Mafia Capitale 2, business dei migranti: indagato il sottosegretario Castiglione

Mafia Capitale 2, business dei migranti: indagato il sottosegretario Castiglione
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    Le intercettazioni di Mafia Capitale

    Ci sarebbe stato un vero e proprio business legato all’accoglienza dei migranti. Risulta indagato, nell’ambito di questa inchiesta, il sottosegretario all’agricoltura Giuseppe Castiglione, del Nuovo Centrodestra. Secondo l’accusa, il sottosegretario sarebbe colpevole di turbativa d’asta sull’appalto per la gestione del Cara di Mineo, un centro di accoglienza per i migranti. La Procura ipotizza che sarebbero state messe a punto delle turbative nelle gare d’appalto per l’affidamento della gestione del centro nel 2011.

    I carabinieri di Catania hanno eseguito un decreto di perquisizione presso gli uffici comunali di Mineo, acquisendo tutti gli apparecchi informatici e i supporti digitali degli uffici. Gli altri indagati sarebbero Giovanni Ferrera, direttore generale del consorzio tra i comuni, Paolo Ragusa, presidente della cooperativa Sol. Calatino, Luca Odevaine, consulente del presidente del consorzio dei comuni, e i sindaci di Mineo e Vizzini, Anna Aloisi e Marco Aurelio Sinatra.

    L’inchiesta Mafia Capitale, nell’ambito della quale si è scoperto il business sui migranti, sta provocando un vero e proprio terremoto politico anche al Campidoglio. Sono stati arrestati un ex assessore della giunta Marino, Ozzimo, l’ex presidente dell’assemblea capitolina Mirko Coratti e il consigliere Pedetti. Anche Andrea Tassone, ex presidente di Ostia, è finito agli arresti.

    Tutto questo ha scosso in maniera forte la giunta di Ignazio Marino, anche se il sindaco di Roma ha continuato a mostrarsi sereno.

    Il commissario del PD romano, Matteo Orfini, si è schierato dalla parte di Marino e ha annunciato che tutti i politici coinvolti saranno immediatamente sospesi. Da parte di Matteo Orfini non ci sono dichiarazioni che fanno pensare a scioglimenti per mafia o a commissariamenti.

    La nuova ondata di arresti si è basata anche su alcune intercettazioni. Tra queste la più eloquente è quella tra Salvatore Buzzi e Franco Figurelli, che all’epoca apparteneva alla segreteria del presidente del consiglio comunale Mirko Coratti. Buzzi in quell’occasione aveva detto: “Ahò ma, scusa ma lo sai… la sai la metafora?”. E Figurelli aveva risposto: “Eh…”. Poi Buzzi aveva ribadito: “La mucca deve mangiare”.

    Buzzi tornava spesso sulla metafora della mucca e, secondo l’interpretazione dell’accusa, stava ad indicare che i politici e i funzionari dovevano ricavare dalle cooperative, attraverso gli appalti, anche qualcosa per loro, le tangenti. Infatti un’altra delle frasi che è passata in primo piano nell’ambito di questa inchiesta è la seguente: “La mucca può essere munta solo se mangia”. Un’altra frase di Buzzi, che è diventata proverbiale: “Noi comunque … ti dico una cosa… lui se resta sindaco altri tre anni e mezzo, con il mio amico capogruppo ci mangiamo Roma“.

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