Decreto antiterrorismo 2015: la polizia spierà da remoto i nostri PC?

Decreto antiterrorismo 2015: la polizia spierà da remoto i nostri PC?

    E’ stato messo a punto dal Consiglio dei Ministri un ddl antiterrorismo, allo scopo di mettere in atto delle misure specifiche, di cui si è sentita l’urgenza in particolare dopo il terribile attentato contro la redazione giornalistica di Charlie Hebdo. Anche a livello europeo c’è stato un ampio dibattito sul tema, perché è stata avvertita l’esigenza di poter contare su un piano generalizzato e su una migliore comunicazione fra i servizi di intelligence dei vari Paesi. Soltanto tutto ciò potrebbe portare ad avere a disposizione migliori difese nella lotta al terrorismo. Vediamo quali sono tutti i provvedimenti che il ddl del Consiglio dei Ministri ha studiato.

    Il decreto governativo prevede anche l’opportunità di oscurare siti web jihadisti. In generale, anche da parte dell’Unione Europea, prevale l’indicazione di esercitare un maggiore controllo su internet, sui social network e sui siti particolarmente sensibili, non trascurando chat e messaggi di posta elettronica. Si potrà passare anche tramite i provider dei servizi internet e ci potrebbe essere un rafforzamento contro gli attacchi telematici. Allo stato degli atti, le forze di pubblica sicurezza non potranno entrare da remoto nei PC dei cittadini, in quanto la norma che lo prevedeva è stata stralciata. Ma la porta è aperta: un’ipotesi in questa direzione potrebbe arrivare da un’altra legge. Si ritiene infatti “che tale norma debba essere trattata nell’ambito del provvedimento sulle intercettazioni telefoniche”. È quanto dichiara il viceministro dell’Interno, Filippo Bubbico. La polizia avrebbe così la possibilità di utilizzare dei programmi che serviranno ad acquisire da remoto comunicazioni e dati, inoltre verrebbe autorizzata l’intercettazione preventiva sulle reti informatiche. Il procuratore potrebbe conservare i dati di traffico fino a due anni.

    Vengono introdotte pene più severe per i reati legati al terrorismo. E’ previsto il carcere anche per i reclutatori dei combattenti, per chi fa propaganda e per chi addestra i miliziani. Inoltre ci sarà un’aggravante della pena, se i reati vengono commessi attraverso mezzi informatici. E’ stata introdotta la cosiddetta norma “anti Greta e Vanessa”, una misura per scoraggiare i viaggi in aree a rischio, che verranno indicate e sconsigliate esplicitamente da parte del Ministero degli Esteri.

    Nascerà una nuova superprocura nazionale antiterrorismo, che verrà creata sulla scia dell’esperienza fornita dalla procura nazionale antimafia.

    Ci sarà una vera e propria stretta sui documenti, in particolare sulle carte d’identità e sui passaporti. Le persone ritenute sospette o coloro che costituirebbero un pericolo per la sicurezza potranno vedere il ritiro dei loro documenti.

    Saranno introdotti dei reati più specifici, che andranno a svantaggio dei cosiddetti “lupi solitari”, i singoli terroristi non legati a gruppi, per i quali è prevista la reclusione fino a 10 anni.

    Il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni è stato categorico sul fatto che non si debba toccare Schengen e sulla possibilità di mettere in discussione la limitazione delle libertà europee. Secondo Gentiloni, la paura del terrorismo non dovrebbe cambiare il modello della nostra società, accettando di mettere i controlli alle frontiere.

    L’Europa vuole far avanzare la sua battaglia contro il terrorismo attraverso il dialogo. Per questo è stato proposto di istituire un portavoce arabo, in grado di poter operare un confronto all’interno del servizio estero europeo. Tutto ciò avrebbe l’obiettivo di facilitare le comunicazioni fra l’Occidente e il mondo arabo. A proporre questa misura è stata Federica Mogherini, rappresentante per la politica estera dell’Unione Europea. Federica Mogherini ha detto: “Abbiamo bisogno di leggere in arabo, spiegare in arabo, ma anche ascoltare il messaggio che viene dal mondo arabo”.

    E’ stata proposta anche l’istituzione di un addetto alla sicurezza che faccia parte di tutte quelle delegazioni dei Paesi europei maggiormente a rischio. Si tratterebbe di un professionista in grado di collaborare con i componenti dell’intelligence del Paese di riferimento. A proporre l’istituzione dell’addetto alla sicurezza è stata Federica Mogherini. In fin dei conti questa misura è considerata una prassi normale anche in molti altri Paesi: per questo la si vuole istituire anche per l’Unione Europea.

    Alcuni Paesi, come la Francia, la Gran Bretagna e il Belgio, hanno deciso di servirsi dell’esercito, per garantire la sicurezza relativa ad alcuni luoghi sensibili, come quelli frequentati dalla comunità ebraica, le ambasciate, le sedi dei media, le istituzioni dell’Unione Europea e i commissariati di polizia.

    Maggiori controlli anche sulla concessione dei permessi di soggiorno agli imam e precisione, anche attraverso una collaborazione con l’autorità giudiziaria e antiterrorismo, per i salafiti che provengono da Paesi come l’Arabia Saudita e il Qatar.

    Nelle carceri potranno essere istituite delle sezioni separate per predicatori e persone radicalizzate. Inoltre saranno formati dei responsabili fra coloro che lavorano nel sociale, per riconoscere le prime avvisaglie sospette; saranno rafforzati i percorsi di integrazione.

    E’ prevista la possibilità di istituire il cosiddetto PNR, che è un acronimo dal significato “passenger name record”. Si tratta della compilazione di liste di passeggeri a bordo degli aerei, da scambiare in maniera molto più rapida e sicura attraverso dei protocolli di intelligence. Questo punto rappresenta una questione molto particolare, perché in gioco ci sono i diritti riguardanti la privacy. Il punto fondamentale è riuscire a giungere ad un punto di equilibrio, che possa assicurare una parità tra la sicurezza e il rispetto della riservatezza. Su questo terreno non c’è un accordo generalizzato, perché, se da un lato il Consiglio e la Commissione dell’Unione Europea spingono in tal senso, il Parlamento tende a frenare.

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