito di Lucia Borsellino, “Va fermata, va fatta fuori come suo padre”. La reazione di Crocetta, se confermata, sarebbe stata per certi versi scioccante, perché il governatore non avrebbe reagito, non avrebbe detto una parola. Crocetta si è difeso, affermando di non aver sentito quella frase.

    Secondo quanto ha riferito la Corte dei Conti, il debito della regione siciliana ammonterebbe a 8 miliardi di euro. Il presidente della Corte dei Conti in Sicilia, Maurizio Graffeo, ha parlato di una situazione di grave emergenza, che non può essere sottovalutata né rimandata a chissà quale data. Si è avuto, secondo i giudici, un progressivo deterioramento dei conti, che si è tradotto in un peggioramento notevole della situazione finanziaria. Per i giudici è difficile anche realizzare un effettivo e credibile risanamento. Il livello del debito, in riferimento all’anno 2014, sarebbe anche su un livello superiore a quello del 2013, registrando un incremento del 3,05%. Tra l’altro il Ministero dell’Economia aveva anticipato una liquidità nel 2013 pari a 900 milioni circa. Nel 2015 c’è stato un altro prestito, che corrisponde ad un miliardo e 776 milioni. Per questi motivi la Corte dei Conti ha segnalato l’esigenza che il governo centrale intervenga nel sottoporre a dei controlli lo stato dei conti pubblici.

    Si credeva che Rosario Crocetta potesse risolvere la situazione, potesse aprire in Sicilia una nuova epoca, un’era nuova non più basata sui clientelismi. Il procuratore generale d’appello Diana Calaciura Traina ha affermato di recente che non accenna a diminuire in Sicilia il fenomeno della corruzione. I sistemi criminali, a detta del procuratore, si sarebbero affinati. Per questo Diana Calaciura Traina ha aggiunto: “Crisi economica e corruzione procedono di pari passo, creando un circolo vizioso. Rivolgo un plauso all’approvazione della nuova legge anticorruzione che ha introdotto pene più severe per i delitti contro la pubblica amministrazione, sconti di pena per chi collabora e nuove figure di reato”. Le spese della regione, secondo ciò che ha dichiarato il procuratore generale, sarebbero aumentate, passando da 18.449 milioni a 19.908 milioni di euro. Per questo fa notare come ci sia stata un’inadeguatezza nei controlli effettuati dalla regione nei confronti delle società partecipate. Anche il sottosegretario all’Istruzione, Davide Faraone, assistendo al rendiconto della regione siciliana della Corte dei Conti, ha attaccato duramente Crocetta. Faraone ha detto: “Dopo l’azione del Governo Renzi c’è stata un’azione positiva e invece in Sicilia siamo fermi. Ecco perché dico che ci vorrebbe un Big Bang. Ci vuole coraggio a mettere in campo le riforme che ci vogliono”.

    Nel mese di gennaio del 2015 il presidente della regione siciliana si è recato al Palazzo di Giustizia a Palermo. Il suo intento era quello di presentare una denuncia al procuratore capo Francesco Lo Voi. Anche in quel caso il governatore ha parlato di un nuovo scandalo, ma non è entrato nei dettagli. Aveva anzi dichiarato che il tutto sarebbe stato protetto dal segreto istruttorio. Poi ha detto in maniera evidente: “Hanno rubato centinaia di milioni di euro alla regione siciliana”.

    Un altro scandalo in cui è stata coinvolta la regione siciliana e il governatore Crocetta è quello che ha riguardato la formazione professionale. Il presidente regionale ha trasferito tutti i dirigenti e i funzionari dell’assessorato alla formazione professionale, in particolare 7 dirigenti e più di 50 funzionari, che sono stati spostati in altri dipartimenti. Tutto è avvenuto nel mese di gennaio 2015, nell’intenzione di Crocetta di mettere fine ad una gestione consolidata che era riuscita a perpetrare una serie di affari e di rapporti poco chiari. Lo scandalo formazione comunque non si è concluso in questo modo, perché tutto si è tradotto in tagli ed enti insolventi, sulla scia del debito pubblico della Sicilia.

    Un altro giallo si è aperto intorno al dossier che Rosario Crocetta ha consegnato al procuratore di Palermo Lo Voi. Il tutto si riferiva a fatti del 2007, quando ci fu la vendita di 34 immobili di proprietà della regione. In quell’occasione l’ente poté usufruire di un ricavato di 226 milioni di euro, mentre le stime parlavano di un valore reale pari a 400 milioni di euro. Sarebbero state cedute anche le sedi degli assessorati al bilancio, al turismo, alla sanità, alle infrastrutture, alla famiglia, all’industria e alle foreste. Venne creata anche la SPI (società patrimonio immobiliare), con il compito di censire tutti i possedimenti di proprietà regionale. Furono chiesti per il lavoro svolto 80 milioni di euro, una cifra veramente esagerata.

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