Criminalità organizzata in Italia: 132 omicidi di amministratori locali in 40 anni

Criminalità organizzata in Italia: 132 omicidi di amministratori locali in 40 anni
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    Il quadro tracciato dalla relazione approvata dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sulle intimidazioni nei confronti degli amministratori locali è molto ben definito e ci mostra una situazione che nel giro di 40 anni nel nostro Paese ha visto un susseguirsi di numerose azioni della criminalità organizzata, dalle intimidazioni agli omicidi. Gli atti intimidatori nei confronti dei politici da gennaio 2013 ad aprile 2014 sono stati 1.265 in tutta Italia e sono stati segnalati da 106 prefetture sul territorio della penisola. Dal 1991 ad oggi ci sono stati 254 decreti di scioglimento di consigli comunali a causa di inflitrazioni mafiose.

    Nel giro degli ultimi 40 anni gli omicidi dei quali sono state vittime gli amministratori locali sono 132 e si parla sia di amministratori in carica che di persone candidate a ricoprire un ruolo nell’amministrazione. Sempre negli ultimi 40 anni sono 70 i casi di dimissioni in seguito ad intimidazioni e le azioni di protezione attuate sono 341.

    Non sempre è facile comprendere se un atto intimidatorio possa essere ricollegato alla criminalità organizzata, che potrebbe essere interessata ad esempio ad un appalto, oppure ad una singola persona, che, convinta di aver subito un torto ben specifico, vuole vendicarsi in qualche modo. E’ anche per i “lupi solitari” che questi casi stanno aumentando negli ultimi anni e il documento approvato dalla Commissione presieduta dalla senatrice Doris Lo Moro del PD sottolinea proprio la crescente difficoltà dei piccoli comuni italiani, che si trovano anche a dover fronteggiare spesso problemi di bilancio.

    Naturalmente non sempre si può parlare con certezza di dimissioni avvenute a causa di azioni intimidatorie, perché, come è stato fatto notare, a volte diversi amministratori locali mascherano sotto altre motivazioni la vera causa delle dimissioni dal loro ruolo pubblico: “Non ci sono dati certi perché i motivi delle dimissioni possono essere mascherati da una cortina sufficientemente vasta e vaga sia quando sono personali che quando sono collettive”. Spesso le dimissioni vengono motivate come “fatti personali, divergenze politiche, persino come necessità di un ricambio di discontinuità”.

    Proprio sulle dimissioni è incentrata una proposta contenuta nella relazione finale della Commissione del Senato, che pensa all’istituzione di una banca dati nel Ministero dell’Interno. L’idea è quella di effettuare un vero e proprio monitoraggio in relazione alle dimissioni, sia individuali che collettive, degli amministratori locali in tutta Italia. Su questo fenomeno si sa purtroppo ancora poco, anche perché le procure non fanno una suddivisione tra queste minacce e quelle che possono arrivare ad altri cittadini.

    Bisogna ricordare, comunque che dal 1993 ad oggi la media dei comuni del nostro Paese che sono stati sciolti per mafia è di circa il 2,5%. Ci sono delle punte massime che vedono salire la percentuale in tre specifiche regioni d’Italia. Si tratta della Puglia, con il 7,4%, della Campania, con il 6,3% dei comuni, e della Calabria, che raggiunge il 5,1%.

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