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Riforma della giustizia 2015: testo e cosa prevede

Riforma della giustizia 2015: testo e cosa prevede
da in Beppe Grillo, Diritto penale, Forza Italia, Giustizia, Governo italiano, Matteo Renzi, Movimento 5 Stelle, Politica, Processi, Riforme, Csm
Ultimo aggiornamento: Mercoledì 04/03/2015 20:05

    Non si può più rinviare la riforma della giustizia. Lo aveva chiesto anche Giorgio Napolitano. Il primo passaggio sarà quello della giustizia civile, perché, oltre a “una forte determinazione politica”, c’è prima “la consapevolezza che molti di questi problemi bloccano l’economia e mettono in pericolo la tenuta del Paese”. L’assenza della giustizia civile, la lentezza che blocca il sistema produttivo, è, dice il ministro, “una tara non più sopportabile dal Paese, un sistema costoso e non produttivo di risultati diventato insostenibile. Che dà problemi di competitività e di affidabilità internazionale e di gestione delle controversie tra privati”. In mancanza di un assetto civile corretto, “si offre alla criminalità organizzata la possibilità di offrire una ‘giustizia’ sostitutiva, una sorta di ordine alternativo. Più ancora che di una scelta politica, parlerei di una necessità irrinunciabile. Per anni sono state seguite priorità distorte”, rincara Orlando. “Il civile è il luogo dove è avvenuto il collasso, nel sostanziale disinteresse della politica e dei media”.

    Al momento, sono circa 1.200 i giorni necessari per una sentenza esecutiva: il governo punta a ridurle a un anno.

    La mole dei procedimenti attualmente in corso (5 milioni) va ridotta sensibilmente, in primo luogo senza creare altri “tappi”, continuando la politica di velocizzazione (dal 2009 al 2013 – 700mila). Il carico di processi rallenta tutto il sistema: per cambiare serve migliorare l’efficienza per accelerare ogni tappa.

    L’idea è quella quindi di rimettere mano ai tribunali specializzati che hanno avuto un bilancio ancora a metà, ma la strada da seguire rimarrà la stessa, con un rafforzamento degli stessi: si pensa alla creazione di tribunali di famiglia e di diritti della persona al posto dei tribunali di famiglia, e tribunali per le imprese.

    L’obiettivo è chiaro ed è quello di limitare il peso delle correnti politiche all’interno del Csm, che entrano in funzione quando si assegnano incarichi direttivi strategici.

    Il Csm dovrà scindere le due competenze, separando la funzione di nomina da quella disciplinare.

    Meno protezione per i magistrati che sbagliano con errori solo colpevoli: è stato studiato un sistema che possa alzare la rivalsa dello Stato, unico a pagare il risarcimento, sullo stipendio del magistrato e una maggiore facilità di portare a giudizio le toghe che sbagliano.

    Gli stessi provvedimenti disciplinari saranno estesi a Tar, Consiglio di Stato e Corte dei Conti, come già per il civile e il penale.

    Verrano aumentati i reati dei “colletti bianchi”, riportando il penale societario, creando leggi ad hoc per il reato di autoriciclaggio, più gravi le pene per il falso in bilancio e per l’associazioni mafiosa, concussione e corruzione ampliata.

    Per il procedimento penale l’obiettivo è di coordinarlo con le norme internazionali, per il riconoscimento delle sentenze e le estradizioni.

    Si potranno pubblicare solo quelle degli indagati, andando a coniugare il diritto della privacy di chi non è coinvolto nel reato ma viene intercettato, con la necessità delle operazioni di polizia.

    Maggiore efficienza: è la linea guida per la riforma materiale del governo che punta ad adeguare i vecchi distretti giudiziari alla realtà, sia per numero che per territorio.

    Tutte le comunicazioni, civili e penali, dovranno trasmigrare sull’online, eliminando pile di carta che, oltre che ingombranti, costano milioni alla macchina della giustizia.

    Si sblocca il turn over e si dà il via libera alla mobilità. L’organico è ancora carente, circa 8mila unità in meno: da qui la necessità di sbloccare le assunzioni a fronte di una migliore organizzazione ed efficienza degli uffici.

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