Enrico Letta lascia il Parlamento: tutta la carriera

Enrico Letta lascia il Parlamento: tutta la carriera
da in Enrico Letta, PD – Partito Democratico, Politica, Politici italiani
Ultimo aggiornamento: Lunedì 20/04/2015 12:25

    Enrico Letta lascia il Parlamento ma non la politica. L’annuncio a sorpresa è arrivato dagli studi televisivi di Che tempo che Fa su Rai Tre, dove l’ex premier era ospite di Fabio Fazio. “Mi dimetto dal Parlamento dal prossimo primo settembre”, dice, spiegando di aver accettato la proposta di dirigere la scuola di affari internazionali dell’università di Parigi, Sciences Po. Letta ha deciso di accettare la proposta che gli è arrivata dall’istituto francese e, per farlo bene, abbandonerà la politica attiva. “Voglio vivere del mio lavoro dopo aver vissuto per anni di politica”, aggiunge. La notizia era già nell’aria: di certo lo sapeva il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, avvisato personalmente dallo stesso Letta. “Renzi? Ora lo sa di certo. Ne parleremo: i nostri rapporti sono sereni”, spiega. Nessun rancore, almeno sulla carta, con l’attuale Presidente del Consiglio che lo sostituì a Palazzo Chigi il 22 febbraio 2014: tutti ricordiamo il passaggio di consegne con un Letta tirato in volto, senza un sorriso, mentre passava la campanella al neo segretario dem. L’ex premier ha specificato che le dimissioni dal Parlamento non sono un addio alla politica e in particolare al PD. “Il mio impegno di fondatore del partito è di chi ci crede che sia stato un grande disegno che in tanti abbiamo realizzato”, chiarisce. Letta dunque tornerà a essere un normale cittadino, senza prendere la pensione da parlamentare, “perché ho ancora 48 anni”, ricorda. Di politica si parlerà anche nel suo libro “Andare insieme, andare lontano”, edito da Mondadori, prossimo passaggio della “nuova vita” di Letta come ricorda lui stesso in un tweet.

    Enrico Letta ha la politica nel Dna. Nipote di Gianni Letta e cresciuto nelle fila dei Popolari Italiani, entra nel PD dalla Margherita: nel suo curriculum, tra le altre cose, si conta la nomina a ministro per le Politiche Comunitarie del Governo D’Alema I nel 1998 che lo rende come il più giovane ministro della Repubblica Italiana . Dal 2004 è vicepresidente di Aspen Institute Italia: negli anni ha continuato a svolgere attività di ricerca, pubblicando molti libri legati all’euro e all’Europa. Milanista e grande fan di Dylan Dog, ama giocare a subbuteo.

    Nato a Pisa il 20 agosto 1966 la sua formazione è all’insegna dell’Europa (frequenta le scuole dell’obbligo a Strasburgo), laureandosi in Diritto delle comunità all’università di Pisa e il successivo dottorato alla Scuola Superiore S. Anna. Entra in politica a 25 anni con la carica di Presidente dei Giovani del Partito Popolare e qualche anno dopo, nel 1990, conosce Beniamino Andreatta, diventando ricercatore dell’Arel, l’Agenzia di ricerche e legislazione di cui è segretario generale dal 1993. Il suo incontro con Andreatta lo porta nei palazzi della politica, diventando capo della sua segretaria al ministero degli Esteri nel governo Ciampi e nel 1996 entra come segretario generale nel comitato per l’Euro

    Dal 1997 al 1998 è vicesegretario del Partito Popolare: sotto il primo governo D’Alema viene nominato ministro per le Politiche Comunitarie a soli 32 anni, superando il primato di Giulio Andreotti, ministro a 35 anni. Nel 2000 è ministro dell’Industria, Commercio e Artigianato nel secondo governo D’Alema, confermandosi con il successivo governo Amato fino al 2001. In quell’anno si iscrive alla Margherita e viene eletto nel parlamento europeo da capolista dell’Ulivo

    Dopo la parentesi europea, viene eletto al Parlamento Italiano alle politiche del 2006 che vedono la vittoria di Romano Prodi, venendo nominato sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri nel governo del Professore, carica che terrà dal 17 maggio 2006 all’8 maggio 2008.

    Tra i fondatori del Partito Democratico, nel 2007 si candida alla segreteria della neonata formazione, ma viene battuto da Walter Veltroni. Con le elezioni del 2008, viene eletto alla Camera nella Circoscrizione Lombardia 2. Il neo segretario lo chiama a ricoprire il ruolo di responsabile Welfare nel governo ombra del PD.

    Nel 2009, al Congresso PD, appoggia la candidatura di Pier Luigi Bersani alle primarie: con la sua vittoria viene nominato vicesegretario unico del partito. Con le elezioni politiche del 2013 torna in Parlamento, ma il caos che si crea con la mancata elezione al Colle di Franco Marini prima e Romano Prodi poi lo porta alle dimissioni dalla segreteria dem. Con l’addio alla segreteria di Bersani, prende in mano la reggenza del partito e si reca da Napolitano per le consultazioni: il 24 aprile 2013 riceve da Giorgio Napolitano, rieletto al Quirinale, l’incarico di formare un nuovo governo. Il 29 aprile ottiene la fiducia a larga maggioranza.

    Il governo Letta si caratterizza per essere il primo esecutivo di grande coalizione: oltre al PD, si conta l’appoggio di Scelta Civica e il Popolo della Libertà di Silvio Berlusconi, con Angelino Alfano vice premier. La convivenza dura poco: a settembre, l’ex Cavaliere fa dimettere i suoi ministri e Letta si reca in Parlamento per avere la fiducia, mentre nel centrodestra si ha la scissione tra la neonata Forza Italia e il Nuovo Centrodestra di Alfano. Il governo incassa la fiducia, la crisi rientra ma l’ombra di Matteo Renzi, eletto segretario PD a dicembre 2013, diventa sempre più ingombrante. Il 13 febbraio 2014 la Direzione Nazionale vota una mozione di sfiducia nei confronti di Letta che dà le dimissioni da Palazzo Chigi, dando il via al governo Renzi.

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