Elezioni amministrative e regionali 2015, i candidati che imbarazzano Renzi e il PD

Elezioni amministrative e regionali 2015, i candidati che imbarazzano Renzi e il PD
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Ultimo aggiornamento: Giovedì 16/04/2015 11:52

    L’Italia si prepara a una nuova tornata elettorale, con le elezioni amministrative e regionali 2015 del 31 maggio in un clima politico sempre più teso anche dalle parti del PD. Il partito di Matteo Renzi si trova infatti a dover risolvere situazioni al limite, con candidati più o meno impresentabili che imbarazzano il PD e lo stesso premier. Dal caso più eclatante della Regione Campania e la vittoria alle primarie del sindaco di Salerno Vincenzo De Luca, alla querelle che ha aperto la sfida in Liguria con Sergio Cofferati che lascia il partito e promette battaglia in tribunale, fino alle vicende locali campane e siciliane, la sensazione è che la rottamazione è ancora ben lontana. In molti casi è lo stesso interventismo renziano a scatenare polemiche e battaglie politiche; in altri è una situazione già nebulosa in sé a complicare le cose.

    Un’altra tegola si abbatte sul Partito Democratico in vista delle elezioni regionali in Liguria. Raffaella Paita, candidata dem per la Regione, è indagata dalla Procura di Genova per l’alluvione del 2014 che causò la morte di Antonio Campanella, ex infermiere travolto dalla piena del Bisagno. Le accuse contestate alla Paita, all’epoca assessore regionale alla Protezione Civile, sono di omissione di atti d’ufficio, concorso in disastro colposo e omicidio colposo per la mancata allerta. “Ho già chiarito tutto, ma sono a disposizione del partito”, ha dichiarato. Il PD le ha rinnovato la fiducia, a partire dal segretario Matteo Renzi. L’inchiesta riguarda la tremenda alluvione dello scorso anno, quando Genova fu sommersa dall’acqua dopo l’esondazione del torrente Bisagno. Oltre alla Paita, la Procura ha iscritto nel registro degli indagati anche la dirigente della Protezione Civile Gabriella Minervini. In merito alla notte del 9 ottobre 2014, viene contestata la mancata allerta: quella sera, nonostante le previsioni meteorologiche sfavorevoli e le piogge torrenziali, la sala operativa della Protezione Civili di Genova rimase chiusa fino a mezzanotte. Nei mesi scorsi, a novembre, Paita era già stata sentita dagli inquirenti, chiarendo di essere stata presente in sala operativa tutta la notte. “La contestazione che mi viene rivolta è la mancata allerta e i provvedimenti conseguenti. L’allerta meteo e i provvedimenti conseguenti sono normativamente di competenza della struttura tecnica e non competono in alcun modo agli assessori. Non mi sono mai sottratta alle mie responsabilità. Chiedo alla magistratura di andare avanti senza indugio e ribadisco di essere a totale disposizione per tutti gli ulteriori chiarimenti”, scrive la candidata PD in una nota. “Sono certa di aver agito nella massima correttezza e rimango a disposizione del mio Partito”, conclude. Il PD ligure le ha rinnovato la fiducia, così come il premier Renzi che sarà presente sabato a Sanremo per dare supporto anche fisico alla sua candidata.

    Ad aprire la serie sono le polemiche che hanno accompagnato le primarie PD per la Regione Liguria che hanno visto la vittoria di Raffaella Paita contro Sergio Cofferrati. L’ex leader della Cgil, oggi europarlamentare, denuncia irregolarità, il Collegio dei Garanti prende in carico la questione, annulla i voti di 13 seggi ma la Paita risulta ancora vincitrice, diventando la candidata ufficiale del PD. Cofferati esce dal partito e annuncia di portare i verbali delle votazioni in tribunale; Luca Pastorino lascia il PD, si iscrive al gruppo misto della Camera e decide di correre per la Regione, con l’appoggio di Pippo Civati.

    La vicenda della candidatura di Vincenzo De Luca alle regionali in Campania ha riempito le pagine dei media nazionali. Dopo quattro rinvii, le primarie hanno visto la vittoria del sindaco di Salerno, nonostante una condanna in primo grado a un anno per abuso d’ufficio. Sospeso dal partito, poi reintegrato, poi ancora sospeso, De Luca non ha mai fatto un passo indietro tanto che Roma ha capitolato: nei giorni scorsi in Campania è arrivato Luca Lotti, braccio destro di Renzi, a chiudere le polemiche, confermando la candidatura. “Ha vinto le primarie e tutti sapevano chi stavano votando“, ha sottolineato il capo organizzazione PD.

    Sempre in Campania, il PD si trova a dover risolvere l’intricato caso di Ercolano. La sede del partito è stata infatti occupata a oltranza dopo la decisione arrivata dalla segreteria nazionale di imporre il candidato sindaco nella figura del consigliere comunale Ciro Buonajuto. La scelta si è resa necessaria, dicono da Roma, dal momento che sul circolo è in corso un’indagine della Direzione Distrettuale Antimafia e due dei candidati alle primarie sono indagati per corruzione e turbativa d’asta, oltre alla conferma delle indagini sul sindaco uscente Vincenzo Strazzullo. L’87% degli iscritti al circolo avevano però indicato in Antonio Liberti, segretario del Pd di Ercolano, come candidato: al momento il braccio di ferro va avanti.

    Ancora Campania, ancora un comune, quello di Giugliano, alle prese con un candidato PD difficile da gestire. Qui le primarie sono state vinte da Antonio Poziello in quella che il circolo locale ha definito una “festa di popolo”, con quasi 10mila votanti e che ha visto quasi 4mila preferenze andare a Poziello. Tutto però rischia di franare dopo il rinvio a giudizio per associazione a delinquere arrivato nei giorni scorsi per vicende risalenti al 2008 quando era dirigente alla Regione. Poziello si dice sereno e conferma di voler andare avanti; Renzi invece pensa di sostituirlo e forse lo farà direttamente di persona durante al visita di sabato a Pompei. Come se non bastasse, a inizio aprile si era aperta una fortissima polemica tra PD e M5S quando il candidato al consiglio comunale del Cinque Stelle, Giuseppe Ruocco, aveva commentato su Facebook un post dei dem sulle frasi di Beppe Grillo in merito al disastro Germanwings. “Pdioti di merda…. peccato che su quell’aereo non ci fossero i fottuti elettori del PD“, erano state le sue parole. In un contesto locale così infuocato Renzi non vorrà rischiare.

    A Pomigliano d’Arco, in provincia di Napoli, le primarie sono state annullate dalla segreteria provinciale del PD che già aveva espresso forti dubbi prima ancora del voto. A vincere, per soli tre voti, era stato l’ex sindaco ed ex consigliere regionale Michele Caiazzo, contro l’altro candidato Vincenzo Romano. Scarsa affluenza alle urne, risultato finale non chiaro, prima annunciato poi cambiato e infine confermato: un vero caos che ha portato all’annullamento e alla richiesta di allargare la coalizione e “ritrovarsi su una candidatura largamente condivisa, in grado di rappresentare unitariamente l’intero centrosinistra”, come si legge nella nota del PD napoletano. Il circolo locale è stato occupato dai manifestanti, in attesa di sciogliere i nodi.

    Sarà difficile invece trovare una soluzione per il caso di Agrigento. Le primarie del centrosinistra sono state vinte da Silvio Alessi, candidato bipartisan sponsorizzato da Forza Italia e sostenuto da diverse forze della coalizione. La vicenda si complica quando il presidente del PD siciliano Marco Zambuto si dimette dopo le voci di un incontro riservato con Silvio Berlusconi: i dem non riconoscono i risultati delle primarie, Alessi conferma che correrà anche da solo, e il PD chiede all’ex presidente della Regione, Angelo Capodicasa, di candidarsi a sindaco. Il no di Capodicasa getta il partito nel caos: a oggi non si sa chi sarà il candidato dem che rischia oltretutto di correre da solo.

    A Enna la situazione è ancora più caotica dopo l’avanzata candidatura a sindaco di Vladimiro Crisafulli, detto Mirello, volto storico del PCI prima e del PD siciliano poi. Le vicende giudiziarie che lo hanno visto protagonista (ritenuto vicino a personaggi legati alla mafia, mai condannato ma chiamato “Il Cuffaro rosso”), avevano già portato il PD nazionale a non candidarlo alle politiche del 2013 perché impresentabile. Alla notizia della nuova ricandidatura dell’ex senatore, da Roma erano partiti gli strali di Renzi, deciso a bloccare l’iter fin dall’inizio. “Crisafulli si faccia da parte, faremo pulizia“, promette la vice segretaria Debora Serracchiani. Crisafulli non demorde, forte di un consenso popolare che lo ha portato a essere coordinatore del PD a Enna, tanto da dichiarare che “a Enna vinco sempre, con il maggioritario, il proporzionale e pure con il sorteggio“. Rosario Crocetta ha chiesto l’intervento diretto di Renzi per bloccare questa candidatura, la Serracchiani promette pulizia: al momento però non c’è ancora chiarezza.

    Anche nel cuore d’Italia, a Roma, il PD è alle prese con situazioni difficili e complesse tanto da commissariare il partito e nominare il presidente nazionale Matteo Orfini commissario per la Capitale. Già alle primarie per le politiche 2013 furono molti gli esponenti dem a denunciare una situazione anomala e caotica: con lo scoppio degli scandali di Roma Capitale, Renzi decide di vederci chiaro. Orfini indaga su ogni circolo e a marzo di quest’anno svela i primi risultati. Una “realtà drammatica in cui una parte non piccola degli iscritti non sono iscritti veri, uno su 5 ha dei problemi“, ammette Orfini.

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