Figli dei politici italiani inguaiano i padri: tutti gli scandali

Dopo il caso di Giulio Napolitano, figlio dell'ex Presidente della Repubblica, gli altri casi in cui figli o parenti hanno messo nei guai i politici nostrani.

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    Giulio Napolitano è il secondogenito dell’ex Presidente della Repubblica. Da alcune intercettazioni è emerso il suo ruolo di grande influenza nei confronti del padre. In particolare Michele Adinolfi avrebbe parlato con altri partecipanti ad un pranzo nel 2014, affermando che “bisogna passare da lui per arrivare” e viene fuori una presunta ricattabilità dell’ex Capo dello Stato. Era l’epoca del “passaggio di testimone” tra Enrico Letta e Matteo Renzi nel ruolo di Presidente del Consiglio. Giulio Napolitano avrebbe svolto una sorta di ruolo di intermediario nelle relazioni tra destra e sinistra, in nome di quelle larghe intese tanto portate avanti dallo stesso Napolitano senior.

    Maurizio Lupi e il figlio Luca

    Le dimissioni di Maurizio Lupi sono arrivate dopo lo scoppio dello scandalo Grandi Opere anche se l’ormai ex ministro alle Infrastrutture non è stato indagato. Al centro, quegli aiuti chiesti per trovare un lavoro al figlio Luca, laureato in Ingegneria al Politecnico con 110 e lode, come ha ricordato in più occasioni, e il Rolex ricevuto in regalo per la laurea da Stefano Perotti, imprenditore poi finito agli arresti. La pressione mediatica e l’opportunità politica, ha spiegato lo stesso Lupi nell’informativa alla Camera con cui ha dato addio al ministero, sono state le cause principali della sua scelta. “Se avessero regalato a me l’orologio non lo avrei accettato, non lo avrei accettato neanche dal mio migliore amico“, ha spiegato in merito all’episodio. “Non me la sono sentita di dire a mio figlio di restituire il Rolex. Forse ho sbagliato. Non so. Ma con Perotti ci conosciamo da una vita“. Lupi non è però l’unico politico che ha avuto ripercussioni nella sua carriera politica per fatti legati ai figli. Ripercorriamone alcuni dei più noti.

    Umberto Bossi, il Trota e la laurea in Albania

    Uno dei più famosi e discussi casi riguarda Umberto Bossi, fondatore della Lega Nord, e il figlo Renzo, detto il Trota. Eletto consigliere regionale in Lombardia, Bossi jr si dimette nel 2012 perché coinvolto nel caso di appropriazione indebita di fondi provenienti dal finanziamento pubblico ai partiti. Il figlio del Senatùr si sarebbe intascato soldi destinati al partito fondato dal padre. C’è però di più: nel corso delle indagini, viene ritrovato il diploma di laurea triennale in Gestione Aziendale, conseguito da Renzo Bossi il 29 settembre 2010 presso la Facoltà di Economia dell’università privata Kristal di Tirana, in Albania. Il giovane si sarebbe iscritto prima di prendere il diploma in Italia e la laurea albanese sarebbe stato pagato con i soldi della Lega. Il tutto “a insaputa” di Bossi senior: la carriera politica della famiglia Bossi si chiude, travolto dallo scandalo.

    Cancellieri e la telefonata alla compagna di Ligresti

    Più che un guaio di famiglia, sono state delle telefonate a mettere in crisi Annamaria Cancellieri, quando era ministro della Giustizia con il governo Letta. Al centro delle indagini, una telefonata che fece nel luglio 2013 con la compagna di Salvatore Ligresti, agli arresti domiciliari per l’affare Fonsai insieme alle figlie Giulia e Jonella. A preoccupare erano le condizioni di salute di Giulia, malata di anoressia. Scoppia il caso ed è costretta a chiarire davanti al Parlamento. Il rapporto in questo caso è famigliare nel senso più largo del termine: il figlio Piergiorgio aveva lavorato per Ligresti per il salvataggio della Fondiaria ; il marito Sebastiano Peluso, è un farmacista e ha un rapporto da lungo termine con Antonino Ligresti, fratello di Salvatore; lei stessa ha ammesso la lunga frequentazione tra le due famiglie. “Io ho la responsabilità dei detenuti, ho fatto oltre cento interventi per persone che ho incontrato nel corso di mie visite in carcere o i cui familiari si sono rivolti a me”, ha spiegato in più occasioni in merito alla vicenda di Giulia; pur conoscendo da tempo i Ligresti, ha sempre negato di essere intervenuto per la scarcerazione di Salvatore Ligresti.

    Il caso Mastella

    Nel 2008, uno scandalo famigliare contribuì a far cadere il governo Prodi. Clemente Mastella era ministro della Giustizia quando la moglie Sandra Lonardo, allora Presidente del Consiglio Regionale della Campania, viene coinvolta in un’inchiesta giudiziaria e arrestata dalla Procura di Santa Maria Capua a Vetere. Anche il figlio Elio viene indagato per presunte raccomandazioni e la vendita di un’auto ritenuta illecita dai magistrati: per l’ex Guardiasigilli è troppo e annuncia le sue dimissioni, mandando in crisi il governo e votando la sfiducia all’esecutivo. Nel 2014 la moglie e il figlio sono stati assolti dalle accuse.

    Di Pietro e il figlio

    Nel 2009 anche Antonio Di Pietro, ex pm del Pool di Mani Pulite e fondatore dell’Italia dei Valori, vive un momento di imbarazzo istituzionale a causa del figlio Cristiano Di Pietro. Allora il giovane era consigliere provinciale in Molise quando viene indagato per corruzione dalla Procura di Napoli: secondo l’accusa, avrebbe spinto il provveditore alle Opere pubbliche della Regione a dare incarichi e consulenze a imprenditori vicini a lui. L’ex ministro, nel giorno degli avvisi di garanzia, riesce a parlare con i magistrati che si occupano del caso e auspica che l’indagine sia fatta e che chiarisca tutto. Di Pietro jr viene assolto con formula piena.

    Il caso Montesi e lo scandalo Piccioni

    Il primo scandalo famigliare a travolgere un politico è datato 1954 e vede protagonista Piero Piccioni, figlio di un uomo potente della DC come era Attilio Piccioni. Il politico, allora ministro degli Esteri, viene travolto quando il figlio Piero viene arrestato con l’accusa di aver ucciso Wilma Montesi, trovata morta sulla spiaggia di Torvaianica. Dopo due anni di processo, Pietro Piccioni viene assolto e le accuse smontate, ma la carriera del padre affonda: destinato a succedere ad Alcide De Gasperi, non riesce più a emergere sul piano nazionale. Piccioni jr, morto nel 2014, sceglie per sé un’altra carriera, quella del compositore musicale: diventa il più importante autore di colonne sonore per il cinema italiano.