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Patto del Nazareno scricchiola: Renzi minaccia Berlusconi colpendo Mediaset

Patto del Nazareno scricchiola: Renzi minaccia Berlusconi colpendo Mediaset
da in Beppe Grillo, Matteo Renzi, Movimento 5 Stelle, Nuovo Centrodestra, Politica, Sergio Mattarella, Silvio Berlusconi
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    Patto del Nazareno scricchiola: Renzi minaccia Berlusconi colpendo Mediaset

    Acque agitate nel centrodestra e non solo per la rottura del Patto del Nazareno. Sul banco della sfida tra maggioranza e Forza Italia c’è ora il decreto Milleproroghe e in particolare l’articolo che colpisce Mediaset. Mentre ci sono ancora dei nodi da sciogliere, dal blocco degli sfratti al nuovo regime dei minimi, il caso “frequenze tv” sembra in dirittura d’arrivo. Il governo ha infatti presentato una versione, presa da emendamenti parlamentari, per riportare i canoni delle emittenti televisione sui valori del 2013: la Rai e le reti di Silvio Berlusconi sarebbero chiamate a pagare 40 milioni di euro che l’Agicom aveva deciso di scontare lo scorso anno.

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    Dai banchi di Forza Italia si sono alzate le proteste. La norma tv, dicono gli azzurri, è una ritorsione del governo per la rottura del Patto del Nazareno. In realtà, l’esecutivo si era già espresso contro la decisione dell’Agicom e si era riproposto di intervenire, dando mandato al Ministero dello Sviluppo di calcolare il pagamento dei diritti amministrativi e i contributi per i diritti d’uso delle frequente tv in digitale, spostando il pagamento al 30 giugno. Quello che ha chiesto il governo è di riprendere i calcoli del dovuto, adeguarli e mantenere le stesse entrare del 2013 per lo Stato: nessun sconto in vista dunque, né per la Rai né per Mediaset.

    La norma non è ancora stata ufficializzata dalla Commissione dove è attesa nelle prossime settimane. Quello che non torna è la tempistica. Il decreto sulle frequenze tv era stato emesso il 29 dicembre, quando ancora non si parlava di Sergio Mattarella al Colle e il Patto del Nazareno era (in apparenza) solido.

    A oggi, il disaccordo pesa soprattutto su Forza Italia, alle prese con divisioni interne molto pesanti che minano la stessa leadership di Silvio Berlusconi. Su questo punto Matteo Renzi è più che chiaro. “Non si è rotto il Patto del Nazareno, si è rotta Forza Italia”, dice ai suoi. Il PD ha i numeri per continuare sulla strada delle riforme anche senza di loro.

    La stessa NCD non rappresenta un problema: se Angelino Alfano decidesse di uscire dal governo, “perderebbe quattro quinti dei suoi parlamentari”. Il calo nei consensi di FI potrebbe essere la leva per far tornare Berlusconi sui suoi passi: c’è la legge elettorale, a cui gli azzurri hanno contribuito, imponendo i capilista bloccati. Senza di loro, ipotizza il premier, il PD potrebbe cambiare idea e presentare un testo diverso.

    Renzi crede che Forza Italia ritornerà al tavolo delle trattative, ma è pronto anche a fare da solo. Se qualcuno dei suoi “consiglieri”, dice il premier, pensava di usare le riforme come arma di scambio, ha fatto male i conti. “Io vado dritto, con lui o senza di lui e non accetto tentativi di condizionamento”.

    Il Patto del Nazareno è rotto, congelato, finito, scegliete voi”. Così Giovanni Toti certifica la rottura dell’accordo tra Forza Italia e PD per le riforme.

    Il tutto alla fine di una giornata convulsa per gli azzurri di Silvio Berlusconi, con un ufficio di presidenza convocato il 4 febbraio, che ha visto la contrapposizione più che netta tra i fedelissimi dell’ex Cavaliere e la contemporanea conferenza stampa solitaria di Raffaele Fitto, sempre più convinto nella sua battaglia interna. L’esponente è tornato a chiedere l’azzeramento dei vertici di FI visto il fallimento della linea del dialogo con i dem: gli stessi vertici, da Renato Brunetta a Paolo Romani, hanno rimesso nelle mani del leader le loro dimissioni, prontamente respinte.

    I contrasti interni a Forza Italia al momento però non preoccupano Matteo Renzi che insiste: “Sulle riforme andiamo avanti anche da soli”. Gli fa eco anche Deborah Serracchiani: “Il Patto è rotto? Meglio così”. Dalle parti dei dem dunque questa rottura non sembra preoccupare. L’elezione di Sergio Mattarella ha messo in chiaro che il PD può avere i numeri necessari, aprendo ad altri schieramenti, in primis l’NCD di Angelino Alfano che ora rivendica con più forza il suo ruolo. “Adesso siamo ancora più indispensabili”, fa sapere il ministro dell’Interno.

    La situazione del maggior partito di centrodestra però è lontana dall’essere chiara. I contrasti interni sono esplosi dopo l’elezione del Capo dello Stato. A nessuna corrente interna è piaciuto infatti il modus operandi di Renzi, quella “scelta solitaria” che ha costretto Forza Italia a votare scheda bianca per non cedere al nome fatto dal premier.

    D’altra parte, entrambi gli schieramenti hanno sempre sottolineato che il Patto del Nazareno non riguardava l’elezione del Presidente della Repubblica ma solo le riforme. Perché allora Forza Italia ha deciso di rompere l’accordo? Tutta una questione politica, ripetono gli ambienti azzurri: il peso del partito è stato annullato, Renzi non ha messo in atto quella politica della condivisione tanto sbandierata.

    Lo stesso Berlusconi si è mostrato arrabbiato e deluso per essere stato messo in disparte, soprattutto perché questo ha messo in discussione la linea politica da lui scelta, quella del dialogo. Si chiede la testa di Denis Verdini, il fautore dell’accordo: l’ex Cavaliere però ha rinnovato la fiducia al suo braccio destro.

    A livello ufficiale però è cambiato l’atteggiamento nei confronti del governo. Al termine dell’ufficio di presidenza, Forza Italia decide che in futuro “sarà libera di valutare quanto proposto di volta in volta, senza alcun vincolo politico derivante dagli accordi che hanno fin qui guidato, nello spirito e negli obiettivi, un percorso comune e condiviso che oggi è stato fatto venir meno dalla nostra controparte”.

    Si torna ad attaccare “il metodo scelto dal Partito Democratico per arrivare alla designazione del candidato presidente. La stima e il rispetto, umano e politico, per la persona designata – continua la nota – non possono farci velo nel giudicare inaccettabili le modalità adottate nella trattativa tra le forze politiche dal partito di maggioranza relativa”.

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