Nuova legge anticorruzione 2015: il testo in 7 semplici punti

Nuova legge anticorruzione 2015: il testo in 7 semplici punti

    Il 21 maggio 2015 è diventato legge il ddl sull’anticorruzione, che inasprisce le pene soprattutto per i reati contro la Pubblica Amministrazione. Vengono previsti degli sconti di pena per pentiti e collaboratori e, secondo ciò che ha stabilito l’approvazione del ddl alla Camera, la legge reintroduce il delitto di falso in bilancio. Sono rinforzati i poteri dell’Autorità nazionale anticorruzione e chi commette il reato è obbligato a restituire il profitto che ha ricavato proprio nel commettere l’atto illecito. Vediamo nelle prossime pagine cosa prevede il ddl nel concreto. LEGGI ANCHE: Intervista a Raffaele Cantone, magistrato Anticorruzione e Presidente dell’AnacIntervista a Nicoletta Parisi, Consigliere dell’Autorità Nazionale AnticorruzioneIn italia mancano tutele per chi denuncia e le sanzioni sono ridicoleE’ allarme sui social networkDanneggiate anche le imprese che pagano le tangenti

    Nel caso dei reati contro la Pubblica Amministrazione vengono presi in considerazione il peculato, la corruzione propria, quella impropria, l’induzione indebita e la corruzione in atti giudiziari. Nel primo caso le pene passano da 4 a 10 anni e 6 mesi, nel secondo da 6 anni a 10 anni, nel terzo da 1 a 6 anni, nel quarto da 6 a 10 anni e 6 mesi. Per la corruzione in atti giudiziari, la pena può arrivare anche a 20 anni nei casi più gravi. In generale restano invariate le sanzioni relative alla concussione, che comunque viene estesa anche all’incaricato di pubblico servizio.

    Nuove norme anche per quanto riguarda le pene accessorie. Ad esempio, per licenziare un dipendente pubblico corrotto, è sufficiente la condanna a 2 anni di carcere. E’ entrato in vigore il divieto di contrattare con la Pubblica Amministrazione, se prima non si è restituito in maniera integrale il profitto del reato. In caso di condanna, il colpevole deve sempre pagare l’equivalente del profitto. Questo passo è la condizione necessaria per accedere alla sospensione condizionale della pena.

    Anche il quadro delle sanzioni stabilito dall’articolo 416 bis è stato inasprito. Si passa da 10 a 15 anni per la pena prevista per chi partecipa ad un’associazione mafiosa, da 12 a 18 anni per chi la organizza o la dirige. Se l’associazione mafiosa è armata, si può arrivare anche a 26 anni di carcere. Chi collabora con la giustizia potrà ricevere uno sconto di pena da un terzo a due terzi.

    Un’altra nuova norma riguarda il patteggiamento per reati di corruzione. In caso di corruzione, il patteggiamento sarà regolato dalla condizione della restituzione del profitto del reato.

    Aumentano le responsabilità e i poteri in mano all’Autorità nazionale anticorruzione, che dovrà essere informata dai PM ogni volta che si procede per reati contro la Pubblica Amministrazione. L’Anc dovrà controllare anche i contratti extra codice degli appalti.

    Le false comunicazioni sociali tornano ad essere punite con il carcere. Se la società è quotata, il responsabile del falso in bilancio rischia una pena da 3 a 8 anni di reclusione; se non è quotata, le pene vanno da 1 a 5 anni. Le sanzioni ridotte, che vanno da 6 mesi a 3 anni, valgono soltanto per le piccole società e per i fatti di lieve entità. Raddoppiano le sanzioni pecuniarie per la responsabilità amministrativa degli enti.

    Il nuovo ddl anticorruzione prevede delle multe più salate per le società quotate, in particolare da 400 a 600 quote. Per le non quotate è minimo di 200 e massimo di 400 quote azionarie. La sanzione va da 100 a 200 quote anche per i fatti di lieve entità, in caso di società non quotate.

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