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Silvio Berlusconi elenco processi: lo strano rapporto con la Magistratura

Silvio Berlusconi elenco processi: lo strano rapporto con la Magistratura
da in Magistratura, Politica, Reati, Silvio Berlusconi, Ilda Boccassini
Ultimo aggiornamento: Giovedì 12/03/2015 16:31

    La sentenza di assoluzione della Corte di Cassazione per il processo Ruby segna una tappa nel rapporto odio-amore tra Silvio Berlusconi e la magistratura che dura da oltre vent’anni, fin dalla ormai famosa “discesa in campo”, tra processi, assoluzioni, prescrizioni e condanne. Nel corso di questo ventennio, sono arrivate definizioni dure, in alcuni casi durissime da parte dell’ex premier nei confronti dei magistrati, arrivando a definire una parte della magistratura “un cancro per la democrazia”. La prospettiva cambia dopo l’assoluzione: quella magistratura “politicizzata“, che voleva “escluderlo” dalla politica, diventa “coraggiosa“.

    I primi rapporti risalgono in realtà quando Berlusconi era ancora solo un imprenditore: nel 1983 la Guardia di Finanza lo segnala per un presunto coinvolgimento in un traffico di droga in Sicilia, ma l’inchiesta viene archiviata. Nel 1990 arriva invece la prima condanna da parte della Corte d’Appello di Venezia per aver giurato il falso in Tribunale a Verona a proposito della sua iscrizione alla P2. Nel 1988 in un procedimento per diffamazione da lui intentanto contro due giornalisti, condannati a un milione di lire di multa, aveva dichiarato in Aula di essersi iscritto alla loggia poco prima dello scandalo e di non aver pagato la quota d’iscrizione, mentre i giornalisti ne avevavo attestato l’iscrizione dal 1978. La Corte d’appello però decise di applicare l’amnistia.

    Il 22 novembre 1994 è la data in cui si fa iniziare il rapporto tra il politico Silvio Berlusconi e la magistratura. L’ex Cavaliere è diventato premier e quel giorno si trova alla Conferenza mondiale delle Nazioni Unite sulla criminalità transnazionale, quando la Procura di Milano gli invia un mandato a comparire. Tangentopoli ha scoperchiato la corruzione e il malaffare della politica, e a Milano si continua a indagare sul giro di tangenti tra politica e mondo degli affari. Secondo l’accusa, il leader della neonata Forza Italia versava tangenti alla Guardia di Finanza per avere controlli meno invasivi sulle sue società (Mondadori, Mediolanum, Videotime, Telepiù), Dopo la condanna a 2 anni e 9 mesi in primo grado, in Appello arriva la prescrizione anche grazie alle attenuanti generiche riconosciute.

    Il 12 luglio 1996 Silvio Berlusconi viene rinviato a giudizio insieme a Bettino Craxi, ex segretario del PSI, e altre 10 persone nell’inchiesta nominata All Iberian con le accuse di finanziamento illecito a un partito politico e falso in bilancio aggravato. Secondo i PM, l’ex Cavaliere aveva versato illecitamente 22 miliardi di lire al partito di Craxi tra il 1991 e il 1992, attraverso una società, la All Iberian appunto, dietro cui si nascondeva in realtà Fininvest. Il procedimento viene diviso in due tronconi dopo che l’accusa non permise alla società Fininvest di presentarsi come parte offesa: l’All Iberian 1 si occupa del reato di finanziamento illecito. La richiesta dei Pm è di 5 anni e 6 mesi di condanna, ma con la separazione del reato di falso in bilancio si scende a 2 anni e 6 mesi e 12 miliardi di multa. Nel 1998 arriva la condanna in primo grado (2 anni e 4 mesi e multa da 10 miliardi), Berlusconi dichiara che la “magistratura ha riscritto il codice per allineare le norme alle esigenze repressive della procura“. Nel 2000 la Corte di Cassazione conferma l’assoluzione per avvenuta prescrizione già dichiarata in Appello nel 1999: Berlusconi non viene assolto nel merito perché “la prova della innocenza era incompleta ed erano necessari ulteriori attività istruttorie” che non potevano aversi con la prescrizione.

    C’è anche un procedimento legato alla carriera da presidente del Milan ed è l’acquisto da parte della società rossonera di Gianluca Lentini dal Torino. Secondo l’accusa, oltre al dichiarato per il trasferimento del giocatore, sarebbero stati versati ulteriori 10 miliardi delle vecchie lire in nero all’allora presidente granata Gianmauro Borsano. L’accusa è di falso in bilancio e imputati con Silvio Berlusconi, ci sono Adriano Galliani, amministratore delegato e Massimo Maria Berruti, l’avvocato che perfezionò il contratto di cessione dell’attaccante. A novembre 2002 è la stessa Procura con Gherardo Colombo a chiedere la prescrizione, dopo che la sua richiesta di incostituzionalità della legge viene respita: la nuova legge del governo Berlusconi di fatto abolisce il falso in bilancio e fa scattare la prescrizione.

    Una lunga serie di processi si inserisce nel filone della corruzione dei giudici di Roma sia per il caso del Lodo Mondadori sia per il caso Sme. Oltre a Berlusconi, ci sono altri protagonisti che affollano le pagine dei media tra cui spiccano Stefania Ariosto, il “teste Omega” e Cesare Previti. Tutto parte dal cosiddetto Lodo Mondadori che si conclude vent’anni dopo nel 2009 quando la Corte d’Appello di Milano condanna l’ex premier al pagamento di 560 milioni di risarcimento nei confronti di Carlo De Benedetti del gruppo l’Espresso, cifra poi scesa a 494 milioni in Cassazione. Prima si è avuto il passagio chiave nell’inchiesta penale che si è conclusa con le condanne di Previti e del giudice Metta. Berlusconi accusa la “magistratura politicizzata”.

    I nomi di Berlusconi e di Marcello Dell’Utri finiscono nei processi della Procura di Firenze per i mandanti a volto coperto delle stragi del 1993-1994 nel capoluogo fiorentino, a Milano e a Roma. L’inchiesta viene chiusa nel 1998 con l’archiviazione da parte del Gip: secondo il giudice non si erano trovate delle conferme certe a fronte di “un’obiettiva convergenza degli interessi politici di Cosa Nostra rispetto ad alcune qualificate linee programmatiche della nuova formazione (FI)“.

    A Caltanisetta l’ex Cavaliere e l’ex senatore vengono indagati anche come presunti mandanti delle stragi di via D’Amelio e Capaci anche per alcune rivelazioni di collaboratori di giustizia: il procedimento viene archiviato, lasciando ai pm la facoltà di avviare ulteriori indagini visto che “tali accertati rapporti di società facenti capo al gruppo Fininvest con personaggi in varia posizione collegati all’organizzazione Cosa nostra, costituiscono dati oggettivi che rendono quantomeno non del tutto implausibili né peregrine le ricostruzioni offerte dai diversi collaboratori di giustizia“.

    Infine, la procura di Palermo indaga Berlusconi per concorso esterno in associazione mafiosa e riciclaggio di denaro sporco. Nel 1998 l’indagine è archiviata per scadenza dei termini massimi concessi per indagare.

    Tra le accuse a carico di Silvio Berlusconi c’è anche quella di aver corrotto l’avvocato inglese David Mills per i processi sulle tangenti alla Guardia di Finanza e All Iberian. Secondo l’accusa avrebbe pagato 600mila dollari per le sue false testimonianze nei procedimenti. Nell’agosto 2008 però interviene nel processo il Lodo Alfano che sospendeva i procedimenti penali per le prime cariche dello Stato, compreso il Presidente del Consiglio, in quel caso Berlusconi. Mills viene condannatto in primo e secondo grado, ma la Cassazione nel 2010 lo proscioglie per prescrizione del reato, condannandolo al pagamento del risarcimento di 250mila euro per danno all’immagine dello Stato e 10mila euro per le spese processuali. A febbraio 2012 la prescrizione annulla il processo anche per Berlusconi.

    Nel febbraio 2012 Berlusconi viene indagato per aver divulgato su Il Giornale intercettazioni protette dal segreto d’ufficio effettuate durante le indagini sulla scalata alla Banca Nazionale del Lavoro tentata nel 2005 dall’Unipol, gruppo guidato allora da Giovanni Consorte, poi dimessosi per la vicenda. In particolare, le trascrizioni riguardano una conversazione avvenuta il 17 luglio 2005 tra Consorte e Piero Fassino, allora segretario dei Democratici di sinistra, su un presunto appoggio del partito alla scalata. L’ex Cavaliere e il fratello Paolo, editore del quotidiano, vengono condannati in primo grado a un anno di reclusione e al pagamento del risarcimento a Fassino: in Appello interviene la prescrizione ad annullare la condanna ma non il risarcimento di 80mila euro dovuto al politico.

    Nel giugno 2012 si avvia a conclusione il processo Mediaset per cui Silvio Berlusconi è indagato con l’accusa di frode fiscale nell’ambito della compravendita dei diritti tv da parte di Mediaset. I pm di Milano Fabio De Pasquale e Sergio Spadaro chiedono la condana per l’ex premier a 3 anni e 8 mesi: a ottobre la sentenza emessa dal Tribunale di Milano è di 4 anni, oltre a 5 di interdizione dai pubblici ufficili, più di quanto richiesto dall’accusa. “È una condanna politica, incredibile e intollerabile. È senza dubbio una sentenza politica come sono politici i tanti processi inventati a mio riguardo“, è uno dei tanti commenti rilasciati da Berlusconi. L’8 maggio 2013 la Corte d’Appello conferma la condanna e il 1° agosto la sezione feriale della Corte di Cassazione presieduta dal giudice Antonio Esposito, rende la condanna definitiva. Scoppia la polemica per l’intervista concessa a Il Mattino dal giudice, Berlusconi parla di “persecuzione“, di una magistratura che ha voluto “eliminarlo dalla scena politica“, organizza una manifestazione a Brescia contro i magistrati. Per effetto della legge Severino, dopo una lunga polemica parlamentare, viene dichiararo decaduto da senatore.

    Nel 2010 scoppia il caso Ruby quando la giovane marocchina Karim El Mahroug, allora 17enne, viene rilasciata dalla Questura di Milano dopo una denuncia di furto dopo una telefona di Berlusconi al Capo di Gabinetto, dottor Pietro Ostuni, e affidata all’allora consigliera regionale Nicole Minetti. In primo grado è la Pm Ilda Boccassini a sostenere le accuse di prostituzione minorile e concussione: si arriva alla condanna di 7 anni. In Appello e in Cassazione la sentenza viene ribaltata e Berlusconi assolto perché il fatto non consituisce reato: Berlusconi definisce i magistrati “coraggiosi”.

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