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Vitalizio parlamentare: 5 casi più sconvolgenti

Vitalizio parlamentare: 5 casi più sconvolgenti

    Sentiamo sempre più parlare di vitalizio parlamentare. Tutti i parlamentari che occupano un posto alla Camera dei Deputati o al Senato hanno la possibilità, dopo il termine del loro incarico, di usufruire di una somma a loro disposizione, che in genere è molto alta. Basta anche un anno, sono sufficienti due anni, tre… Ma ci sono dei casi ancora più sconvolgenti. Alcuni parlamentari sono rimasti in carica soltanto per pochissimo tempo. Qualcuno anche una sola settimana e già questo basta per permettere loro di avere a disposizione un vitalizio piuttosto grosso fra le mani. In un’epoca in cui la crisi la fa da padrona, non sarebbe giusto porre rimedio a quelle che appaiono come vere e proprie disparità? Vediamo tutti i casi più sconvolgenti e più scandalosi.

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    Angelo Pezzana è stato deputato del Partito Radicale per appena sette giorni. Per quella sola settimana che ha svolto da parlamentare, si è aggiudicato un vitalizio da 2.163 euro al mese. L’ex deputato, rispondendo a La Zanzara alle domande di Giuseppe Cruciani, ha detto però di non vergognarsi affatto.

    Molto bene è andata anche ad un altro esponente dei Radicali, Luca Boneschi. Negli anni ’80 si può dire che abbia appena intravisto l’aula di Montecitorio. Rimase alla Camera soltanto un giorno, perché fu proclamato deputato il 12 maggio 1982, ma il giorno dopo a quello in cui è stato eletto, per protesta, si è dimesso. Nonostante questo ottenne il vitalizio: ha versato 60.000 euro in contributi e adesso ne ha percepiti circa 500.000.

    La stessa situazione è quella che interessa Pietro Craveri, del Partito Radicale. Questa volta, però, l’incarico è stato svolto presso il Senato. Craveri è stato proclamato senatore il 2 luglio del 1987. Sette giorni dopo preferì dimettersi e anche a lui spetta il vitalizio previsto di più di 2.000 euro al mese.

    Ha fatto scalpore anche il caso di Toni Negri. E’ stato eletto in Parlamento nel 1983. Dopo poche settimane, preferì lasciare l’incarico e andò in Francia. Non si fece più vedere a Montecitorio dopo le prime sedute e ha maturato un vitalizio di più di 3.000 euro al mese, che continua a percepire.

    A Guido Rossi sono andati 578.000 euro dopo un solo giro al Senato. La sua presenza a Palazzo Madama nelle file della Sinistra indipendente, veramente strettissima, gli ha permesso di poter usufruire di un assegno vitalizio di 2.381,64 euro al mese.

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