Leggi elettorali più assurde: la top ten dei casi più strani [FOTO]

Leggi elettorali più assurde: la top ten dei casi più strani [FOTO]
da in Legge elettorale, Politica
Ultimo aggiornamento: Venerdì 19/06/2015 13:14

    C’è chi vota tramite sms e chi rischia la galera per non aver fatto il suo dovere. Sono solo alcune delle caratteristiche delle leggi elettorali più assurde che si incontrano spulciando nei diversi sistemi elettorali del mondo. In questo periodo piuttosto convulso per la politica italiana, dove l’unica parola d’ordine è “riforma elettorale”, si dibatte e si discute delle tante sfumature che ogni decisione in merito al sistema elettorale può avere nella pratica quotidiana. Non esiste una legge perfetta, ripeto gli esperti di diritto e i costituzionalisti: bisogna cercare il sistema più idoneo in un delicato equilibrio tra governabilità e rappresentatività. Alcuni paesi hanno introdotti leggi e sistemi molto particolari che a noi italiani possono anche sembrare assurdi ma che non è detto che non debbano funzionare. Ecco la top ten dei casi più strani.

    Prendiamo la Svizzera per esempio. La Repubblica federale ha un sistema di democrazia diretta unico nelle democrazie occidentali, con votazioni a referendum popolare che si tengono anche quattro-cinque volte l’anno: aumenti o diminuzioni di tasse o leggi federali urgenti devono passare sempre per l’approvazione di un referendum popolare. Ci vogliono 50.000 firme per proporre un referendum abrogativo e con 100.000 firme si può proporre un referendum di revisione parziale o totale della Costituzione. Il metodo di votazione prevede schede cartacee che vengono spogliate a mano, ma si può votare via posta. Moderno e tradizionale si contrappongono nei diversi cantoni: in quelli di Argovia, Ginevra, Neuchâtel e Zurigo è stato introdotto anche il voto via internet o SMS, mentre in quelli di Appenzelli Interno e Glarona, per leggi di competenza cantonale, si procede per alzata di mano. Diverse anche le soglie d’età minima per votare: nella maggior parte dei cantoni si vota a 18 anni, in quello di Glarona a 16 anni.

    Quello che in Italia è un diritto e dovere, in altri Stati è un obbligo di legge: in Belgio, Lussemburgo, Argentina, Grecia e nel Canton Sciaffusa in Svizzera chi non va a votare incorre in una sanzione. Più dure le conseguenze del mancato voto alle elezioni federali in Australia dove c’è l’obbligo di voto: se non si potesse votare nel giorno stabilito, si può concordare un altro giorno, ma se non ci recasse alle urne anche in quel caso, si rischia la convocazione in tribunale e qualche giorno di prigione.

    In Bhutan, sulle vette dell’Himalaya, la legge elettorale è scritta in sole 8 righe: solo due le votazioni tenute nel paese da quando nel 2008 la monarchia ha ceduto parte dei suoi poteri, l’ultima nel 2013 per il rinnovo dell’Assemblea Nazionale. Tutto è semplificato: i seggi devono essere al massimodi due ore di cammino, tutti i partiti si presentano al primo turno senza candidati o coalizioni. I due partiti che hanno preso più voti vanno al secondo turno con un solo candidato per collegio: chi vince si aggiudica il seggio.

    Il più complesso è quello ungherese che prevede assegnazioni in base a collegi uninominali con doppio turno, su base proporzionale con liste bloccate regionali e con liste bloccate di ambito nazionale, con due turni, il primo a base nazionale, il secondo per i collegi uninominali. Qui conta anche l’affluenza alle urne: sotto al 50%, tutti i candidati passano al secondo turno, sotto al 25% il seggio rimane vacante.

    Anche le quote rosa sono un argomento con diverse applicazioni: l’Argentina è stato il primo paese a introdurre la Gener quota law nel 1991 per garantire alle donne almeno un terzo dei seggi in entrambe le Camere del Consiglio Nazionale. In Arabia Saudita invece le donne hanno avuto il diritto al voto (ma non a guidare) solo a settembre del 2011: potranno entrare nella Shura (il Consiglio consultivo del regno) e candidarsi alle amministrative.

    I seggi sono i più disparati nel mondo: abbiamo visto che negli Stati Uniti possono essere messi in qualsiasi luogo di facile accesso, comprese le lavanderie a gettoni. In Iran nel 2008 si è usato un autobus fermo in stazione; cinque anni dopo i seggi sono rimasti aperti grazie a lunghe proroghe per permettere ai tanti iraniani in coda di votare: alcune anziane signore raccontarono di aver camminato per una giornata intera pur di votare. Nel 2013 gli iraniani all’estero hanno votato nelle sedi di Dubai e Londra, ma anche negli USA con 30 seggi allestiti in 13 Stati.

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